p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 20 Maggio 2020

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Il seme gettato nella terra ha bisogno di attesa e di cura per potere morire e portare frutto. Non possiamo metterci a guardare un seme e vedere quello che non c’è ancora ma che diventerà. Possiamo intuire cosa diventerà, possiamo anche cercare di comunicarlo e di spiegarlo a chi non ha mai vissuto questa esperienza, ma la cosa essenziale è che questo seme possa cadere nella terra, essere ricoperto, possa morire per potere in tal modo cominciare a costruire il futuro del portare frutto. Certe cose non le possiamo comprendere in modo preventivo, le dobbiamo vivere. Vivendole possiamo sviscerare fino in fondo la realtà delle cose perché certe sfaccettature e certe novità, solo da lì possono venire alla luce. Certe cose le comprendiamo con la vita, più che con la testa e le argomentazioni.

Catechismo e teologia sono utili per comprendere, ma non arriveranno mai alle cime tempestose della comprensione che scaturisce dal vivere il vangelo.

I discepoli non riescono a comprendere il segreto meraviglioso e misterioso del seme che muore. Anzi, solo l’idea che questo possa avvenire nell’esperienza di Gesù Seme di Parola di vita, li intimorisce, li rende diffidenti, scambiano Gesù per un fantasma. Gesù ha detto loro quanto deve accadere attraverso la sua passione: ma loro non lo capiscono. Lo capiranno quando Lui se ne andrà e verrà lo Spirito che li porterà alla verità tutta intera. Lo Spirito non dice nulla di nuovo, rispetto a quanto ha detto Gesù. Ma lo Spirito Paraclito, il Consolatore, riempirà di affetto i nostri occhi e il nostro cuore, facendoci percepire le parole della vita in modo diverso.

La verità è una: non c’è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici. Gesù che ci chiama amici, dona la sua vita per noi. Dopo avere annunciato questo passo della sua vita, questo passo lo fa e lo vive. La consolazione teneramente femminile dello Spirito su di noi, ci rende capaci di accogliere la verità misteriosa, ma vera, del Seme Gesù che muore per portare frutti di risurrezione.

Solo dopo che Lui ha realizzato questo mistero, solo dopo che noi avremo visto realizzato quanto da Lui annunciato, solo quando avremo ricevuto la consolazione dello Spirito Santo di Amore, Lui sarà dentro di noi e quanto Lui ha detto e vissuto diventerà abitato dal nostro corpo, dalla nostra vita. Prima non si riesce a cogliere fino in fondo questo mistero: ci fa troppo paura. Dopo non sono più parole né chiacchiere, sono vita vissuta e testimoniata, vita donata, seme morto e risorto nel portare frutti germogliati e germoglianti.

Possiamo spiegare i colori ad un daltonico ma solo dopo che avrà ricevuto il dono della vista nuova potrà cogliere e comprendere la bellezza e la varietà dei colori. Una vista che non è solo questione di occhi ma anche e soprattutto questione di cuore che batte e si muove di fronte a qualcosa di bello, il bel Pastore, che invade pacificamente e bellamente la nostra esistenza.

La scoperta diventa vitale perché nasce dalla vita. Non abbiamo più bisogno di costruire templi e chiese sempre più belle e sempre più dispendiose, oltre che vuote. Cominceremo a comprendere che non è più tempo di costruire templi, anche se l’8×1.000 aiuta. È tempo di riconoscere che Dio lo si adora e lo si ama in spirito e verità e che il luogo di questa adorazione non è nel il tempio di Gerusalemme, né in san Pietro, né nell’ultimo santuario che va di moda, né nella chiesa nuova che i nostri parroci si ostinano a volere costruire con una cecità indicibile sul futuro: il luogo di questa adorazione siamo noi e noi coi fratelli. Questo è essenziale e centrale, non i muri che possono essere utili ma che troppo spesso servono per sviare il problema decentrando il centro che è lo spirito di verità in noi. Solo così possiamo comprendere ciò che Cristo ci ha detto, perchè lo ha fatto e vissuto e perché ce lo ha donato tramite lo Spirito di amore.

Lo Spirito che non ci dice nulla di nuovo ma ci porta ad una capacità di contemplazione dell’Amore incarnato, che diversamente non percepiamo perché in tutt’altre faccende affaccendati. Che la Parola entri in noi, è l’augurio che ci facciamo: solo così può diventare nostro ricordo, vale a dire esperienza che ci ri-corda quanto è avvenuto. Una corda che suona sul ritmo del nostro cuore tutto teso a ri-cordare. Ri-cordare non è un pensare con nostalgia al passato, quanto invece attualizzazione oggi di quanto tanti, Gesù in primis, hanno vissuto lungo la storia della vita. Questo mi permette di comprendere il presente con la sapienza del Padre che vive di amore e che muore per noi grazie al Figlio morto in croce, che muore in noi grazie allo Spirito di amore in noi infuso. Ciò che ho imparato, che è stato utile, non ha più valore perché è diventato benzina e carburante, movimento vitale, élan vital che mi avvolge e che sprigiono in ogni azione della mia vita.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli 
FONTE: Scuola Apostolica
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