p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 13 Luglio 2020

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Non c’è nulla di più pieno e vero del ricordarsi di una pastiglia che l’altro deve prendere. Forse una pastiglia che vale poco e che non avrà una grande efficacia, ma comunque una pastiglia piena di significato perché gesto di amore. Un gesto in sé vuoto ma che può essere pieno di vita se segno di rapporto vitale.

Non c’è nulla di più grande che offrire un bicchiere d’acqua fresca in una giornata estiva assolata e calda. Se entrando in una casa di fronte all’offerta di ospitalità, noi chiediamo un bicchiere d’acqua, la gente si scandalizza quasi. Come solo acqua? Arrivare in un posto in Mozambico dove vi è la possibilità di bere un bicchiere di acqua buona e fresca, è la più bella cosa che vi può essere. Perché non è così anche da noi? Forse ci complichiamo la vita? Forse pensiamo che l’amore debba avere gesti eclatanti? O forse è proprio la mancanza di amore che ci rende ciechi e non vedenti? Non vediamo più la grandezza di un gesto a partire dalla sua piccolezza perché vuoto di visibilità ma pieno di vita!

Anche i discepoli, per Gesù, sono i piccoli. Sono i piccoli i suoi discepoli, non i principi della chiesa o di chissà chi! È dei piccoli il Regno dei cieli, come è dei piccoli la capacità di accogliere la sapienza di Dio.

Il gesto di accoglienza più piccolo, proprio perchè rivolto a un piccolo, assume tutto un valore particolare. Un gesto piccolo come può essere un bicchiere d’acqua donato è gesto divino e imperituro.

Potremmo anche dire che più il gesto è piccolo e più è pieno. Più l’offerta è piccola e più è vera o ha la possibilità di essere vera. Più l’obolo della vedova è piccolo e più è il più grande di tutte le offerte, semplicemente perché pieno, perché ha dato tutto quanto aveva per vivere. Tutto quello che sono, te lo do: questa è la vera via dell’amore e dell’annuncio della Buona Notizia. Questa è la via delle beatitudini. Questo è essere beato: seduto sotto un albero a gustarti un bicchiere di acqua fresca che ti è stata donata. Seduto su di un letto ad aiutare una persona che accoglie la giornata con tutta la fatica, una fatica lieve perché non è sola, perché accanto ha una persona che le vuole bene.

Non ci sono hospice o strutture sanitarie che tengano di fronte a questa piccola grandezza. Meglio una capanna in mezzo ad un bosco, in mezzo agli elefanti, con accanto una persona che ti ama, come luogo migliore per affrontare la vita e dunque per morire. Laddove il minimo gesto è pieno, questo è gesto divino, divinamente umano.

Noi vogliamo possedere la nostra vita dimentichi che la nostra vita ha senso se donata. Appena noi riusciamo a possedere la nostra vita noi diveniamo egoisti e non riusciamo più a dare senso alla nostra esistenza. Un’esistenza donata che, alla ricerca di reciprocità, cammina sulle strade della vita: come un piccolo discepolo appunto.

Senza questo noi uccidiamo il nostro essere figli e fratelli, uccidiamo chi siamo, perdiamo la nostra identità.

La vita è da perdere non solo perché siamo mortali, come lo è ogni animale. La vita è da perdere perché vivere è amare e amare è fare dono della vita. La vita non la si può trattenere, come non si può trattenere lo Spirito Santo. La vita umanamente divina e divinamente umana è tale perché la si vive, magari tuffata in un bicchiere d’acqua, in una carezza data mentre offri una pastiglia alla persona cara. La vita, in altri termini, è respiro: non puoi solo inspirare o solo espirare, sono necessari entrambe i movimenti. Se inspiri non puoi trattenere il respiro se non per un tempo limitato, perché l’inspirare è ispirante per una vita donata, per un espiro che va verso l’esterno. Se rimane dentro, si muore.

Dare gratuitamente amore e gratuitamente riceverne è vita e dunque soluzione vitale, al di là di ogni problematica e al di sopra di ogni problema. Prima questo, poi il resto. Così la vita non viene gettata con disprezzo ma viene gettata perché donata con amore, come due spiccioli nel tesoro del tempio, appunto!


AUTORE: p. Giovanni Nicoli 
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