p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 23 Maggio 2019 – Gv 15, 9-11

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Noi siamo figli del Padre nostro che è Dio! Noi siamo convinti di essere gli unici figli di Dio. Gente che deve chiudersi nei propri confini perché più bravi e perché in guerra col mondo intero.

Forse, noi del nord Italia, siamo veramente bravi. Se guardassimo però alla nostra storia ci accorgeremmo che siamo bravi perché bastardi. Guardando anche solo i duemila anni di cristianesimo, nella nostra padania sono passati tutti, mischiando il loro sangue col nostro fino a che il nostro è diventato qualcosa di più del solo nostro. Siamo diventati universali per sangue e per contagio, non per scelta.

Ma questo ci ha resi bravi. Bravi bastardi perché figli di tutti, bravi bastardi perché abbiamo cominciato a prendere il difetto dei “bianchi” del nord che si credono qualcosa di più rispetto agli altri, quel di più che ha sempre giustificato sfruttamento degli altri, ruberie legalizzate, schiavitù di chi era ritenuto inferiore e chi più ne ha più ne metta.

Ma noi siamo figli del Padre nostro e siamo figli del mondo. Bastardi secondo il mondo, figli secondo Dio Padre. Noi, in quanto figli, siamo chiamati a fare la sua volontà, a compiere il suo comando. Nel cristianesimo l’amore per il prossimo non è un comandamento, è il comandamento. Non c’è l’amore di Dio prima e l’amore del prossimo poi: l’amore del Padre e l’amore del fratello sono cosa unica. Tu ami il Padre amando il fratello e se non ami il fratello non ami il Padre. Se dici di amare Dio che non vedi e non ami il fratello che vedi, sei un bugiardo, ci dice san Giovanni.

Questo è cosa semplice da cogliere: il Padre ama il tuo fratello come figlio. L’amore, che è unico, è l’amore del Padre in noi e noi, amando, diventiamo Dio e dunque figli e dunque fratelli senza confini. Arrischiando un po’ mi sento di dire che più siamo figli e fratelli e più siamo bastardi, senza confini. Meno siamo bastardi con confini e meno siamo fratelli e dunque figli, anche se sbandieriamo i nostri attaccamenti religiosi che di fede hanno ben poco.

Il tema dell’amore, centrale nel vangelo di Giovanni, rilancia l’amore su una via ben precisa. Importante è essere amati, e noi da Dio siamo amati, ma è altrettanto importante amare, e qui rischia di cascare l’asino. Se io non amo non dimoro nell’amore. Se non amo non faccio un passo avanti nel mio essere Dio di amore. Se sono egoista anche se amato non capirò mai cosa l’amore è. Non farò un passo avanti sulla strada dell’amore, sulla strada dell’essere figlio. I comandamenti non saranno mai cosa mia ma cosa imposta che bisogna seguire per paura e non per gioia. Se Gesù è amato dal Padre e ci ama con lo stesso amore, accogliere il suo amore non può che farci diventare amore suo. Come un invaso di acqua o raggiunge i campi da irrigare oppure, se rimane chiuso in se stesso, perde senso e non serve a nulla, se non ad insterilirsi.

Come io ho osservato il comando del Padre, dice Gesù, amando i fratelli, così anche voi dimorate nell’amore mio se amate i fratelli. Se non ami i fratelli non sei figlio. Meglio bastardo perché figlio e dunque fratello, piuttosto che di razza pura ma bastardo dentro perché non fratello e dunque orfano.

Ma questo non basta. Gesù allega alla parola amore la realtà gioia, quella della perfetta letizia che ci ricorda Francesco. Sopra l’amore c’è la gioia. Vi sono troppi amori senza gioia. La gioia sta sopra ogni piacere, perché è felicità. Ci sono piaceri che non danno gioia, anzi che creano schiavitù.

“Ho proprio avuto un gran piacere nell’avergli risposto in modo secco, così l’ho zittito e l’ho messo al suo posto, forse l’ho anche ucciso dentro. Finalmente forse l’ha capita”. Ma se appena ho un po’ di coscienza mi accorgo che questa non è una grande gioia. Mi schiavizza alla ricerca del nemico di turno con cui prendermela e se non posso prendermela con nessuno mi sembra di essere nessuno.

Ma la gioia che è il colore dell’amore vero, mi parla del colore di Dio in noi e fra di noi. Noi siamo continuamente alla ricerca della gioia, della felicità. Quando smettiamo di cercarla, brutto segno. Nella tradizione spirituale si evidenzia come quando si perde la gioia del cuore è segno che qualcosa non va, che siamo fuori registro, che siamo chiusi nell’egoismo, che tutto ci fa e ci deve fare paura, che non viviamo più.

Entrare nell’amore dinamico del Padre e del Figlio e del fratello rispondendo all’amore con l’amore, ci segnala che prima o poi il tutto si apre ad una gioia interiore indefinita. Una gioia che non è relativa al fatto che le cose vanno bene, quanto invece al fatto che siamo bene e che amiamo bene. Tutto il resto è in più. Amare da fratelli bastardi forse è la cosa più bella che possiamo ricevere in dono e in dono donare: è proprio un bell’amore.

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

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Rimanete nel mio amore, perché la vostra gioia sia piena.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15, 9-11

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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