p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 25 Marzo 2022

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Maria si trova in casa. Forse sta gustando la preghiera in casa sua. Durante questa preghiera le capita di trovarsi in ascolto di un angelo, portatore del messaggio di Dio.

Maria è in ascolto, vale a dire che lei fa spazio all’ingresso della luce nella sua esistenza. Se sappiamo creare oasi di ascolto noi facciamo spazio alla luce. Se ritroveremo il gusto dell’ascolto, che è poi bellezza di apprendere e di imparare dalla biblioteca della vita e dei propri simili, noi saremo invasi dalla luce. L’ascolto è una virtù bella non tanto perché siamo invitati a sforzarci di viverla, quanto invece perché rende la nostra esistenza più vivibile e più umana: più cristiana.

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Necessitiamo di ritrovare il gusto dell’imparare dall’altro magari stabilendo un ritmo lento che non sia il solito ritmo frenetico di schiavitù che è ciò che la nostra bella vita moderna ci impone.

“Il più alto raggiungimento in questa vita è rimanere in silenzio e far sì che Dio parli e operi interamente”, dice Mastro Eckhart. Forse questo ci indirizza nel più alto grado di ascolto che chiede silenzio che è l’ascolto di Dio, l’ascolto del suo silenzio, l’ascolto della sua invisibile presenza.

Nel silenzio e soprattutto nell’ascolto, noi raggiungiamo vette o profondità, a seconda dei casi, inimmaginabili. Quell’inimmaginabile che ci fa spesso paura e che ci rende timorosi di fronte ad ogni avanzamento e ad ogni scoperta che sfugga al nostro controllo.

Sì, perché l’ascolto nel silenzio è ascolto di ciò che in verità c’è. Non possiamo cercare o sperare di incontrare cose giuste, possiamo solo sperare di incontrare cose vere che non corrispondono ad alcuna attesa umana.

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È incontrare terreni che sono oasi di pace e terreni ancora selvaggi, ma comunque sia terreni veri, terreni miei, terreni da Dio volentieri abitati.

Non temiamo i nostri turbamenti e le nostre incertezze, sono l’incedere umano dei nostri passi e del nostro ascolto, del nostro apprendere la vita. Turbamenti che possono essere della durata di un attimo, turbamenti che possono anche durare degli anni.

Pensiamo a certi santi come Santa Teresa d’Avila e san Giovanni della Croce: quanto hanno vissuto nella notte e nella perdita di Dio dall’orizzonte della loro esistenza.

Ma il turbamento e lo smarrimento è parte integrante del nostro sì a Dio e alla vita. Se dici sì, l’incertezza e il dubbio attanaglierà prima o poi la tua esistenza. Lo smarrimento non appartiene a coloro che se ne stanno comodi sulle loro poltrone davanti ai computer non pensando alla vita e all’ascolto fluente della vita che passa.

Non temiamo! Non temiamo la nostra debolezza. Non temiamola perché noi la vediamo soprattutto quando Dio entra in noi e se Dio è entrato in noi non dobbiamo temere nulla: perché dall’amore di Cristo nulla e nessuno potrà mai separarci.

Noi non saremo mai pronti a certi passi, ma Dio ci salva e ciò che per noi è debolezza diventa forza in Dio.

Anche se non sappiamo, anche se temiamo, anche se siamo incerti, anche se ci sembra impossibile riuscire a realizzare qualcosa nella nostra esistenza, anche allora, se poniamo le nostre domande ascoltanti davanti a Dio, noi capiremo le nostre risposte e le risposte di Dio e ciò capendo ci incammineremo sulla strada tracciata da Dio e da noi, in un ascolto e in un dialogo sempre più serrato e sempre più vero.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM

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