p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 28 Marzo 2021

4

Questa è la Passione di Gesù narrata da Marco: Gesù diventa la nostra Pasqua perché immolato per la salvezza di tutti noi. Il centro di tutto è il dono della vita di Gesù che muore in croce.

I sommi sacerdoti e gli scribi cercano di impossessarsi di Gesù, cercano di farlo catturare, con un inganno. Questo impossessamento è il centro della Passione di Gesù. Si vogliono impadronire di lui, grazie all’inganno e farlo uccidere.

Le parole di questo vangelo coprono un campo di morte, quello dell’economia dell’egoismo. Quell’economia di egoismo dove dalla compravendita e dalla violenza ci sarà un solo sbocco: la croce del giusto giustiziato. È lui che ne fa le spese. La croce è lo sbocco del giusto giustiziato. Ne consegue il tradimento, la fuga e il rinnegamento da parte nostra, da parte dei discepoli.

Il pensiero di Dio tocca il campo della vita che si concretizza nell’economia vissuta come dono e amore.

Il vaso prezioso che viene rotto, è il vaso del profumo, profumo preziosissimo. Un profumo da versare e da sprecare. Questo profumo versato, altro non è che un dare tutto il possibile, è opera buona, è divenire beneficanti.

Questo è quanto fatto da Gesù nella sua vita e nella sua morte, quando sulla croce ci dona la sua vita. Noi siamo chiamati ad accogliere questo dono. Accogliendo il dono possiamo aprirci a credere che il dono altro non è che un camminare dietro Lui. Toccare ed essere toccati è via di cammino. Udire la sua parola ci indica che credere è odorare Cristo, profumo effuso a Betania. Gustare Cristo è accogliere Lui, Pane offerto vedendo sulla Croce il dono della vita di Dio.

Accogliere il dono della Passione significa cogliere ciò che viene mostrato, vale a dire come lo trattano le mani che si impossessano del suo corpo, toccandolo in modo ben diverso dalle mani dei miracolati e dalla donna di Betania. Impossessandosene le mani ridurranno all’impotenza il suo corpo potente. Quel corpo dal cui contatto si sprigionava forza che liberava gli ossessi, che sanava i malati, che risuscitava i morti.

Queste mani trattano senza pietà il suo corpo, che è corpo misericordioso. Quel corpo che aveva fatto fiorire il deserto per nutrire la folla affamata. Il suo corpo, oggetto di possesso, sarà ricoperto da tutta la vergogna del mondo. Il suo volto sarà pienamente manifestato dall’alto della croce.

Chi lo vedrà lì, conoscerà il Figlio di Dio. Vedrà la sua potenza e la sua misericordia. Lui, grazie a tutto ciò, ridotto all’impotenza fino a farsi nostro agnello pasquale, sarà immolato per la nostra liberazione. Così, il passaggio dalla morte alla vita con Lui si compie rivelando il mistero di Dio che è amore e vita. Sarà una donna che rivelerà in anticipo, in casa di Simone il lebbroso, il mistero della morte di Gesù, rompendo un vasetto di nardo genuino di grande valore e inondando il suo capo. Lo verserà tutto, senza calcolare, così come Gesù verserà sangue senza riservare, per sé, una sola goccia.

Un versamento non compreso, quello della donna, tanto che diventa motivo di lamento per lo spreco di un valore così importante. Di fronte a questo gesto generoso e gratuito ci possiamo sdegnare anziché gioire del dono. Questo dono che lei fa a Gesù, sarà vangelo annunziato e da annunziare dove si racconterà ciò che ella ha fatto.

Dice Gesù: “lasciatela stare, perché la infastidite?”. Il dono non rientra nella vostra dinamica di vita, ma vita è, dono è, profumo è.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM