p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 26 Gennaio 2021

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Ascoltate! Ascolto: un’esperienza tanto bella quanto difficile, a volte sembra quasi cosa impossibile. Quando noi pensiamo all’ascolto o pensiamo all’esperienza del sacco vuoto che deve essere riempito, oppure pensiamo all’esperienza dell’impermeabilità. L’esperienza del sacco vuoto è data dal nostro svuotarci di fronte all’altro, di fronte alla Parola e accogliere tutto quello che ci viene donato. Il punto in cui questa esperienza fa acqua è il fatto che non avendo radice, essendo appunto vuoti, tutto quello che entra ha un volto di inespressività dove una cosa vale l’altra o meglio, dove tutto quello che ci viene detto va bene ed è cosa sacra. La conseguenza è che questa modalità di ascolto non ha radice. Il nostro passato e le nostre radici, quello che noi pensiamo e di cui siamo convinti, sono cose essenziali da vivere, se vogliamo che la novità possa radicarsi in noi. L’evanescenza non è mai realtà ospitante veramente e, soprattutto, non può mai diventare esperienza di vita che porta frutto.

L’altra esperienza è quella dell’impermeabilizzazione della nostra mente e del nostro cuore, della nostra esistenza. Siamo talmente granitici che nulla ci può toccare e che nulla ci potrà mai fare cambiare idea. Noi sappiamo già come vanno le cose e qualsiasi cosa accada noi sappiamo già come leggere quella data cosa. Se qualcuno fa del bene è perché vuole mettersi in mostra. Se qualcuno non lo fa è perché è un lazzarone. Se a non farlo sono io è perché sono molto occupato e non posso gestirmi il tempo come chi invece tempo ne ha. E via discorrendo.

L’esperienza dell’ascolto e dell’ascolto della Scrittura non può essere esperienza vuota, se vuole essere vera. Le domande e i problemi che ci assillano sono elementi essenziali per un ascolto vero, incarnato.  Se infatti non c’è la domanda, non vi può essere neppure la risposta. La precomprensione della vita e della Scrittura, precomprensione che non può mai divenire risposta se non ci si vuole irrigidire su false verità, è interrogativo e problema che rimane tale ma che è essenziale per un ascolto vero e non vacuo, senza punti di riferimento.

Il secondo atteggiamento per un ascolto vero è l’impegno di se stessi, il compromettersi nella realtà che si ascolta. Chi sta alla finestra a guardare non ascolterà mai veramente la realtà: troppo lontana e troppo distaccata da sé, risulta essere. Solo se accettiamo di sperimentare la parola data e ciò che l’altro mi dice, posso mettermi veramente in ascolto. Un ascolto professionale, distaccato e freddo, non potrà mai comprendere veramente il mistero profondo dell’altro. Lo giudicherà secondo dei criteri ma non lo comprenderà perché distaccato e non coinvolto. Potrà anche dare dei bei consigli, ma non diventeranno mai vita. Solo la sequela di Gesù ci permette di comprendere la Parola. Solo l’ascolto accompagnato dal compiere la volontà espressa diventa via per entrare nella comprensione e nella luce.

Da ultimo l’ascolto è esperienza che può compiere solo chi è disposto a lasciarsi mettere in discussione e a cambiare se stesso. Troppe volte quando leggiamo la Parola non siamo attenti a rispecchiarci in essa e a scorgere i nostri errori o le nostre disumanità. Non siamo disposti a cambiare le nostre convinzioni per entrare in armonia e in sintonia con la sinfonia della Parola. Troppe volte cerchiamo di fare quadrare il cerchio della Parola con le nostre idee sbagliate o con le nostre precomprensioni. Così non ci resta che fare dire alla Parola tutto quello che noi vogliamo.

Ascoltare: forse una delle esperienze più belle e più ricche della nostra umanità, curiamo questo dono e arricchiamo il nostro vivere.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM