p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 27 Settembre 2019

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Erode non può capire chi è Gesù perché anziché ascoltare la Voce che dice la Parola, gli taglia la testa. Non poteva che essere così.

A ben guardare ognuno di noi ha una sua fede. Avere fede non significa essere dei geni o dei santi o dei miscredenti. Così per capire chi è il Signore Gesù non occorre avere chissà quali geni particolari nel sangue. Non è importante neppure che qualcuno gridi “beato te che hai fede!”.

Ciò che ci porta a credere a Gesù o a non credere è il nostro stile di vita, che è incarnazione di quello che siamo e di quello in cui crediamo. Se io faccio la vita da Erode non posso credere, se spezzo il pane con l’affamato mi si aprono gli occhi. Credere è quasi sempre una giustificazione teorica di quello che viviamo. Difficilmente quello che crediamo informa la nostra vita. Eppure il segreto è proprio lì: lasciarci riempire dall’amore di Cristo per informare e formare la nostra vita alla sua luce, non per vivere quello che ci gira per la testa, per bene che vada, o a livello delle nostre sensazioni, che è ancor peggio.

Se vivi in un certo modo, che non ha nulla a che vedere con l’essere perfetti, credi in un Cristo, se vivi in un altro modo credi in un altro Cristo.

Continuiamo con le domande. Chi dice la gente che io sia? Voi chi dite che io sia? Il Cristo di Dio, risponde Pietro. Risposta esatta diremmo noi. Risposta errata dice Gesù. Teoricamente può essere una risposta perfetta, concretamente non sta in piedi.

Dopo una risposta così perfetta data da Pietro Gesù si premura di dire che stiano zitti. Perché? Ma se è cosa vera, perché non fare partecipi anche gli altri? Se è vero che noi siamo i benedetti di Dio perché non andare a dirlo anche agli altri? semplicemente perché la missione viene ridotta a dimostrare che noi siamo i migliori, che gli altri sono dei poveracci, che noi che siamo ricchi siamo benedetti da Dio e che, nella nostra generosità, vorremmo che anche gli altri fossero benedetti, in teoria. In pratica siamo diventati colonialisti e continuiamo ad esserlo, trattando questi poveracci senza Dio come carne da macello.

Gesù è il Cristo di Dio ma non secondo la nostra volontà di potenza. State zitti, la risposta è esatta ma non avete ancora capito nulla. Voi mi definite il Cristo di Dio perché potente in parole e in opere. Non capite che io devo andare a morire in Croce.

Secondo la gente Gesù è un profeta del passato che ci riporta a vivere i bei tempi dei profeti. Per i discepoli Gesù è il Messia che libererà il popolo di Israele. Zitti, non propagandate queste cose che sono vere ma che voi rendete false con le vostre interpretazioni.

È vero sono il Cristo di Dio, ma sono il Cristo di Dio che dovrà soffrire e dovrà morire. Sono il Cristo di Dio che libererà l’umanità dalle sue malvagità non divenendo a sua volta malvagio.

Sono il Cristo di Dio rigettato dal potere economico incarnato dagli anziani, che ha un solo scopo: la crescita sfruttando la gente, non una vita più vera. Guardiamo il nostro progresso, che in sé potrebbe essere buono, a cosa ci ha portato e, peggio ancora, a cosa ci porterà.

Sono il Cristo di Dio rigettato dal potere politico e religioso perché chiedi condivisione, perché chiedi carità non per i muri ma per le persone, perché chiedi apertura delle frontiere allo straniero, perché metti al centro di ogni scelta politica non la politica ma il bene comune che oggi o è globalizzato oppure non è.

Sono il Cristo di Dio rifiutato dalla cultura, dagli scribi, dai biblisti, dagli scarnificatori della Parola, da coloro che sanno che cosa Dio pensa e pensava e propagano in questo modo i propri pregiudizi, non la nostra fede. È la cosa più normale di questo mondo questa, cosa che faccio anche io, ma il problema non è dato da questo, il problema è dato dal giustificare con la propria sapienza e professionalità quello che è un pregiudizio su Dio, come verità e fede.

Gesù, il Cristo di Dio, sarà uccio e risorgerà. Lui è il Servo del Signore, il Servo della Vita che vince il male perché non lo fa e ha forza di portarlo su di sé senza scaricarlo sugli altri.

Avere fede significa credere in questo non in teoria ma facendolo con tutti i nostri limiti e le nostre ritrosie.

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

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Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9, 18-22

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».

Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».

Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Parola del Signore