p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 17 Novembre 2021

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A cosa serve un fazzoletto? A soffiarsi il naso oppure è utile per pulirsi gli occhiali. Il servo malvagio lo usa per mettere al sicuro la moneta d’oro che il padrone gli aveva affidata.

La paura fa novanta e ci fa fare cose che mai e poi mai faremmo nella nostra esistenza. La paura ci fa fare cose inconsulte. Per paura noi preferiamo sopravvivere piuttosto che correre il rischio di vivere. La paura nei confronti di qualcuno non ci lascia liberi di giostrare positivamente la nostra esistenza.

La paura nei confronti di Dio diventa poi la peggiore consigliera che possiamo avere. La paura nei confronti di Dio è fonte di errori e di peccati. Per paura di Dio noi ci chiudiamo in una sorta di ricerca del giusto, di non commettere degli errori, del fare le cose sempre bene senza mai sbagliare, che è cosa impossibile. La paura di Dio stravolge il nostro rapporto con Dio. Non è più un Padre di cui fidarsi e a cui affidarsi ma un padrone da temere, uno che chiede conto a noi, uno che è duro e vuole raccogliere laddove non ha seminato.

Il grande dono da riscoprire, quello di essere figli e di avere un Padre nei cieli, diventa un incubo. Dio diventa per noi, che abbiamo paura, un riscossore delle tasse. La moneta d’oro che ogni giorno riceviamo come dono di vita la trattiamo con grande attenzione perché abbiamo paura di perderla oppure di rovinarla. La paura ci porta a nascondere questo dono anziché accoglierlo e amarlo.

Nascondere questo dono significa scegliere di sopravvivere anziché vivere fino in fondo la vita ricevuta, l’essere figli.

Il risultato è che non osiamo la vita e non usiamo il fazzoletto: ci nascondiamo dietro ad una foglia di fico.

Dio Padre ci fa credito, ci consegna nelle braccia della sua fiducia. Di fronte a questo dono noi possiamo giocare al ribasso svalutando le nostre reali possibilità oppure possiamo metterci in gioco.

Avere paura e svalutare le nostre reali possibilità, conseguenza del dono ricevuto, è deresponsabilizzante. L’effetto magari ci piace: noi non abbiamo colpa, noi non c’entriamo se le cose sono andate a finire male. In realtà, in tal modo, noi, mentre riusciamo a scansare il problema, non riusciamo a vivere da persone libere, cioè da figli. Questa è una cosa veramente deprimente e, alla lunga, diventa una scelta disumana, malvagia appunto.

Non vivendo il dono dell’essere figli, trafficandolo nella fraternità, noi ci impoveriamo e diventiamo sempre meno attenti alla vita, sempre meno vitali e più aridi.

Non si tratta di fare in fretta ma si tratta di giocarci secondo i tempi di Dio e i tempi dell’umana natura. Non per fretta, non per paura, ma in modo deciso compiendo quel passo che anche oggi il Signore ci pone davanti.

Non possiamo continuare a temere Dio Padre, non possiamo continuare ad avere un atteggiamento di paura nei confronti della vita. Accogliamo le fatiche e le difficoltà, le paure e le chiusure di fronte alla vita. Se saremo accoglienti scorgeremo un piccolo sentiero che passa attraverso tutto questo e ci permette di trafficare la moneta d’oro ricevuta.

Non temiamo, incamminiamoci e cominciamo a vivere la moneta d’oro della vita donandola nella carità e con amore. La vita sarà risuscitata e l’amore crescerà in quel trafficarlo evangelico dove il tutto cresce nel dividere e nel condividere, non certo nell’accumulare. Accogliamo il credito di fiducia che Dio ci dona e traffichiamolo vivendolo nel nostro quotidiano pellegrinare: tutto avrà un senso e un gusto nuovo.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM

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