p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 29 Gennaio 2021

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Ci vuole coraggio e lungimiranza per imparare ad attendere i tempi del seme, i tempi del Regno. Noi siamo convinti che i frutti sono la vera svolta della vita, mentre invece la vera svolta della vita è sapere attendere, fermi in movimento, i tempi della vita che svolge il suo compito.

Siamo un po’ malati di protagonismo, per questo non sappiamo attendere. Non riusciamo ad avere una visione di insieme, per questo ci preoccupiamo di avere dei risultati. Non crediamo molto nella nostra azione né tantomeno in quella di Dio, per questo l’attesa diventa non una gestazione ma un’ansia mortale.

Il coraggio di stare fermi col cuore in pace ma continuamente in movimento di attesa, è il segreto della vita sapienziale di Dio in noi.

In questo contesto alla domanda che continuamente ci affiora alle labbra come una soluzione che soluzione non è; alla domanda del che cosa debbo o dobbiamo fare: non c’è risposta. Non c’è risposta perché questa è una domanda secondaria e non primaria. La domanda primaria è cosa starà facendo Dio ora per noi. Come si starà muovendo quel seme Gesù che anche oggi è gettato nella nostra storia e che certamente starà germogliando.

Avere questo coraggio significa avere il coraggio di vedere ciò che non vediamo. È avere il coraggio di sentirlo muovere oltre ogni movimento e oltre ogni rumore. Coltivare una realtà, un’amicizia, una situazione, una relazione è il più delle volte un sapere attendere non riempiendo l’aria di chiacchiere in movimento quando ci sarebbe bisogno di stare fermi per potersi muovere in verità.

Fai quello che vuoi, sembrerebbe dirci il messaggio dell’amore oggi, ma stai fermo in contemplazione, vivi la mistica dell’oggi e non lasciarti travolgere dalle tue paure che chiedono agitazione, che noi chiamiamo movimento, ma che il più delle volte è un rigirarsi su se stessi.

Credere alla forza del Seme gettato nel terreno della storia, è il vero coraggio e la vera fiducia in Dio e in noi stessi. Smettere di cedere alla tentazione di dovere rispondere alle apparenze servendo schiavi della visibilità. Il seme del Risorto, volenti o nolenti, agisce nella storia del nostro oggi.

È lui il seme che spunta da solo e che, segretamente – solo gli occhi della fede e del cuore lo sanno scorgere – e spontaneamente, per virtù propria, vive e opera nelle varie realtà umane.

La forza vitale è cosa interiore e Gesù è l’interiore della storia e degli uomini: uno per uno ma soprattutto insieme come comunità, come un solo corpo. È infatti la potenza dell’amore del Padre che ci libera e ci rende capaci di pazientare con lo sguardo rivolto al futuro.

Per questo è importante non cedere alla tentazione della fretta che accompagna le nostre azioni e che dice tutta la nostra inadeguatezza. Avresti voglia di sistemare quella data situazione: non farsi prendere dalla fretta significa sapere attendere e sapere cogliere il momento in cui la situazione matura. La fretta inaridisce l’attesa. L’attesa di una chiamata, l’attesa di una venuta, l’attesa di un avvenimento vissuta con cura diventa feconda e, prima o poi, porta alla nascita. Bisogna solo essere svegli e attenti a cogliere le doglie del parto e sapere che l’ora è giunta: né prima né poi, ma proprio e solo in quel momento lì.

No all’impazienza del risultato immediato, sì all’attesa naturale della maturazione del risultato che deve essere gestito in gestazione e partorito nell’amore.

Siamo chiamati a rinnovare la fiducia nella libertà dell’uomo. Dobbiamo riconoscere le nostre paure, le nostre sfiducie come nutrimento della nostra fretta, se non addirittura del nostro terrore che le cose non funzionino.

Mettiamo alla scoperta le radici delle nostre paure e delle nostre disperazioni circa l’uomo e la vita. Noi che non crediamo alla persona umana e alla vita, noi che temiamo prospettive nuove e il futuro, noi che diciamo continuamente sfiducia nei nostri giovani dandogli degli imbranati; noi impazienti e violenti per difenderci dalle nostre inadeguatezze, siamo chiamati a lasciarci inseminare dal Risorto, Lui che è seme di libertà gettato nel terreno e quasi dimenticato.

Noi forse ci crediamo poco ma, siamone certi, oggi c’è un seme già caduto nel terreno della storia che cresce, che merita fiducia, che esige fede, perché Lui paziente e laborioso cresce anche grazie alla nostra paziente e laboriosa attesa.

Quando abbiamo il coraggio di essere in dolce attesa la faccia del mondo cambia, tutto si colora diversamente perché un bimbo cambia la vita.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM