p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 2 Maggio 2019 – Gv 3, 31-36

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Stavamo assistendo al dialogo tra noi e Gesù, noi tramite la persona di Nicodemo. Un dialogo che si è fermato in sospensione: non siamo giunti a delle risposte. Si è aperto, nei versetti precedenti, un altro dialogo, quello fra Gesù e  Giovanni Battista. Il brano del vangelo odierno non è più, come erroneamente si pensa, il prosieguo del dialogo fra Gesù e Nicodemo, ma è il termine del dialogo fra Gesù e il Battista. Siamo fuori da Gerusalemme, sulle rive del Giordano.

Nicodemo è l’uomo religioso, l’uomo perfetto, l’uomo della legge. Il Battista è il profeta. Il profeta è una persona sostanzialmente critica verso le istituzioni, non perché le neghi, ci vogliono, ma perché le istituzioni si assolutizzano e perdono il loro significato perchè l’uomo viene sacrificato alle istituzioni. Intendiamo istituzioni anche quelle religiose, anche i sacramenti, anche la chiesa e le sue strutture. Il profeta invece ci dice che l’uomo non va sacrificato perché è immagine di Dio e Dio vuole l’uomo libero. Il profeta che viene dall’alto e rinasce dall’alto, può capire il discorso sull’amore di Dio. Il profeta ci dice che la legge è giusta ma ad essa non possiamo e non dobbiamo attaccarci in modo morboso. Pensiamo quante leggi continuamente sfornano i nostri governanti col risultato che non si capisce più cosa bisognerebbe fare e col risultato che chi osserva le leggi diventa matto e chi non le osserva viaggia ancor meglio di prima, grazie alla confusione delle miriadi di leggi in ogni campo. 

Dice il profeta che c’è qualcosa di più della legge, c’è il cuore nuovo dono dello Spirito, c’è il dono dell’amore che ci porta in un’altra dimensione rispetto all’economia perversa della legge. Il Battista, dice che il battesimo di Gesù è quello vero perché battezza in Spirito e in amore e non solo in acqua, come lui invece fa. Nicodemo non aveva risposto a Gesù, Giovanni Battista risponde facendo la sua professione di fede in Gesù.

Nicodemo, l’uomo giusto e perfetto, viene dalla terra e appartiene alla terra, viene dalla legge e alla legge appartiene, per questo non può vedere, non può comprendere, non può dare testimonianza. Nicodemo è chiamato a rinascere dall’alto per non essere più l’uomo della terra, vale a dire figlio della legge, ma per diventare come il Battista figlio di Dio che testimonia che Gesù è il Figlio di Dio.

È interessante vedere il risultato di questa testimonianza: chi testimonia è colui che capisce perché è “stupido”. Dal mondo che non capisce lo Spirito, chi testimonia Gesù verità è “stupido” ed è degno di morte. Giovani Battista, testimone di Dio vero, non viene accettato, viene invece decapitato.

Nascere dall’alto significa credere nel Figlio e accogliere la vita eterna, vale a dire la vita di amore di Dio in noi. E chi non crede? Chi non accoglie tale vita? Non vede la vita, ci dice Gesù. Invece dello Spirito ha la rabbia. Lo Spirito è la vita del Padre in noi e la vita di Dio è l’amore senza il quale noi ci disumanizziamo perdendo la fede. Chi non crede ha la rabbia della privazione dell’amore, magari giustificata in tutti i modi, ma sempre rabbia rimane. La conclusione è sotto i nostri occhi: il testimone dell’amore, il Battista, viene decapitato; Gesù amore diventerà oggetto di rabbia e violenza. Il problema della fede cristiana non è tanto un problema di fede cristiana quanto invece una questione di umanità. Accettare o meno il figlio, accettare o meno il Padre, accettare o meno di essere figli e quindi fratelli, è questione fondamentale di vita che non ha come ragion d’essere l’obbedienza ad una legge, quanto invece l’accoglienza di una Vita di Amore! Il Battista questo testimonia, cosa che non ha fatto Nicodemo. Il Battista questo ci ha portato e ci ha consegnato: Gesù. Il Battista che poi scomparirà di fronte al più piccolo del Regno, lui che è stato il più grande dei profeti.

Gesù Figlio è la realtà vitale della nostra esistenza che nasce dalla terra ma che alla terra soltanto non si può fermare. Rinascere dall’alto significa diventare persona, umanizzare la nostra vita, imparare a vedere oltre l’apparenza, non essere schiavi del pragmatismo che dice vero solo ciò che vede, non accontentarci di una visione superficiale della vita, trapassare il significato che contengono situazioni e persone. Non essere dermatologi che curano solo la pelle, andare oltre l’epidermide, non avere una visione superficiale, epidermica.

Rinascere dall’alto chiede inoltre, a noi, di vivere l’esperienza del Battista che dice che lui deve diminuire mentre Gesù deve crescere. Questa non è una formula di banale umiltà, ma è una forma di amore. L’amore che si fa piccolo per fare spazio all’altro, è vita di sapienza del Padre che rivela queste cose ai piccoli. Non tanto perché esclude gli altri, quanto perché gli altri, i grandi, si escludono dalla possibilità di comprendere e vivere la sapienza di Dio. A loro, cioè a noi, sfugge di mano perché da loro ritenuta cosa da “stupidi”. Ma sappiamo che l’insipienza di Dio è cosa che va oltre la sapienza insipiente degli uomini. È cosa bella proprio perché ritenuta cosa da “stupidi”.

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

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Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3, 31-36

Chi viene dall’alto, è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.

Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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