p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 28 Aprile 2020

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Quanta importanza diamo ai segni nella nostra vita? Quanto il nostro credere dipende dai segni che Dio ci dona? Quanto siamo convinti che i segni Dio li ha dati ai tempi di Gesù e poi basta? Quali sono i segni che continuamente ricerchiamo senza mai trovarli? Sono convinto che i segni più veri che noi abbiamo siano il segno della nostra vita. Accoglierli come segni dei tempi è la vera scommessa della fede.

Quel segno del pane che i Giudei chiedono e che Gesù dona alla sua maniera, è un segno mangiato e negato allo stesso tempo. Se ci dai ogni giorno il pane allora il segno c’è e ti crediamo. La risposta di Gesù è chiara: cercate il pane che non perisce, cercate l’acqua viva quella bevendo la quale non avrete più sete.

Il Pane di cui noi necessitiamo è diverso dal pane che continuamente cerchiamo e mangiamo. Allo stesso tempo il Pane di vita è incarnato in quel pane che non dona vita se non apparente. Cogliere il significato delle cose e non solo la loro apparenza, significa cogliere la relazione che c’è in quella cosa. Quella cosa, quegli avvenimenti, diventano un segno dei segni dei tempi, segni profetici che ci parlano. Basta coll’intendere i segni come miracoli che risolvono i nostri problemi di vita, economici e di salute. Qualsiasi situazione di vita non è importante che vada bene, è importante che noi la viviamo bene in relazione col senso che quella situazione ha. La nostra vita non dipende dal successo delle cose e degli avvenimenti.

Basta con questa mentalità religiosa che nega la presenza di Dio e che al massimo riconosce dei segni quando vi sono dei miracoli. Come se la vita vera di ogni giorno non fosse il vero miracolo. Se Dio ci desse dei segni come continuamente li ricerchiamo noi, saremmo semplicemente dei rimbambiti che vanno a cercare dei segni e pappano i segni e vivono di segni, ma senza mai vivere la realtà che significano. Sarebbe la negazione religiosa della realtà e della vita anziché l’incarnazione in quella vita che ogni giorno ci è data e che continuamente noi svalutiamo e neghiamo.

“Io Sono”, Giovanni mette in bocca con perseveranza a Gesù lungo il suo vangelo, quando Gesù deve dire chi è. Io Sono la Luce del mondo, a chi mi accoglie viene dato il potere di diventare figlio di Dio! Io Sono l’acqua viva, chi beve di me non avrà più sete! Io Sono il Pane di vita, chi mangia di me non avrà più fame, chi mangia di me crede in me e avrà la vita di Dio in Lui.

Io Sono, ben lo sappiamo, è il nome di Dio, è il nome con cui Jahweh si definisce a Mosè quando deve presentarsi al popolo di Israele schiavo in Egitto. Io Sono è il nome della liberazione, Io Sono è il nome dell’Incarnazione.  Io Sono è il Verbo di Dio che stando di fronte a Dio decide col Creatore e grazie allo Spirito di incarnarsi, di farsi uomo.

Io Sono: la semina di Dio in mezzo a noi. La voragine di male che noi riusciamo a mettere in campo è ricolma del bene che il Padre in Gesù diventa per l’umanità.

Il Pane, la Vita che desideriamo e riceviamo noi lo diventiamo. Gesù che dona la vita per noi ci fa come Lui. Lui che si è fatto come noi ci rende capaci, nel mangiarlo, di diventare come Lui. Andare a Gesù è compimento che si realizza nel mangiarlo, non nel fare sacrifici per Dio. Quel Dio che ci dice che “io non voglio né sacrifici né offerte, misericordia io voglio”, si lascia mangiare da noi perché noi mangiando di Lui possiamo diventare come Lui.

Il movimento della fede si realizza nel mangiare e nel bere. È interessante chiedere la luce, noi che siamo ciechi, per vedere le briciole di vita, che sono briciole di pane, che Lui semina ogni giorno nel nostro cammino. Briciole di Pane che sono le lacrime di Gesù e di Maria al sepolcro; briciole di Pane che è guarigione di un malato; briciole di Pane che è liberazione per gli oppressi e i prigionieri; briciole di Pane che è il poveraccio soccorso mentre è mezzo morto sul ciglio della strada; briciole di Pane che è donare la propria vita; briciole di Pane che è il suo essere servo dell’umanità; briciole di Pane che è darsi da fare perché più nessuno muoia di fame; briciole di Pane che è il pane eucaristico che diventa vita e cammino.

È Lui che impastato nel pane e nel nome del Padre ci fa diventare pane, capace di morire per e di prendere gusto come sale della terra e come lievito nella pasta del mondo. È una dieta sana la sua, mai eccessiva, sempre realista e misurata sulla lunghezza del nostro passo e sulla capacità di respiro dei nostri polmoni. Si rende conto quando siamo affaticati e diventa aria e ossigeno per i nostri polmoni, compagnia nel cammino affaticato.

Mangiamo di questo Pane che è la vita del mondo e diventiamo Lui, disponibili ad essere mangiati da coloro che sono nostri fratelli.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli 
FONTE: Scuola Apostolica
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