p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 29 Dicembre 2020

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Di chissà quanti sconvolgimenti è stato partecipe il buon Simeone: situazioni che ti occupano la mente, realtà che aumentano la tua ansia, problematiche che non ti lasciano dormire nella speranza ossessiva di scoprire una risposta e una soluzione che sembra introvabile e che sembra non esista.

Simeone era protagonista di una realtà che è la realtà di oggi, la realtà di ognuno di noi. Problematiche economiche di povertà anche estrema; un oppressore che aveva invaso la sua terra; una classe politica corrotta e una casta sacerdotale più preoccupata del tesoro del tempio che non del Messia che sarebbe dovuto venire. Vi erano anche i puristi della religione, gli studiosi della bibbia: i farisei che però rischiavano di perdersi dietro i cavilli delle interpretazioni della bibbia stessa e rischiavano di essere più attenti agli iota della legge, dimenticandosi del fatto che Jaweh chiedeva misericordia più che sacrificio; farisei più attenti a giudicare i peccatori piuttosto che ad annunciare la salvezza data da Dio. La situazione di allora è la situazione di oggi. Non pensiamo che grazie alla tecnologia il cuore dell’uomo sia migliorato. Non illudiamoci, il male non è stato sconfitto e continua ad albergare in noi e tra di noi.

Simeone è per noi un modo di essere che rivoluziona in modo bello il nostro approccio ad una realtà che è da sempre problematica: niente di nuovo sotto il sole. Il nome Simeone significa “Dio ha ascoltato”. Simeone è l’uomo che ascolta la Parola di Dio, non la viviseziona ma la fa propria e la lascia penetrare dentro di sé come una spada a doppio taglio che evidenzi il bene e il male e lo renda libero di scegliere.

A Simeone, l’ormai vecchio, lo Spirito aveva promesso di vedere il Messia. Era una promessa che a volte gli sarà sembrata illusoria, ma che in profondità aveva sempre mantenuto un alone di verità. Era certo, pur con le sue perplessità sui tempi cattivi vissuti in cattività, che la consolazione di Israele sarebbe giunta a lui, a loro, al popolo in attesa nelle tenebre.

Tre volte lo Spirito Santo ritorna su Simeone in questo brano: lo Spirito era su di Lui. Lo Spirito era in Lui; lo Spirito gli fa intuire che l’ora è giunta ed è tempo di recarsi al tempio per potere abbracciare il re dei re.

L’ascolto continuo come atteggiamento di vita lo porta a superare le ansie del giorno, non dimenticandole ma osservandole da un osservatorio tutto particolare: la Parola di Dio. Simeone è uno che ascolta la Parola mettendo Dio al primo posto e vivendo tutto proteso ad accogliere la Consolazione.

Diretto dallo stesso Spirito si reca al tempio per potere finalmente abbracciare la promessa delle genti. Quella promessa che lui ha atteso non per sé ma a nome di tutto Israele, a nome di tutte le genti.

Le braccia di Simeone sono le braccia secche e vecchie e bimillenarie di Israele che finalmente riceve il fiore della vita.

La sua voce è un grido di gioia di questo vecchio ormai vicino alla morte e felice di andare incontro alla morte con le lacrime agli occhi per la gioia di avere visto la Luce del mondo. È una voce flebile, da anziano, soffocata dall’emozione, ma potente di speranza e di futuro. È un grido pacato e incontenibile: finalmente!

Il fiume di speranza non sta più nella pelle, e straripa rompendo gli argini e superando le sponde del popolo di Israele per allagare e irrigare tutto il mondo.

La voce del vecchio Simeone è il fiato di tutta l’umanità. Un fiato a lungo trattenuto da una paura mortale. Un fiato che ora si rilassa in un grido di gioia e in lacrime incontenibili di bellezza.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM