p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 19 Novembre 2020

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Siamo ciechi. Gesù Figlio di Davide abbi pietà di noi peccatori! Ti ringrazio Signore perché non sono come gli altri uomini: io sono giusto e seguo tutti i tuoi comandi. Perché dici questo? Non ti accorgi che la realtà è stata nascosta ai tuoi occhi?

Donne non piangete su di me, dirà alle donne mentre sale al calvario, piangete piuttosto sui vostri figli.

Alla vedova di Naim dice di non piangere sul figlio morto che poco dopo ritornerà alla vita.

Mi viene da chiedermi: possibile che non ne indoviniamo una? Possibile che piangiamo quando non c’è da piangere e non piangiamo quando c’è da piangere e piangiamo sulle persone sbagliate? Possibile che ci rallegriamo per la nostra giustizia che sfalsa la nostra visione del mondo, tornando a casa nostra non giustificati?

Sembra proprio che non ne indoviniamo una. Siamo proprio così ciechi?

Non ci accorgiamo del male che facciamo e lo chiamiamo bene, forse semplicemente perché ci piace. Men che meno ci accorgiamo della sofferenza di Dio Padre che piange su di noi nel Figlio Gesù.

Gesù piange sulla città della pace, Gerusalemme, ormai diventata luogo di violenza e di sopraffazione, di guerra e di sangue innocente che da allora continua a scorrere su questa terra. Tutti coloro che versano sangue qui, lo fanno con un senso di giustizia e uno spirito religioso che allibisce di fronte alla giustizia del fariseo al tempio. Eppure tutti si sentono giustificati a versare sangue su Gerusalemme. Quante delle nostre presenze sono veramente presenze di pace? Quante di queste presenze non sono presenti perché Dio così vuole, ma perché dobbiamo salvaguardare una nostra presenza in questa terra così santa che forse sarebbe meglio chiamare maledetta, anche se piena di sassi e di posti dove sono passati tanti santi, compreso il Figlio di Dio?

Gesù vede Gerusalemme e piange. Vede la sua fine e il suo destino maledetto. Altro che città della pace e dello shalom. Il Padre vede nel Figlio il male dei figli, e nel Figlio piange sulla promessa diventata maledetta. Piange perché ci ama e piange a causa delle nostre cecità. Una sofferenza che verrà portata dal Figlio sul trono della croce.

Gesù vede Gerusalemme e, vedendoci bene, piange su di lei. Un pianto che è fonte di vita e di risurrezione. Un pianto causato dalla nostra cecità. Lui, mentre sale alla passione, è tutto compreso dalla compassione verso quelli che lo uccidono. Per questo, alle madri di coloro che lo uccidono dice: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli” (23, 28).

Lui geme per il loro male, non per il proprio. È il grido materno del Padre che, come la chioccia, cerca di radunare i suoi piccoli che vede in pericolo per il male che si staglia all’orizzonte. È il segno massimo della sua misericordia: Lui che paga in anticipo per tutti.

Le sue lacrime, lacrime impotenti, figura della sua morte, esprimono tutta la potenza di un amore senza limiti, un amore che vede oltre. Piange per le nostre schiavitù e, nel suo pianto, fa sbocciare il giardino della risurrezione donando sé stesso sulla croce.

Gesù piange e vince il nemico grazie alla sua povertà, alla sua umiliazione e alla sua umiltà.

Shalom, Gerusalemme! A te fu data la promessa. Shalom, somma e corona di tutti i doni di Dio. In te si dona il nostro Dio con tutto sé stesso, come dono all’umanità. Per Lui siamo creati e solo Lui è la nostra pace. Sia che si renda presente sul monte Garizim, che in Gerusalemme, che in qualsiasi parte della terra. Gerusalemme, Shalom, non è più in terra santa, è in ogni angolo della terra dove un uomo vive nella pace perché visitato da Dio.

Né sul Garizim né nel tempio di Gerusalemme adorerete Dio, ma lo adoreremo in Spirito e verità laddove due o tre saranno riuniti nel suo nome. Lasciamo le terre maledette dei nostri cuori e dei nostri egoismi. Ritorniamo a vedere e benediciamo quelle terre di pace e di giustizia, ovunque esse si trovino, in ogni persona che è tempio del Signore perché da Lui visitato nella sua misericordia.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM