p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 24 Novembre 2020

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Di tutto quello che avremo fatto, non rimarrà pietra su pietra. Nella mia vita ho dovuto seguire alcune costruzioni o ristrutturazioni o abbellimenti di ogni tipo: cose necessarie, ne sono convinto. Ma non ne rimarrà pietra su pietra. Se un parroco abbellisce la chiesa o costruisce l’oratorio o inventa qualche altra diavoleria, il temine non è casuale, noi lo ricordiamo e ci mettiamo anche una bella targa a ricordo. Ma tutto questo non ha la pietra angolare su cui poggia tutta la casa. La pietra angolare è ciò di cui nessuno si ricorda. La pietra angolare è quello di cui nessuno si accorge. La pietra angolare non la si vede, ma guai se non ci fosse: tutto l’edificio ne sarebbe indebolito e, prima o poi, ne dovremmo subire le conseguenze. La pietra angolare è l’obolo della vedova, non le grandi offerte o gli abbellimenti di ogni genere messi in campo da chicchessia.

Solo l’obolo della vedova, che è Cristo pietra scartata dai costruttori, rimarrà, il resto verrà distrutto. È la vedova che gettando i due spiccioli nel tesoro del tempio, getta nell’inutilità di quel tesoro e nella ridda di quelle offerte appariscenti ma vuote di vita, l’obolo che è la pietra angolare del tempio vivo che siamo noi. È lei che getta il seme della vita permettendo a Gesù di divenire Parola fatta carne e dunque pietra angolare del nuovo tempio di Dio in mezzo a noi. È seme gettato nel silenzio, in mezzo al rumore delle monete che contano e che, cadendo nel tesoro, fanno rumore. Sono due spiccioli, sono tutto quello che aveva per vivere. Sono, dunque, sale della terra, lievito che fa lievitare tutta la pasta, gesto che dona sapore alla vita, adorazione del Padre nel Figlio grazie allo Spirito Santo, in spirito e verità. Non tempio di pietre belle, ma è pietra angolare che predice la venuta del Salvatore che morendo dona se stesso per la salvezza del mondo.

Quel tempio nel quale Gesù si trova, non è roba antica: ha una cinquantina d’anni. È stato iniziato da Erode nel 20 a.C. e sarà terminato nel 64 d.C. con tutte le sue decorazioni e abbellimenti. Sei anni dopo, nel 70 d. C., verrà distrutto dai romani. Se non ci accorgiamo, come non si sono accorti i contemporanei di Gesù, che Gesù è il nuovo tempio, continueremo a fare ciò che non dobbiamo fare e ad essere ciò che non dobbiamo essere. L’unico nuovo tempio che vale la pena di far vivere è quello che splende grazie all’obolo della vedova, non quello delle belle pietre. Mi sa che tante opere religiose rischiano di essere una testimonianza della nostra mancanza di fede, più che manifestazione di fede. Fino a che tali templi non crolleranno, noi non diverremo discepoli del Signore, pietre vive strette attorno a Lui pietra angolare. Continuiamo ad ammirare tante belle opere d’arte frutto di vanità e manifestazione della nostra pochezza di fede, rimanendo incapaci di scorgere ciò che nasce nel nostro cuore e nel cuore del fratello grazie all’ascolto nascosto e fedele della Parola.

Non è problema di fine imminente, è questione di ascolto della storia. Ascolto secondo la sapienza di Dio. La distruzione del tempio bello è prerogativa non della fine del mondo, quanto invece dell’inizio di un mondo nuovo, più vero. Le nostre chiese che si svuotano, i preti che non ci sono più, la chiesa che ha sempre meno potere, sono la realizzazione del fatto che del tempio bello costruito nei secoli non ne rimarrà pietra su pietra, grazie a Dio. Riusciamo ad ascoltare la sua voce che si manifesta in questa storia? Riusciamo a vedere la grazia della distruzione di tanta vanità e potenza, cominciando a vedere la bellezza dell’obolo della vedova che c’è sempre stato in mezzo a noi e che ancora c’è in mezzo a noi? Riusciamo a vedere o a gustarlo e, soprattutto, a riconoscerlo come la vera pietra angolare, pietra che i costruttori hanno scartato? Non sappiamo che farcene dell’obolo della vedova, con tutti i bei donativi grossi, e inutili, che ci arrivano. L’unica pietra che rimarrà e che sosterrà il nuovo tempio di Dio che siamo noi, sarà proprio l’obolo della vedova.

Ciò che viene distrutto è l’inizio dei tempi nuovi se li sappiamo riconoscere e vivere con la sapienza di Dio Padre. Nella realtà attuale o ringraziamo il Signore che i templi che abbiamo sempre avuto, le sicurezze di un certo potere, è bene che cadano e siano distrutti, oppure continueremo a piangere sui bei tempi andati e sul fatto che dobbiamo trovare il modo per un colpo di coda, speriamo che arrivi qualcuno che ci faccia di nuovo recuperare quanto abbiamo perduto, ci diciamo.

Il discepolo è chiamato invece a vivere di fede, cioè di vera umanità, accogliendo con ringraziamento quanto sta avvenendo e cercando di scorgere la fede che serpeggia in mezzo a noi e fra di noi. Basta riforme che vogliono recuperare il terreno perduto: è un terreno inutile, da religione non da gente di fede. Aguzziamo la vista, chiediamo luce al Signore che viene come Luce del mondo, e chiediamo a Lui che ci faccia scorgere quei due spiccioli della vedova poverella che sono l’unica cosa che conta, perché vera pietra angolare della vera costruzione, non quella di pietra costruita da mani d’uomo ma quella spirituale donata a noi dal Padre. Solo questo ci deve interessare se non vogliamo rincorrere false chimere anziché vivere di fede.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM