p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 18 Dicembre 2020

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Il brano di ieri ci ha narrato come Dio entra nella nostra storia; quello di oggi come noi entriamo nella sua. Noi entriamo nella sua attraverso la persona di Giuseppe, quest’oggi, un Giuseppe che porta con sé Maria e l’Emmanuele Gesù.

Giuseppe si manifesta a noi come colui che ascolta ed è attento in profondità alle cose che accadono. Si accorge che Maria è incinta, si accorge che in lei è successo qualcosa di particolare, riconosce di non comprendere quello che sta avvenendo, è giusto e per questo non si fida della giustizia farisaica, sente che la cosa è più grande di lui e per questo vuole uscirne in punta di piedi non facendo danni all’opera di Dio, si ascolta in profondità nel sogno e sente il “Non temere”, obbedisce all’angelo prendendo con sé Maria e accetta di dare la sua paternità legale all’Emmanuele.

L’atteggiamento di fondo su cui ci soffermiamo è l’ascolto obbediente di Giuseppe. Questo ascolto che lo rende vero credente: beati coloro che ascoltano la Parola con attenzione e la mettono in pratica; chi accoglie la mia parola e la mette in pratica questi è per me fratello, sorella e madre. L’ascolto obbediente di Giuseppe lo porta ad essere attento ad ogni movimento di Dio in lui e in mezzo a noi, lo accoglie e lo vive concretizzandolo.

Un ascolto che lo porta a vedere Maria incinta per opera dello Spirito Santo. Si accorge che in lei è intervenuto qualcosa, o Qualcuno, che sfugge alla sua capacità di comprensione. La sua giustizia lo porta a licenziare Maria in segreto. La giustizia dei farisei gli chiedeva di ripudiarla, di denunciarla perché potesse essere messa a morte. La sua giustizia che è rispetto per l’opera di Dio in mezzo a noi, lo spinge a voler uscire in punta di piedi, non facendo del male, lasciando che Dio faccia la sua opera, senza lamentarsi della situazione in cui si è venuto a trovare.

Mentre pensa tutto ciò Dio, nell’angelo, si manifesta a lui in sogno. Gli antichi davano una grande importanza ai sogni. Noi al giorno d’oggi o li svalutiamo come cose ridicole oppure li innalziamo a grandi significati, che non hanno. Credo che potremmo dire quanto segue: i sogni sono momenti della vita che manifestano in profondità il nostro inconscio, quello che gira nel nostro cuore al di là delle convenzioni sociali e di tutto il nostro sistema difensivo. I sogni dicono qualcosa di profondo che sfugge all’ambito morale, non è né buono né cattivo, ma semplicemente è. Tutto questo al di là della capacità di interpretazione e comprensione del sogno stesso.

Giuseppe che sogna ciò che l’angelo gli dice: in fondo non fa altro che confermare il fatto che lui era un uomo giusto, attento alle cose di Dio e rispettoso delle cose di Dio. Emerge dal profondo del suo cuore e del suo inconscio quel non temere che lo invita a prendere con sé Maria perché quel che è generato in lei è opera dello Spirito Santo. Mai e poi mai sarebbe potuto arrivare a questo con il suo ragionamento e la sua mente, ci arriva col suo cuore e con la sua fede che esce allo scoperto nell’interezza della sua bellezza e profondità, attraverso il sogno. Anche il suo inconscio gli parla di Dio e lo porta a Dio, anzi lo porta a comprendere di Dio e della realtà nella quale questo Dio si incarna e vuole incarnarsi, quello che non avrebbe mai potuto comprendere diversamente.

Non temere, è il suggerimento dell’angelo. Non temere perché tutto quello che sta avvenendo è opera di Dio. Non importa più se è una cosa difficile oppure no, non importa se è una cosa che comprendo o meno, non importa se è una cosa da fuori di testa: non temo, perché Dio l’Emmanuele è qui in mezzo a noi! Ne consegue che, libero dalle sue paure e affidato a Dio, cambia idea, accoglie Maria, segue il consiglio dell’angelo, accetta di diventare il padre di Gesù.

In Giuseppe possiamo vedere e scoprire i dubbi e le resistenze di ognuno di noi che ci possono aprire a ciò che è più grande di noi. La fede nella parola stabilisce la parentela tra noi e Dio. Siamo provocati a mettere in campo a pieno la nostra responsabilità e la nostra capacità di risposta a Dio.

Possiamo cogliere Dio come colui che promette. Stiamo certi che se Dio promette, egli anche si com-promette, perché ciò che promette alla fine è se stesso, com-promesso in ogni sua promessa.

Vediamo anche che il Figlio non viene da noi: viene dallo Spirito, perché Dio è Spirito. Giuseppe deve dare il nome a colui che non è suo: è altro, è l’Altro se stesso, che attende il suo sì per essere suo figlio, il Dio con lui. Giuseppe è colui che ascolta ed esegue la Parola.

La palla torna a noi!


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM