p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 29 Dicembre 2019

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Oggi è la festa della Sacra Famiglia. Sgombriamo il campo da ideologie che vogliono sfruttare la famiglia di Gesù per giustificare loro derive ideologiche più che cristiane, contro le persone piuttosto che a servizio delle stesse. La famiglia di Gesù non ha nulla a che vedere con la sua stessa carne o il suo stesso sangue, la famiglia di Gesù sono coloro che ascoltano la Parola e la mettono in pratica. Questo è il punto di partenza, questo è il fine: l’incontro con Lui.

Detto questo guardiamo l’infanzia di Gesù: segnata da minacce e ostilità a causa delle quali i suoi genitori sono obbligati a fuggire. La morte sovrasta questo bimbo appena venuto alla luce. Usciamo dalla fiaba, usciamo dalla poesia e pensiamo ai tanti che vivono questa situazione: se non sentiamo lo stomaco serrarsi e dolere, preoccupiamoci, vuol dire che abbiamo perso ogni tratto di umanità.

Pensiamo alle migliaia di bambini che in Cina, esattamente nella zona ad ovest, dove vive da sempre una etnia musulmana, gli Uiguri, sono strappati alle famiglie per venire internati in campi di concentramento, chiamati campi di rieducazione, dove passeranno almeno cinque anni della loro infanzia per essere rieducati all’ideologia e cultura cinese, per potere dimenticare le loro origini Uiguri. Non ce ne frega nulla perché non sono dei nostri? Ma Gesù con loro è stato strappato dalle braccia di Maria per essere portato in quei campi. A meno che, il buon Giuseppe, riesca a fuggire da quella persecuzione e portare in salvo Gesù e Maria, al di qua del mondo.

Cosa c’entra tutto questo con me e con il mondo? Sono convinto che chi salva una vita, salva il mondo! Questo ha fatto il buon Giuseppe con Gesù. Questa è la salvezza che Gesù è venuto a portare e a donare. Non è cosa teorica, è cosa vitale, è cosa incarnata; è salvezza oggi, prima che domani. Oggi, quell’ombra di morte di certi potentati mondiali, si allunga su Gesù bambino in ogni angolo della terra: non possiamo ridicolizzare e manipolare criminalizzando famiglie che fuggono. È un atto di responsabilità fuggire, non è atto di codardia. È atto di umanizzazione fuggire, non è invasione di altre culture e di altre nazioni. Matteo ci dice che Giuseppe, con Maria e Gesù, come i Magi, sono fuggiti in fretta, precipitosamente, senza chiedere né visti né permessi di soggiorno che non servono a nulla per chi rischia di morire da un momento all’altro.

La Sacra Famiglia è in fuga verso l’Egitto come frutto di un atto di discernimento, non di codardia. Leggere la storia e coglierne i pericoli e agire di conseguenza, è atto di responsabilità, è un atto di coraggio dove si osa la paura, non ci si fa sotterrare dalla stessa come preferiamo fare noi, buoni struzzi occidentali, e prende la decisione possibile, quella buona. La fuga è un atto di umiltà che esprime tutto il proprio limite di fronte ai potenti di turno, è inoltre un atto di resistenza perché non si piega al male dominante. È un atto di responsabilità del buon Giuseppe, che assicura un futuro a Maria e a Gesù: senza questo atto di responsabilità non ci sarebbe stata salvezza e annuncio della Buona Notizia.

Atto di responsabilità per uscire da una situazione disperata, atto di responsabilità che è amore e giustizia, perché Giuseppe prende con sé Maria e il bambino. Non se ne può più di padri che fanno di tutto ad eccezione di prendere con sé mamma e bambino. Ma è altrettanto stupendo vedere un padre di cinque figli, con una madre malata di mente, che continua a tenere fede al suo essere padre facendo il suo lavoro e anche quello della sua sposa. È drammatico e bellissimo allo stesso tempo questo dono di sé per la vita. Questi poveri salveranno il mondo, non i salvini/tori di turno. Giuseppe fugge per tenere fede alla sua responsabilità che è amore e giustizia secondo il cuore di Dio.

La salvezza è questa: salvezza di storie quotidiane, salvezza della propria famiglia da pericoli incombenti: Giuseppe salva tutta la storia della salvezza di Dio con l’umanità tutta. Negare questo con leggi barbine è negare la salvezza del Padre che nel Figlio esprime tutto il suo amore Materno mandando a noi lo Spirito di Amore. Chi fa questo è il vero eretico, è negazione vivente della salvezza che viene da Dio, anche se usa segni cristiani che risultano essere simboli vuoti nelle sue mani.

Giuseppe, quando ritorna a casa, non ritorna a Betlemme ma va a Nazaret: Betlemme era troppo pericolosa. Nazaret: può venire qualcosa di buon da lì? Secondo i capi dei sacerdoti e gli scribi, secondo Nicodemo e il Sinedrio, assolutamente no. Gesù, grazie al buon padre Giuseppe, va a Nazaret, luogo di periferia da dove non può venire nulla di buono. Lì Gesù vive coi suoi, da lì partirà per vivere la sua incarnazione fino in fondo, da profugo totale, non certo apparente.

Fonte

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI


Letture della
SANTA FAMIGLIA DI GESÙ MARIA E GIUSEPPE – ANNO A – Festa
Colore liturgico: BIANCO

Prima Lettura

Chi teme il Signore onora i genitori.

Dal libro del Siràcide
Sir 3,3-7.14-17a

Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli

e ha stabilito il diritto della madre sulla prole.

Chi onora il padre espìa i peccati e li eviterà

e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita.

Chi onora sua madre è come chi accumula tesori.

Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli

e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.

Chi glorifica il padre vivrà a lungo,

chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre.

Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,

non contristarlo durante la sua vita.

Sii indulgente, anche se perde il senno,

e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore.

L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata,

otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 127

R. Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.

Beato chi teme il Signore

e cammina nelle sue vie.

Della fatica delle tue mani ti nutrirai,

sarai felice e avrai ogni bene. R.

 

La tua sposa come vite feconda

nell’intimità della tua casa;

i tuoi figli come virgulti d’ulivo

intorno alla tua mensa. R.

 

Ecco com’è benedetto

l’uomo che teme il Signore.

Ti benedica il Signore da Sion.

Possa tu vedere il bene di Gerusalemme

tutti i giorni della tua vita! R.

Seconda Lettura

Vita familiare cristiana, secondo il comandamento dell’amore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Col 3,12-21 

Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro.

Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!

La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.

Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.

Parola di Dio

Vangelo

Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 2,13-15.19-23

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».

Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».

Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Parola del Signore

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