p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 26 Febbraio 2020

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Oggi non ci sarà la liturgia delle ceneri, ma entriamo ugualmente, come tanti fratelli che non hanno la presenza del prete, nel tempo benedetto della quaresima. Le ceneri le celebriamo in casa nostra con una benedizione e con il ricordo del loro significato. Il cammino verso la pasqua, che le ceneri inaugurano, rimane cammino e nessuno può toglierci il senso di questo cammino, magari più leggero e più vero.

La benedizione possiamo darcela facendoci il segno della croce gli uni gli altri sulla fronte, dicendoci “ricordati che sei polvere e polvere ritornerai”. Iniziare questo cammino annuale ci porta a ricordarci della nostra morte che è tristezza e penitenza e gioia di alleggerimento di ciò che è superfluo, ceneri comprese. Tristezza e morte perché ci ricordiamo di un passaggio non proprio allegro ma, allo stesso tempo, un passaggio vero e bello da vivere ogni giorno, ancor più nella quaresima.

Ritornare ad essere polvere e ricordare ascoltando questa chiamata vitale ed umana, è conversione, cioè ritorno al Signore, cioè rimettere al centro del nostro sentire e del nostro pensare il Padre misericordioso. È fare un passo di verità ritornando alla fonte della nostra vita. Polvere e cenere/i non è annientamento della vita quando invece entrare nella vita di Dio, vita senza fine. Ritornare al Signore significa allora prendere la direzione del mettere al centro delle nostre attenzioni l’amore e non più le tante cose che affollano la nostra esistenza.

La condivisione, la preghiera e il digiuno è spazio per ascolto e accoglienza della Madre e dei fratelli. Vivere questo è vivere la giustizia con attenzione centrale allo stile. Lo stile è praticare la giustizia, grazie al digiuno alla preghiera e alla condivisione, con il cuore rivolto all’Amore. Significa abbandonare lo sguardo ricurvo su di sé che, il più delle volte, è solo specchio della nostra vanità.

Lo stile è questo: l’invisibilità! Non essere riconosciuti, essere nel segreto, non essere visti, essere sotto-esposti. Questo stile un po’ ci dà fastidio perché la mancanza di riconoscimenti ci rimanda alla nostra morte, vale a dire all’insignificanza per la vita di tante cose che facciamo. È riconoscere che ciò a cui diamo importanza è “vanità delle vanità”, come ci ricorda Qoelet. In fondo, a ben guardare, quante cose che facciamo e a cui diamo importanza dicono solo insignificanza di vita.

Essere visti e riconosciuti mentre facciamo del bene e facciamo bene, rischia di essere solo uno sforzo di sottrarre la nostra vita all’insignificanza della stessa. Insignificanza a cui noi rispondiamo riempiendola di cose e di impegni, di visibilità.  

È illusione che passa da un’autogiustificazione dove noi mettiamo al centro del nostro credere noi stessi, illusi creatori della propria immagine, praticatori di buone opere accompagnate dal suono di tromba e corredate da bei selfies da inviare a più gente possibile. Selfies che servono solo a consumare, che ti dimentichi di avere nel cellulare, memoria che svanisce nella “vanità delle vanità”.

Ciò che è certo è che il nostro Creatore non desidera la nostra insignificanza, vuole invece una significanza vitale e nascosta.

Gesù contempla nel segreto le nostre opere buone: ci sembra manco ci sia. Buone opere che tengono in piedi il mondo come risposta al male col bene. “Il Padre vostro che vede nel segreto”, come ci ricorda il vangelo di oggi, ci contempla compiaciuto mentre viviamo da figli che imitano, senza quasi saperlo, il Padre. Lui, infatti, opera nel segreto incessantemente, e regge il mondo con la sua bontà Materna. Questo senza che quasi nessuno se ne avveda.

Lui è chicco che nel segreto, nascosto nella terra, muore e morendo porta frutto, anche se il chicco non si vede più e se ne perde il ricordo. Questo è il Regno dei Cieli in cui camminare, perché questo cammino liberato dal peso della visibilità e dei riscontri, diventi storia scaricando giorno per giorno l’arroganza della prepotenza grazie alla mite onnipotenza. Queste sono le cose nascoste nelle fondamenta del mondo creato: il chicco di grano che nel segreto della terra ama, condivide, sta in silenzio, sta in solitudine, perché ogni uomo possa risorgere a vita nuova, come Lui è risorto primogenito tra molti fratelli. L’amore che opera nel segreto è la salvezza del mondo che siamo chiamati a vivere in questa quaresima perché diventi stile di vita che illumina le cose che viviamo, perché diventi sale della terra che dona sapore all’esistenza di ogni uomo, così quasi senza accorgercene.

Fonte


Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 6,1-6.16-18 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». Parola del Signore