p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 2 Settembre 2020

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A cosa servono i miracoli se non a ribadire la Buona Notizia che Gesù è venuto ad incarnare? Non interessa la qualità del miracolo. Non interessa neppure che il miracolo sia grande. Non ci interessa che sia eclatante e che sia conosciuto. È bello un miracolo nascosto. Ciò che interessa è il fatto che il miracolo ribadisca la natura del vangelo incarnato in Gesù e alla quale incarnazione siamo chiamati anche noi.

Ma quale è questa incarnazione e questo scopo del miracolo? Per comprenderlo facciamo un passo indietro.

È cosa quotidiana che noi ci serviamo degli altri, li usiamo per i nostri scopi. Vi sono tanti modi per usarli, uno di questi è quello di usare i loro veri o presunti difetti – perché spesso di presunti si tratta – per noi.

In questo uso noi manifestiamo tutte le nostre infantilità e tutta la nostra immaturità adolescenziale che blocca le nostre possibilità di incarnazione del vangelo.

Questa nostra mancanza di fede, perché manchiamo di umanità matura, si manifesta nel disprezzo degli altri. Abbiamo bisogno di disprezzare lo stile di vita degli altri che è diverso dal nostro, per affermare la nostra superiorità. Passiamo le nostre giornate a maledire il malcapitato di turno e non viviamo quello che ci è dato da vivere come dono e ringraziamento.

Altra mancanza di fede, e dunque di umanità, è il bisogno di comparazione. Compariamo un aspetto della nostra cultura o modo di vivere, ad esempio il tenere in ordine le strade, con quella dell’altro, annullando ogni altro aspetto dell’esistenza magari anche più importante. Non sappiamo valorizzare quello che siamo e abbiamo per un incontro, lo usiamo per uno scontro a distanza sterile e inconcludente. Di certo non è via per incarnare il vangelo.

Da ultimo noi manchiamo di fede quando abbiamo bisogno di svalutare in modo adolescenziale ciò che l’altro è e fa. Sembra che i nostri valori, sperando che almeno siano tali, siano al di sopra di tutto e di tutti. Abbiamo bisogno di essere razzisti dicendo che i terroni, e i neri, e gli africani, e i cinesi non hanno valore e umanità. Non facciamo altro che manifestare la nostra poca fede e la nostra immaturità umana.

Il risultato di queste nostre mancanze di fede è l’incapacità a godere quanto abbiamo ricevuto come dono, con la pretesa di essere noi i conquistatori di ciò che abbiamo e di essere i migliori sulla piazza.

Ritornando a noi la domanda che ci siamo posti: a cosa serve il miracolo(?) rimbalza di nuovo all’evidenza del nostro sguardo e del nostro giudizio.

La suocera di Pietro dopo il miracolo li serviva: questo è il vero miracolo. Riconoscere Gesù che si fa servo da ricco che era e serve l’umanità. Smettiamola di fare gli stolti che guardano il dito (miracolo) che indica la luna (servizio), non guardando alla luna. Il miracolo è liberazione dal male per essere finalmente liberi di essere bene. Il miracolo è dono di fede che ci libera dalle nostre mancanze di fede. Il miracolo è il programma messianico di Cristo che sta tra noi come colui che serve.

Gesù per compiere il miracolo “si chinò su di lei”, perché da ricco che era si è fatto povero per arricchire noi con la sua povertà che è dono di fede e di maturità umana. Gesù chinandosi sgrida la febbre e la febbre lascia la suocera di Pietro. La suocera di Pietro è liberata da quella febbre e spirito di male che impedisce di servire e costringe a servirsi degli altri per essere serviti.

Il servizio è un atto di fede che dura nel tempo, è un modo di essere dove al centro non vi è la costrizione a servire ma la bellezza del servire il bello e il bene per rendere bello e buono questo nostro mondo. Tutto il resto è spazzatura che perde di senso ogni giorno di più e che ci obbliga a distruggere il creato e la pace. Non è atto di libertà ma di costrizione e, dunque mancanza di fede.

Servirsi degli altri è principio di reciproca schiavitù, servire gli altri è principio di liberazione. Il primo è espressione di egoismo, il secondo di amore.

Nel servizio l’uomo manifesta la sua fede perché rivela Dio di cui è immagine e somiglianza. A noi la scelta: servire o servirsi?


AUTORE: p. Giovanni Nicoli 
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