p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 13 Febbraio 2021

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Gesù dona alla gente che lo segue con i suoi discepoli, la Parola e, con essa, dona anche da mangiare. Il mangiare del cuore non è slegato per Gesù dal mangiare dello stomaco. Sono due cose distinte ma facenti parte della stessa vita.

È vero, un giorno ha detto non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Con questa frase non ha annullato il cibo di tutti i giorni ma l’ha esaltato e contestualizzato. Il cibo di tutti i giorni è essenziale all’uomo, ma non è l’unico. L’uomo ha bisogno d’altro. Ebbene, dopo tre giorni di ritiro spirituale nel deserto, Gesù chiede ai discepoli di dare da mangiare a quella folla che lo stava seguendo e ascoltando.

La condivisione della Parola è segno e richiamo di un’altra condivisione, quella del pane quotidiano che è dato per noi, non per me! Non possono mai essere due cose staccate, se non vogliamo tradire la volontà del Padre e il centro dell’essere cristiani. Questo profondo legame fra i due pani, troppo spesso è dimenticato da noi cristiani, motivo di morte per il cristianesimo.

Cosa andiamo a portare agli altri noi cristiani? Portiamo prima la Parola o prima il pane (salute, cibo, istruzione)? È un falso problema perché l’uno senza l’altro non ha senso. Nel momento in cui porti pane porti la Parola e nel momento in cui porti la Parola porti pane. Se uno dei due viene meno, vengono meno entrambe. La realtà spesso diventa motivo per non volere condividere e per non volersi impegnare a portare entrambe.

Questa gente, con Gesù, si trova in un deserto, hanno vissuto una bella esperienza di ascolto. Ora hanno fame e i discepoli vedendo la difficoltà della cosa, tentano di scaricare il problema. È una cosa difficile, è una cosa impossibile, è dunque una cosa che non ci riguarda. Noi non possiamo farci nulla. È necessario che ci pensino altri, i potenti, coloro che hanno tante possibilità, coloro che possono influire sul mercato, coloro che possono muovere tanti con un ordine.

Può darsi che alla fine siano necessari anche questi, ma questi cosiddetti potenti non si muovono e non si muoveranno mai se non c’è un movimento di gente che crede a queste cose, che si dia da fare. È la gente comune che fa le rivoluzioni, non i potenti. È il coraggio di gridare insieme la propria fede che smuove le montagne, non sono i grandi. I grandi al massimo si prendono il merito di quanto è avvenuto senza la gente, ma niente più. I grandi movimenti non hanno inizio, non si sa da dove vengono e non si sa dove arrivino: sono un dono dello Spirito.

Questo deserto nel quale si trovano tanti nostri fratelli, interpella noi, non chissà chi! Magari anche chissà chi, ma ora interpella noi. Ci interpella a condividere quanto siamo e abbiamo. Ci interpella a condividere quello che crediamo e quello che abbiamo in banca. Condividere per non farcelo rubare, in un modo o nell’altro dai rovesci della finanza o dai vari fallimenti. Condividere quello che siamo perché se non condividiamo quello in cui crediamo, quello in cui crediamo si smorza, si rimpicciolisce, un po’ alla volta svanisce.

Insomma siamo chiamati a riscoprire il gusto del dovere di amare. Un dovere che è desiderio e piacere nella fatica e nello sforzo. Non è solo una cosa spontanea, ma è anche il gusto di richiamarci un dovere senza il quale noi non possiamo essere quello che siamo e non saremo mai quello che dovremmo e potremmo essere.

È un dovere chiedere al Signore che ci sazi ed è un dovere condividere questo essere stati saziati da lui. Saziati nello stomaco, saziati nell’animo, saziati nella mente, saziati nel corpo, saziati nella volontà, saziati nel desiderio.

Quanti amici sconosciuti incontriamo ogni giorno sul nostro cammino. Amici perché il dovere di amare il prossimo li rende tali, sconosciuti perché la nostra distrazione nella fede e nella condivisione non ce li fa riconoscere. Amici a cui siamo chiamati ad aprire i loro cuori appesantiti e chiusi, un cuore su cui l’acqua fredda dei giorni cade goccia a goccia facendo perdere la speranza.

Signore, perdonaci di non averli amati!


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM