p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 28 Febbraio 2020

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… e continuiamo a vegliare specchiandoci in Gesù che fa da specchio alla nostra vita. Che ce ne facciamo del digiuno? Nulla. Usiamo il digiuno per dirci che facciamo qualcosa di vero per la nostra esistenza. Il digiuno diventa il fine del nostro modo di vivere, diventa la bandiera da alzare sull’asta per dire che ci siamo, che siamo ancora cristiani; è qualcosa da fare e da strombazzare per dire che in fondo non siamo poi così cattivi. … e Gesù ci fa da specchio mostrandoci come il rispettare uno stile di vita fatto di regole specifiche che possono essere anche la sregolatezza, rischia di ridurci a gente che appartiene ad un gruppo o ad un partito, modo di vivere virulento e virale. Siamo intaccati dal questo virus che nascondiamo dietro una piccola rinuncia o un digiuno che così il medico è contento, la nostra salute ne guadagna e anche noi facciamo qualcosa di buono riconosciuto anche dalla chiesa.

… e lo specchio Gesù ci dice: spazzatura!!! Non serve a nulla perché questa idolatria di ciò che potrebbe essere un mezzo non ci avvicina di un centimetro né al proprio cuore né al cuore di Dio. Anzi, diventa un mostrare ciò che in realtà non è per potere continuare con le nostre manovre disumane e ladrone.

Dice il profeta Isaia: ““Perché digiunare, se tu -Dio- non lo vedi, mortificarci, se tu non lo sai?”. Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai. Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso. È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l’uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo?” (58, 3ss).

Il digiuno è un mezzo o è un fine? Se è fine abbiamo bisogno di sbandierare quello che facciamo, fare delle belle conferenze sullo stesso, usarlo come paravento per potere continuare con le nostre usuali e quotidiane angherie. Ma se è un mezzo, allora tutto cambia.

Il digiuno può essere mezzo per purificare sangue e cuore e disporci all’incontro, sia esso con Dio come con l’uomo. Ma il digiuno, non abitato dall’amore, è la cosa più semplice e facile da fraintendere. Il digiuno non è un fioretto, il digiuno non è una rinuncia, il digiuno è uno stile di vita dove il lievito è cosa nascosta che dona vita e lievitatura a tutta la pasta senza essere visti. Il digiuno è soprattutto liberazione del cuore dalla schiavitù dei risultati: amare senza aspettarci indietro nulla, questo è digiuno, questo è amore vero.

Non sono interessato a derive ascetiche che cercano consenso pubblico e discepoli, rischiano di essere solo autogiustificazione orgogliosa mascherate da santità. Ciò che ha il primato nella vita non sono queste cose quanto invece la misericordia, non il sacrificio. Abbiamo fatto diventare il sacrificio lo scopo della nostra quaresima mentre dovrebbe essere solo un mezzo per essere misericordiosi. Sacrifico il mio interesse per vivere di misericordia rigenerativa e vivificante: questo è digiuno. Tutto questo accompagnato da quanto abbiamo ricordato poco sopra grazie al profeta Isaia. Tutto il resto è solo fumo negli occhi e fumo che copre le nostre angherie.

Il digiuno ha senso se mezzo per amare, ma se non so amare il digiuno è un arma boomerang, roba da autolesionisti. Amare significa cogliere che non sono solo ma sono parte di un tutto più grande e questo tutto se amato diventa dinamica di bene anche per me, se non è amato è suicidio perpetrato per me e per i miei cari.

La novità di Gesù parola sta proprio qui: non il digiuno ma l’amore misericordioso. Continuare a vegliare per non scambiare, come facciamo automaticamente tutti i giorni, gli strumenti per i fini, è cosa importante. Il lavoro è strumento non fine come siamo continuamente tentati di fare noi. Le cose sono strumenti non fini come continuiamo ad innalzare noi. Stare svegli è cosa bella e utile: non abbiamo bisogno di sonniferi di ogni genere, abbiamo bisogno di potere vivere la nostra libertà da persone libere che amano la vita.

Così la vita diventa condivisione, pane spezzato. La vita diventa incarnazione di Lui in mezzo a noi. Il digiuno è strumento per condividere non per accumulare o per risparmiare o per comprarsi il Signore Dio. Il tutto condito da amore dove perdere la propria vita per l’altro è la cosa più bella che possiamo fare: tutto il resto è solo fumo negli occhi. Questa è vita in abbondanza, bella, intensa, libera dagli anni che possiamo trascorrere su questa terra, libera da ogni mania salutista che può prenderci l’attenzione e il cuore.

Da qui e solo da qui nasce una relazione di bellezza sincera e rispettosa tra le persone, vera amicizia dove non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici. È la bellezza e la scommessa della comunione a cui siamo chiamati …vegliamo e specchiamoci in Lui.

Fonte


Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 9, 14-15 In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno». Parola del Signore