p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 17 Marzo 2019 – Lc 9, 28b-36

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L’esperienza della Trasfigurazione è una bella esperienza che, allo stesso tempo, ha in sé una drammaticità incredibile. La Trasfigurazione avviene dopo che Gesù ha annunciato che se vogliamo salvare la nostra vita la dobbiamo perdere, vale a dire donare. E avviene prima che Gesù si ributti nella vita guarendo un indemoniato e annunciando la propria passione.

La Trasfigurazione nasce e ritorna dalla drammaticità della vita e manifesta tutta la bellezza che può nascere dalla vita stessa. Ci dice, in altre parole, che la vita col suo bello e col suo brutto è cosa da vivere, non da fuggire. Noi che stiamo sempre alla finestra in attesa che passi, che passi il male, che passi la burrasca, che passi tutto ciò che non va, siamo chiamati a cogliere che la vita è tutta da vivere perché è bella così. Non è rifuggendola che noi la viviamo e la viviamo meglio. È amandola così come è che noi la valorizziamo.

La libertà, e dunque la nostra capacità di amore, noi la possiamo giocare sul come viviamo la vita, più che sul cosa facciamo e dove la viviamo. La Trasfigurazione della vita non scaturisce dalla fuga e dall’evitare ciò che nella vita non ci piace, ma nel vivere con gratuità quanto la vita ci dona e ci chiede.

La Trasfigurazione mostra la bellezza nascosta nell’esperienza della Croce, luogo di dono totale di Dio Cristo per noi. Non è una fuga, non è cosa per gente imbesuita. Cosa state a guardare in alto, dirà l’angelo ai discepoli dopo che Gesù è stato assunto in cielo, andate e battezzate nel nome della Trinità. Le mani impastate di terra, i piedi infanganti dal camminare, sono l’essenziale di ogni esperienza vitale di fede e di amore.

Per Dio, questo ci dice la Trasfigurazione, è necessario morire in Croce, finire in Croce per l’uomo! Questa esperienza è la Parola che il Padre ci dice di ascoltare, è il Figlio Parola che dice e canta la vita dall’alto della Croce, luogo di Trasfigurazione e di sublimazione di ogni amore, Parola che in Croce diventa motivo di ascolto per ogni uomo. Roba da rimanere a bocca aperta non perché cosa che si stacca dalla terra, ma perché cosa c’è di più bello di potere contemplare uno che dona la sua vita per l’amico?

Questa esperienza ci parla della passione folle, è il caso di dirlo, di Dio per noi. Un Dio che, secondo i nostri criteri, nega il suo essere Dio, impossibilitato a morire e infinito nella sua potenza, morendo in croce per noi. La croce dice la passione folle di Dio per noi perché unica via d’amore per venirci a cercare. E dopo che ci ha trovato non ce la fa pagare, ma paga per noi prendendoci sulle spalle, portandoci a casa e facendo festa con gli amici. Dio che ci cerca giunge all’apice della croce dove finalmente ci trova. Donando tutto se stesso per noi, ci trova. Morendo in croce per noi, ci trova. Ascoltatelo, perché in questo c’è il segreto della vita.

Così la Trasfigurazione è esperienza di Pasqua e di esodo nel deserto, dove la morte di Gesù diventa passaggio per l’uomo ad andare incontro a Dio. È pazzesco! Dopo averci cercati l’unico modo che Dio riconosce come divino e umano allo stesso tempo per poterci di nuovo abbracciare, è quello di morire in croce per noi.

Gesù è andato sul monte a pregare e qui respira un’aria nuova, un’aria totalmente altro. La sua preghiera, mentre i discepoli dormono come dormiranno nel Getsemani, è sconvolgente. La sua preghiera è infatti Croce, è Esodo, è Trasfigurazione, è divenire Parola, è essere Pane spezzato per essere cibo per l’uomo. L’ascoltatelo del Padre è ascolto di una vita, di Parola impastata di terra, di Pane lavorato dal fuoco e impastato di gocce di sangue. Ascoltatelo, cioè mangiatelo, cioè diventate come Lui, trasfigurati da Lui e con Lui camminanti.

Non è fuga dalla terra ma è esaltazione delle più belle della terra su cui camminiamo, perché da lì partiamo e lì ritorniamo. Perché sulla terra Lui è venuto e sulla terra Lui ci ha creati e ricreati, incontrati ed amati, contemplati dall’alto della croce con le braccia spalancate perché queste braccia potessero abbracciarci nella risurrezione.

Insomma: bella la Trasfigurazione non perché fuga ma perché contemplazione dell’umano dall’alto della vita così come si presenta, per potere in modo più vero camminare in essa.

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

Vangelo del giorno:

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,28b-36

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.

Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.

Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.

Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».

Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Parola del Signore

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