p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 17 Aprile 2020

122

È notte, non è ancora l’alba, la Luce non è ancora giunta ad illuminare i discepoli. È notte e i discepoli, seguendo Pietro, ritornano a pescare, ma non pescano nulla.

È già giorno, il giorno primo dopo il sabato, il giorno della creazione, il giorno del Risorto, eppure siamo di nuovo nella notte, il giorno senza il Risorto.

L’iniziativa di Pietro e degli altri discepoli è una iniziativa senza risultati. Niente si può operare nella notte. Non nelle notti piene di luce che sono realtà dei paesi sviluppati. Sembra che sia cosa bella potere illuminare la notte. A me pare che, nonostante i tanti risultati della nostra epoca grazie alla luce, il mondo si sia stravolto. La notte è diventata come il giorno e l’umanità si è disumanizzata, non in tutto, ma in molto senz’altro sì.

È notte e nonostante la fatica non abbiamo preso nulla, dice Pietro. Ci sono notti che passano invano, lasciando un senso di vuoto, di smarrimento e di sfiducia. Come biasimare Pietro, disorientato dalla vicenda di Gesù, non riesce a ributtarsi nella vita in modo creativo se non tornando alle sue competenze, a ciò che sa fare da sempre: pescare.  Ma sta arrivando, sta arrivando la Luce. La notte sta finendo, è l’alba inizio del nuovo giorno.

Incapaci ancora di aprire gli occhi non sanno riconoscere che il Signore è presente. Non è riconosciuto da subito, ma da subito è ascoltato.  Eppure i discepoli  erano con Pietro, il primo Papa. Cosa bella, la comunione tra di loro ma se manca la comunione con il Signore a che ci serve un Papa? A che ci serve Pietro?

Sappiamo bene infatti, anche se ancora non ci crediamo, che “il tralcio non può portare frutto da se stesso se non dimora nella vite”. Così anche noi se non dimoriamo in Lui. Senza di Lui non giunge a noi la vita, la linfa vitale, e non giunge a noi neppure la Luce che illumina ogni uomo. Quella Luce vera che viene nel mondo grazie all’Incarnazione, così banalizzata nei nostri natali illuminati, ma sempre più spenti e bui.

Se ascoltiamo la sua Parola, Lui Parola, allora getteremo le reti dalla parte destra della barca e ritorneremo “capaci” di pescare. Allora, se ascoltiamo la sua Parola, Lui dimorerà in noi come seme gettato nel terreno buono, e noi dimoreremo in Lui perché grazie al suo dimorare in noi il seme risorgerà a vita nuova portando molto frutto.

Solo rimanendo in Lui, solo rimanendo nell’amore, potremo portare frutto. Ogni iniziativa apostolica, ogni oratorio ben organizzato, ogni realtà ecclesiale ben pensata, è nulla se non c’è Lui. Se quanto viviamo e facciamo non scaturisce dalla comunione con il Signore, ogni iniziativa rimane nulla e non porta a nulla. Muore ma non come seme caduto in terra che germoglia e porta frutto, ma come seme che marcisce non germogliando mai.

Ogni iniziativa anche bella, nella quale siamo esperti –come lo erano i discepoli nella pesca -, pur con la compagnia di Papa Pietro, se non nasce dall’Amore si riduce solo a cenere e a nulla.

Venendo l’alba, venendo la Luce che illumina ogni uomo sulla riva del mare di Tiberiade, inizia il nuovo giorno. Quel giorno senza tramonto, quel giorno nuovo che dissolve la tenebra in cui si trovano i discepoli, in cui ci troviamo noi preoccupati di tutto ma non attenti ad accogliere l’Amore per essere amore.

Quando sapremo riconoscere Gesù il risorto che sta in piedi sulla riva delle nostre giornate, forse qualcosa ritorneremo a comprendere, ritorneremo a mangiare con Lui.

Fonte – Scuola Apostolica