p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 16 Ottobre 2019

560

Gesù evidenzia in contrapposizione un essere interiore che per noi è e deve essere in contrapposizione con l’essere esteriore. Non si può guardare a tutto. Per questo noi abbiamo bisogno di dirci che abbiamo sempre fatto così e adesso tutto è cambiato. Una volta sì che si capiva come andavano le cose e cosa bisognava fare. Al giorno d’oggi ognuno fa quello che gli salta in testa e non si capisce più nulla. Possiamo domandarci: come mai le cose di prima sono passate e ciò che prima era essenziale ora sembra non abbia più valore? Come mai quello che ci hanno insegnato oggi, nella chiesa, sembra non avere più valore? Forse la nostra era una chiesa bella e santa ma fatta da preti più preoccupati di mantenere il potere sulla gente che non di servire la gente. Non voglio generalizzare ma la diminuzione dei preti non è forse qualcosa che ci sta dicendo il Padre e che noi non vogliamo ascoltare perché continuiamo a spargere lamentele sul fatto che le vocazioni vengono sempre meno?

Gesù ci invita quest’oggi ad accogliere la chiamata ad un cuore convertito dalla violenza di morte ad un amore che dà vita. Non in apparenza, non per salvare le apparenze, quanto invece per salvare la vita, quella vera.

E veniamo alla nostra malattia: siamo malati di oftalmodolia! La luce eccessiva ci dà fastidio agli occhi e ci provoca anche dei dolori. L’oftalmodolia degli occhi della vita e della fede, è malattia degli occhi quando vedono e vedono bene, meglio vedono troppo. È necessario oscurare un po’ l’orizzonte, rendere le cose un po’ annebbiate, chiudere un po’ le imposte in modo tale che vi sia un po’ di penombra dove potere celare ciò che svelato non va.

Questa malattia denota che siamo schiavi degli occhi degli altri. Gli uni degli altri siamo schiavi di questa malattia. Questa malattia è cosa normale e cosa accettata da tutti. Se sei normale, se sei bravo, devi avere delle zone d’ombra perché gli occhi degli altri diventerebbero strumento, se vedessero tutto, per giudicarti male. Non è un problema di essere bene quanto invece un problema di apparire bene. Magari facciamo anche del bene ma evidenziando subito delle scuse per dire che più di così non possiamo fare.

Quando l’esterno sarà come l’interno delle nostre persone, allora sarà il Regno, allora sarà il tempo del ritorno del Signore Gesù. Non ci fidiamo gli uni degli altri, per questo abbiamo bisogno di mentire. Dio ha fatto coloro che sanno mentire e gli stupidi che non sanno mentire. Chi mente bene è il furbo e colui che ha potere nella vita; chi non mente bene è lo stupido che viene buggerato dal bravo mentitore. Questo avviene spesso ma ciò che è problematico è che questo modo di essere è giustificato dal nostro benpensare. Siamo dei benpensanti che uccidono la vita giustificando questo omicidio.

Quando l’esterno sarà come l’interno saremo ridicoli e ridicolizzati. L’importante è fare le cose senza che gli altri lo sappiano e perché questo avvenga mettiamo in campo miriadi di giornali e mezzi di comunicazione per comunicare solo quello che vogliamo e non tanto quello che avviene ma che può creare problema.

Il bisogno di mascherare il nostro male può essere una cosa socialmente utile, ma ciò che non va è che questo mascherare il nostro male noi lo facciamo con noi stessi. Non c’è bisogno di pubblicizzarlo, c’è bisogno di renderlo vero per noi. Per questa via passa la via della pace, la via della misericordia, la via del perdono. Questa è la via dove il male dell’altro è oggetto di misericordia perché l’altro è soggetto per me, è fratello. Nella misura in cui io sono vero con me, senza scandalizzarmi per quella parte che sempre non sarà vera per me, io sarò vero col fratello.

È il passaggio da una comunità di giusti ad una comunità di graziati. Non viviamo perché siamo giusti ma perché graziati, vale a dire perché amati dal Padre. Il regno dei giusti che noi continuiamo a ritenere il vero regno di Dio, è regno di giustizialisti che giustiziano gli altri per giustificare se stessi. Gli abomini di questo mondo, rendiamocene conto, sono stati fatti in nome di cose giuste. Un esempio su tutti: Gesù è stato ucciso perché giustamente trasgrediva le leggi: meglio che muoia uno solo che tutto il popolo sul quale è fondato il nostro potere. Se lasciamo perdere queste cose più piccole, ci diciamo, chissà dove andremo a finire. In nome di ciò, facciamo finire la vita e il buono nome del prossimo. Facciamo il bene in tal modo, ci diciamo, ma siamo profondamente male.

La corrispondenza fra esterno ed interno senza mentire a noi stessi prima e agli altri poi, è vitale alla nostra umanità. Questa corrispondenza non è un invito a fare i peccatori: lo siamo! Questa corrispondenza è un invito a fare del nostro male non più un luogo e uno strumento di difesa e di attacco, ma luogo di comunione, di perdono e di aiuto fraterno. Chiaro a parole, difficile nella vita: ma vero! Non ci rimanere che vivere la fede nel Padre che dona nel Figlio la sua vita per noi, per salvarci dal nostro bisogno di chiamare bene ciò che è male, dalla nostra oftalmodolia.

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Qui puoi continuare a leggere altri commenti al Vangelo del giorno.

Guai a voi, farisei; Guai a voi, dottori della Legge.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11, 42-46

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».

Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

Parola del Signore