p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 15 Febbraio 2021

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Un segno, cosa è un segno? Un segno indica una certa realtà e una certa presenza. A volte questo segno è chiaro e immediato, alle volte invece è velato. A volte un segno è chiarissimo per una persona, nel suo significato, mentre è oscuro per un’altra.

Un profumo può essere segno di una presenza per l’uno mentre è indifferente per l’altro.

Il problema non è tanto avere o non avere, vedere o non vedere dei segni, il problema è riuscire a cogliere questi segni ed essere capaci di cogliere quanto significano.

Ancora: è necessario capire quale significato non solo il segno ha, ma diamo noi a quel segno.

Un bosco può essere un segno di natura. Ma io posso vedere il bosco come una bellezza in cui passeggiare oppure, come uno strumento per fare soldi attraverso il taglio degli alberi.

La stessa realtà acquista significati diversi.

Il mondo è pieno di segni, è pieno di segni di Dio. Queste sono realtà nelle quali nuotiamo e viviamo. Molti, queste realtà manco le vedono. Molti altri non le sanno capire ed interpretare. Altri ancora li vedono solo come qualcosa che possono sfruttare oppure no!

Alla generazione dei tempi di Gesù non viene dato alcun segno non perché non vi sia, ma perché sono innanzitutto incapaci di coglierli e di vederli. Sono talmente ottusi, come d’altronde siamo noi, che non riescono a vedere che il loro vivere avviene perché è pieno di segni di presenza di Dio.

Dovremmo diventare dei cercatori che sanno scoprire in ogni momento della propria esistenza questi segni di presenza e li sanno poi ricondurre al Creatore che ci riempie del suo amore perché noi possiamo vivere la nostra esistenza.

Molte volte, anche all’interno delle nostre comunità cristiane, si va alla ricerca dei segni, una ricerca morbosa, ma solo per poi potere rimanere come prima, per poi non cambiare nulla della nostra esistenza, per illuderci che, visti certi segni, noi siamo a posto, siamo salvi.

Sembriamo come quella vecchia zitella in perenne attesa di qualcuno che gli chiedesse la mano. Ma lei non lo aspettava per dire di sì e potersi sposare, ma per poterlo rifiutare, per sentirsi potente e forte, una vera gran dama.

I segni perché li cerchiamo? Per potere rifiutare il Signore della vita oppure per accettare la sua richiesta di matrimonio?

L’invito che possiamo accogliere dal vangelo di oggi potrebbe essere questo: quello di non andare alla ricerca morbosa di segni, di miracoli, ma di saperli vedere presenti nella nostra esistenza, nel nostro quotidiano. Siamo invitati a coglierli e a sapere vedere oltre, Colui che attraverso questi segni manifesta il suo amore per noi. Un amore che chiede di sposarci con lui, di essere totalmente per lui e con lui.

Quale è il segno che chiedo a Cristo per potergli credere? Lo voglio anche io mettere alla prova?

Il segno che chiedo normalmente è il fatto che le cose possano andare secondo il mio desiderio, che le mie idee si possano concretizzare. L’unico segno che il Signore mi dona è quello del Pane. Il Pane moltiplicato e donato a tutti.

Il segno che ci viene donato è il Pane spezzato. Questo è il segno che ci viene donato mentre noi andiamo alla ricerca di segni più grandi e più convincenti. Sembra che se non vi sia un miracolo non ci possa essere fede. Ma di fronte al miracolo non ci può essere fede, se non preventiva, di fronte al miracolo c’è una sorta di infantile magia da creduloni che non presuppone per nulla la fede. Il Pane spezzato è il vero e unico segno che ci viene donato, perché è l’unico e vero segno significativo. Noi cerchiamo segni più significativi per la nostra fede e non crediamo al Pane spezzato. Credere al Pane spezzato significa credere nell’unica legge fondamentale per la nostra esistenza personale, sociale ed ecclesiale: la legge della condivisione.

Significa pregare il Padre Nostro con una coscienza diversa. Significa inverare la preghiera partendo da una concretezza – la fame nostra e dei nostri fratelli – e camminando verso una concretezza ancora più grande: la condivisione.

Dacci il nostro Pane quotidiano, il nostro e non il mio. Questa è la vera e unica legge di Dio che concretizza, senza mezze misure, la legge dell’amore. La mancanza di condivisione è il vero peccato, come il vero peccato è un bambino che muore di fame. La condivisione del Pane è il vero comando e l’unico segno che il Signore ci dona e che ci chiede di donarci reciprocamente.

Il miracolo dei pani e del dono completo di noi stessi – date loro voi stessi da mangiare – pensiamo sia un passaggio secondario e pensiamo di potercelo gestire da soli. Niente di più falso. La nostra risposta al miracolo dei pani è la richiesta di un nuovo segno; la nostra risposta alla chiamata al dono di sé e alla condivisione assurge a idolo il simbolo della proprietà privata dimenticando il profumo del Pane e la gioia della condivisione del Pane a noi donato dal Padre e da noi continuamente sottratto al fratello.

La salvezza è sempre la stessa: quella di un Padre che genera figli e ci rende fratelli, condivisi in ogni momento. La nostra fedeltà farisaica ad una certa legge diventa durezza contro la volontà di Dio di esserci Padre. La scelta dei farisei è anche la scelta dei discepoli del Signore che si dimenticano il segno del Pane. Una dimenticanza che parla tutta di una mancanza di interiorità.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM