p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 22 Luglio 2020

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Il pianto è qualcosa di profondamente umano che esprime, quando scevro da falsità e da manipolazioni, il cuore di quella persona in quel momento.

Il pianto dice tristezza, il pianto dice assenza, il pianto dice mancanza di qualcuno che ci sta a cuore.

Il pianto coinvolge sì i nostri occhi e le lacrime che dagli stessi possono scendere, ma il pianto è qualcosa che avvolge soprattutto il nostro intimo e che dice il nostro stato d’animo.

Il pianto può essere ritenuto un segno di debolezza o un segno di umanità. Socialmente il pianto è maggiormente accolto se è pianto di una donna, è visto con un po’ di diffidenza se è il pianto di un uomo.

Il pianto di un bambino dice bisogno di cibo e di affetto, di coccole. Il pianto di un adulto può avere svariati motivi per esserci.

Il pianto, per un cristiano, se sincero può essere la prima forma di preghiera. Se in sincerità esprime quanto ha in sé, il cristiano parla a Dio con le proprie lacrime. Il parlare, il pregare Dio, con le proprie lacrime è un parlare che dice desiderio ed esprime mancanza.

Il pianto di Maria è realizzazione di profezia di Gesù: voi piangerete ma il mondo si rallegrerà, ma sappiate che la vostra tristezza si tramuterà in gioia! Le lacrime e la tristezza sotto la croce come al sepolcro, sono lacrime che preannunciano la nascita dell’uomo nuovo. Le lacrime sono acque natali da cui viene fuori l’amato. Vi sono cose che solo gli occhi in pianto sanno vedere.

È il pianto di Gesù per la morte di Lazzaro: inconsolabile in sé, ma sotto sotto,  pieno di speranza.

Le lacrime sono lutto per l’assenza del suo Signore e desiderio di presenza. Continuamente il brano odierno ci parla del pianto di Maria a cui dagli angeli prima e da Gesù poi, viene chiesto perché piange! Il pianto di Maria è tenace come il suo amore. Le lacrime di Maria sono le lacrime stesse di Gesù: ella è discepola del Signore delle lacrime. E le lacrime di Gesù, come quelle di Maria, irrigano la terra e fanno germogliare l’amato.

Maria piange perché è malata di amore. Il suo diletto è scomparso. Dice il Cantico dei Cantici: “Io venni meno per la sua scomparsa. L’ho cercato ma non l’ho trovato; l’ho chiamato ma non m’ha risposto” (Ct 5,6).

È pianto ed è ferita di amore: è guarita solo dalla presenza dell’amato.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli 
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