p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 28 Dicembre 2019

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Di fronte ad una tale realtà non ci rimane che piangere. Non mi interessa, di fronte alla morte di tanti bimbi, filosofeggiare sulla domanda che spesso ci facciamo “ma dov’è Dio?”. Non mi interessa perché la sento troppo falsa: non sapendo o non volendo prenderci le nostre responsabilità, andiamo a pensare a Dio. Questa domanda a me fa pensare ad uno sconosciuto che vogliamo tirare in ballo quando non sappiamo più dove aggrapparci. Questo tipo di Dio, se di Dio si tratta, non mi interessa. Non mi interessa neppure quella risposta banale che noi cristiani diamo a questa domanda: Dio non fa questo, Dio permette. È una giustificazione che andiamo cercando per salvare capra e cavoli, ma non mi interessa un Dio che, per bene che vada, risulta essere connivente con chi combina queste cose. Dio non permette proprio nulla, se così facesse sarebbe un Bastardo non un Padre. Alle volte mi pare che andiamo giù di testa: una Madre che di fronte all’uccisione dei propri figli se ne sta a guardare permettendo che questo avvenga, meglio perderla che trovarla.

Di fronte ad una tale mattanza mi viene da pensare che l’uomo è stato creato da Satana, non da Dio! Dio non vuole quanto sta avvenendo, come non vuole che muoiano in tanti bimbi per salvare il solo suo Figlio. Dio è lì che muore con loro, non nascondiamoci. Dio non è dalla parte di Erode. Dio Padre e Madre è impossibilitato ad intervenire nelle vicende degli uomini se non per sporcarsi le mani facendosi uomo. Dio è con le vittime, non è dalla parte dei carnefici. Dio fa l’unica cosa che mi interessa, in situazioni del genere, piange con Rachele, non vuole essere consolato perché i suoi figli non sono più. E chi non muore scappa all’estero.

Questa miriade di gente che scappa all’estero, fuga che noi facciamo diventare problematica. Noi criminalizziamo padri e madri che scappano dalla guerra, dalla schiavitù, dalla violenza, dall’oppressione e poi andiamo a tirare in ballo Dio. Questo mi fa arrabbiare, per non usare altri termini più appropriati.

Noi stiamo qui a filosofeggiare su quali porti debbano essere adatti per questa gente disperata e sequestriamo navi di salvataggio e diciamo che questa gente non è gente e non ha diritto ad essere salvata. Poi giochiamo con le statuine del presepio e quei maledetti rosari che usiamo per giustificare le nostre porcherie. Non sappiamo più piangere, non sappiamo più vivere la compassione, non sappiamo vedere il povero Lazzaro che alla porta delle nostre sale da banchetti non ha più neanche il coraggio di bussare alla porta e di chiedere un pezzo di pane.

I criminali siamo noi che ci diciamo cristiani, criminali sono le nostre nazioni che continuano a vivere sulla pelle dei poveri e non abbiamo più neanche un angolino di cuore per piangere sulle nostre malefatte. Maledetto il suolo dei potenti che uccidono e lasciano uccidere e morire di fame. Maledetto il suolo che noi calchiamo andando a messa di mezzanotte e girando la testa dall’altra parte di fronte alle tante vittime della nostra sadicità. Non mi interessano che siano italiane o del nord o di altre nazioni: vittime sono e vittime rimangono se noi non ci rimbocchiamo le maniche. Gesù è il profugo costretto a fuggire in Egitto: benedetti i tempi in cui i profughi erano trattati con dignità, se mai questi tempi ci sono stati, e non criminalizzati. Criminalizzare un padre e una madre perché fuggono da guerre e oppressioni per salvare i propri figli è criminalizzare Dio Padre che vuole essere Madre. È chiamare criminale chi è vittima per farci passare per vittime noi che non siamo la causa del problema ma rifiutiamo di esserne la soluzione, solo per salvaguardare i nostri interessi.

Maria e Giuseppe sono per noi criminali perché stanno lì sui confini: da una parte l’ultima terra rossa di Canaan a sud della Siria, dall’altra la sabbia dei faraoni o le coste della nostra Italia. Loro godrebbero di extra territorialità, hanno fra le braccia Gesù come salvacondotto, ma sarebbe troppo rischioso esibire quel bambino alla polizia di frontiera. Potrebbero togliermelo e dividerlo da noi per una legge di una nazione che è nata da emigranti e non vuole più emigranti. Non vogliamo diversità, non vogliamo stranieri: se riscoprissimo il dono delle lacrime, per le tante angherie della gente, forse qualcosa ritorneremmo a capire.

Giuseppe e Maria con Gesù, famiglia di frontiera che chiede che le frontiere, non quelle doganali ma quelle che mi parlano delle persone, possano cadere. Se questa famiglia fosse stata rimandata al mittente sarebbe stata trucidata: è questo che vogliamo?

Dio nasce da donna, Dio fugge dal tiranno, l’Egitto lo accoglie col silenzio mentre le madri di Betlemme piangono inconsolabili. Siamo così bastardi, anche se ci diciamo cristiani, da non sapere più piangere per immergerci nell’acqua battesimale dell’accoglienza grazie all’accoglienza di questo Dio con noi che bussa alle nostre maledette frontiere? È un problema? Sì! Ma il problema siamo noi che ci nascondiamo dietro ad un diritto becero pur di non vivere il Dio con noi, l’Emmanuele, per non piangere con chi vita non ha più. Non vogliamo proprio divenire speranza per questo mondo? Non vogliamo proprio più essere e divenire cristiani non perché andiamo a messa ma perché celebriamo messa sulle strade di questo mondo?

Fonte

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI


Erode mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 2, 13-18   I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».   Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio».   Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esatezza dai Magi.   Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più». Parola del Signore
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