p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 26 Dicembre 2020

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Vi sono due aspetti importanti per la nostra vita che possiamo evidenziare in questa festa del martirio di santo Stefano: il primo è quale è lo scopo della nostra esistenza, a cosa miriamo; il secondo è la centralità della verità e del perdono.

Stefano era preso dal fatto che doveva testimoniare l’avvento del Regno, la Buon Notizia. Tutto era finalizzato a questo. Tutto aveva come unico scopo questo movimento di vita. Per questo lui sceglie di dire la verità che è convinto di vedere.

Sapeva bene che se avesse detto certe cose gli sarebbero saltati addosso accusandolo di bestemmia. Sapeva bene, anche, che se avesse aggiunto una verità/bestemmia che diventava automaticamente verità accusatoria verso il Sinedrio e i sacerdoti del tempio, avrebbe rischiato di rimetterci la pelle.

Ma lui ha fatto la sua scelta: è tutto preso dal dare testimonianza, vale a dire di essere nella verità. Semplicemente essere è scelta di vita che non può avere come scopo quello di essere accettato dagli altri a cui comunichiamo quanto abbiamo dentro. Troppo spesso con lo scopo di coinvolgere gli altri e di convincerli e di toccare loro il cuore, cose tutte buone in sé, annacquiamo la verità e quello di cui siamo convinti, quello che a noi sembra dia vita. Così tradiamo noi stessi.

Non possiamo neppure cedere alla grande menzogna della legge e dei legulei e delle avvocature. Loro stanno in piedi sulla menzogna non sulla verità. Loro scopo è vincere. Per ottenere questo sanno bene cosa dire e cosa invece tacere. Non sono interessati alla verità, sono interessati a fare gli interessi del proprio cliente e a vincere la causa. Quale cosa peggiore esiste per un avvocato di quella di perdere la causa, che figura ci fa. Lo scopo del suo lavoro è vincere la causa non fare verità. Magari una causa che tiriamo per le lunghe così la parcella aumenta. Si evitano certi discorsi che camminano su di un cammino difficile, anche se vero, e se ne portano altri meno pericolosi ma, allo stesso tempo, troppo spesso falsi. E noi continuiamo a mettere in mano a questa pletora di persone le nostre esistenze e le scelte delle nostre esistenze: è un sistema malato, non possiamo continuare ad alimentarlo.

Non preoccuparci di quello che diremo di fronte ai tribunali, come per Stefano, è una scelta di ricerca della verità, non della propria difesa. La giustizia sta nella verità non in chi la vince. Altra malattia della nostra società è questa: quella di credere che chi la vince, chi ha più voti, chi riceve una sentenza favorevole, abbia ragione. Niente di più falso!

Per questo noi con Stefano siamo chiamati a seguire Gesù che non vive per salvare la propria pelle, quanto invece per portare testimonianza alla verità che è giustizia nell’amore. Stefano, come Gesù, non si preoccupa dei suoi accusatori, di convincerli che tutto è a posto. Ascoltando lo Spirito di Verità del Padre che parla in lui, testimonia ciò che ha compreso della verità. Ne consegue che di fronte al suo essere messo a morte non si difende. Sta per essere lapidato ma non si scompone: fa parte della vita anche questo. Non cambia idea, non cerca altre verità: testimonia la verità fino in fondo.

Sa di essere odiato, è proprio del testimone essere odiato perché non fa gli interessi della gente ma la ama. È proprio del bene subire il male perché anziché fidarti e affidarti a quello che la gente si aspetta di sentire, come si fa in politica, dici quello che è vero e bene per la gente. Per questo il male alza il tiro fino a tentare l’ultima estrema conclusione, che è la morte del testimone che a volte si presenta a noi con l’indifferenza.

La risposta di Stefano, come quella di Gesù, di fronte a questo avvenimento è coerente con quanto detto e fatto prima: “Signore accogli il mio spirito – prega Stefano mentre muore lapidato -. Signore, -continua – non imputar loro questo peccato”. Su questo risuona il grido di Gesù: Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno, mentre muore in croce.

È la conseguenza naturale e retta di quanto uno è e vive e cerca. Non la propria difesa, ma la vita, la giustizia, l’amore del prossimo. Non c’è amore più grande di questo dare la vita per i propri amici. Amici sono coloro che non ritrovi intorno alla tavola, ma coloro che ti sono compagni sotto la croce. Amore non è raccontarla perché la filastrocca sia accettata, ma donare la verità delle cose, quello che a noi sembra essere bello, buono e giusto.

Coscienti del fatto che “Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato”: facciamo la nostra scelta con tanta pace ma anche con verità.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM