p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 15 Maggio 2020

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Faccenda non semplice quando si deve parlare dell’amore. Faccenda ancor più difficile quando si deve parlare di amicizia. Faccenda impossibile quando si deve vivere l’amicizia.

Faccio fatica a definire l’amicizia. Gli amici sono quelli che durano nella prova, sono coloro che non ti abbandonano quando sei nel bisogno e, magari, quando hai fatto qualcosa di sbagliato che provoca l’allontanamento di tutti: non dell’amico!

“Non c’è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici”. Gesù ci chiama amici non tanto con la voce, quanto con la vita donata per amicizia nostra. L’amicizia è qualcosa che trascende l’amore. L’amore cerca reciprocità pur nella gratuità. L’amicizia supera anche la gratuità e la reciprocità. Non so dove vada, ma se abbiamo avuto un amico lo capiamo al volo che c’è qualcosa di più grande. Questo non svaluta l’amore ma lo esalta.

Questi amici a cui Gesù si rivolge sono gli apostoli fra cui campeggia Giuda che lo tradirà e che Gesù ha appena chiamato amico, fra cui campeggia Pietro il rinnegante. Ma allora, cosa è questa amicizia? Lui questi tali li chiama amici.

Nella parola “amico” c’è qualcosa che ci sfugge. Gli amici non sono servi, neppure cortigiani del re o dell’imperatore. Forse gli amici sono pari e questi pari Gesù chiama amici. Ma qui siamo chiamati a fare un passo in avanti: Gesù chiama amici, quindi suoi pari, coloro che lo tradiscono, coloro che scappano. Perché? Forse perché, vedendo oltre, sa che risponderanno al suo amore. È travolgente e stravolgente questa cosa: quando lo vedranno innalzato potranno scoprire il suo amore dettato dal fatto che Lui dona la vita per i suoi amici che tagliano la corda: non ne rimane uno.

I servi di Dio sono i suoi profeti, i santi: sono il massimo dopo di Lui. Ma questo a Gesù non basta. Dice che c’è qualcosa di più grande, c’è l’amico. Colui che non mi abbandona, colui che ritorna, colui che non dipende dalle cose belle o brutte fatte. Un amico è amico sempre!

Essere amici perché chiamati a diventare come Gesù Figlio di Dio, come Dio! Diventare come Dio amore, che ama i fratelli, dando la vita come amico.

Il Signore che ci è amico lo scopriamo sulla croce dove dona la sua vita per noi. L’amico è colui che fa il proprio interesse che è vivere e morire per l’amico: il resto passa tutto in secondo piano.

Noi comprendiamo l’amicizia, l’amicizia di Dio, quando rimaniamo in silenzio davanti a Lui, in un atteggiamento di contemplazione e di estasi. Sono parole, quelle donateci da Gesù oggi, che vanno oltre la comprensione immediata e non.

Quando inizia il silenzio della vita, il silenzio della solitudine, il silenzio dell’udito e degli occhi, il silenzio dei sensi, possiamo percepire nell’aria un ossigeno nuovo, l’ossigeno che ci dice “amico” con la vita donata, non a parole.

C’è un ritmo della vita che batte in modo diverso. Il cuore accelera o si quieta. Il corpo tutto freme sentendo un ritmo della vita diverso, qualcosa è cambiato. C’è un ritmo della vita che ci parla di vita e di morte, come vita di amore e di amicizia verso le persone, verso il creato tutto. A questo ritmo del creato siamo chiamati a sintonizzare il nostro passo e il nostro respiro. È un modo per entrare nell’amicizia, per entrare in Dio che ci è amico fino a dare la vita per noi. Il ritmo è un pulsare vitale perché non è questione solo mentale, è questione vitale.

A questo ritmo vitale siamo chiamati a sintonizzare la nostra esperienza. È ritmo vitale, è ritmo esperienziale, è ritmo da amico.

Amico! Cosa c’è di più grande di questo?!? Non è più questione di avere in cuore Dio, ma di essere in cuore a Dio! Non c’è nulla di più grande e di più bello di questo, perché l’amicizia non ha confini!


AUTORE: p. Giovanni Nicoli 
FONTE: Scuola Apostolica
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