p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 27 Luglio 2020

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Che cosa ci sta a cuore?, è la domanda che dobbiamo continuamente porci se vogliamo non perdere di vista ciò che realizza la nostra esistenza e ciò che invece la avversa.

Se noi vogliamo prenderci cura di piante e fiori, dobbiamo essere disponibili a dare del tempo per questa attenzione e a dare affetto e passione per questo servizio. Coloro che lavorano nelle serre fanno crescere piante e fiori, ma i più sono destinati ad avere vita breve, perchè messi in piccoli vasi, con poca terra, irrigati all’inverosimile, non innaffiati con cura e con costanza, con quotidianità.

È la differenza che passa tra l’avere cura di piante e fiori per lucro oppure averne cura per passione e per il desiderio di bellezza.

Dio Padre, avendo cura della vita dell’uomo, non semina il seme una volta per tutte e non nasconde il lievito nella farina della nostra esistenza, una volta per tutte. Ogni giorno infatti abbiamo bisogno di impastare la farina per potere fare cuocere il pane, ogni giorno siamo chiamati a mettere un piccolo seme della Parola nel nostro cuore perché possa germogliare.

Dio fa questo per noi ogni giorno perché ha passione per l’uomo e si prende cura di Lui. Lo fa perché è bello, non perché deve. Ama l’uomo perché è via di salvezza per l’uomo prima e per Dio poi, ma lo fa per passione non per dovere. Dio Padre che non ama l’uomo, scriverebbe a chiare lettere la sua sentenza di morte. Dio amore sarebbe morto nel momento stesso in cui non amerebbe. Per questo ama fino alla morte per dare la vita e per essere vita. Non per dovere, ma per passione!

Così è la vita dell’uomo: se non si prende cura di qualcuno o di qualcosa muore. Fa pena vedere con quanta passione le persone si prendono cura degli animali. Fa pena perché è simbolo di una società che non sa più prendersi cura delle persone. Meglio un cane in casa che un vecchio o un bambino, dona più soddisfazione e non ti tradisce mai. Peccato che non ti ami. Fa tenerezza, dicevo, ma è senz’altro un segno, oltre che di incapacità di amare fino in fondo in una relazione, anche di desiderio di prendersi cura di qualcuno. Stiamo diventando anglosassoni, gente che non ama se non il proprio interesse. Ma è comunque segno di un desiderio di cura che può essere seme per far crescere la bellezza del prendersi cura di un umano.

Ogni giorno, noi come Dio, siamo chiamati a mettere un seme nel terreno e a nascondere un po’ di lievito in un po’ di farina perché possa crescere di nuovo il grano il quale, macinato, possa darci la farina da panificare.

Il mondo è il campo di Dio e il cuore di ogni uomo terra su cui cade il seme: campo e terra di cui prendersi cura. Dio che si prende cura richiama l’origine stessa dell’uomo: maschio e femmina li creò, a sua immagine li creò. L’incontro tra uomo e donna è immagine di Dio ed è dall’incontro tra l’uomo e la donna che nasce la vita. È proprio quando l’uomo e la donna si prendono cura della vita che il seme porta frutto e che la farina diventa, lievitando, pasta da cuocere perché il pane dell’amore non manchi mai sulla tavola degli umani.

Un uomo semina, una donna impasta: immagini concrete dell’umano lavoro che è realizzazione dell’amore di Dio.

È questo il mistero nascosto a tutti della passione di Dio per l’uomo. In lui esce allo scoperto il segreto del cuore di Dio perché chi vuole possa, liberamente, intendere.  Per questo Dio continua a parlare e a seminare perché, prima o poi, anche chi non vuole intendere o è sordo possa ritornare ad udire e ad ascoltare la Parola. Accogliendo così la passione di Dio per la vita e diventare anche noi, in quanto persone amate, amanti della vita che sboccia da un seme, che lievita in un po’ di pasta.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli 
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