p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 12 Febbraio 2020

266

Il nostro problema non è l’influenza cinese che sembra essere il grande problema dell’umanità. Miliardi di persone non sanno che cosa sia e non lo sapranno mai. È un problema? Direi di sì, ma non è il problema. Mi sembra un bel problema da pubblicizzare ad ogni piè sospinto, in ogni telegiornale o trasmissione di ogni tipo, per creare quella paura che non ci lascia vivere e ci fa accettare di tutto e di più. È una testa di ariete che sfonda le porte della nostra vita per lasciare passare ogni nefandezza sotto silenzio. Prima si usavano i poveracci migranti per nascondere i nostri problemi alimentando la nostra paura, ora si usa l’influenza cinese per non vedere ciò che c’è e che realmente uccide la persona.

Le regole sul puro e sull’impuro, nella Bibbia, sono trattate in lungo e in largo. A Gesù queste regole interessano il giusto perché quando le regole diventano il fine della vita umana e delle relazioni, la vita diventa cosa impura, diventa cosa invivibile. L’umano viene asservito alla legge, e non viceversa, provocando la morte della persona.

Gesù è interessato e focalizza l’attenzione su ciò che ferisce la nostra umanità più intima che non è né l’igiene intima né l’igiene del nostro corpo. A Gesù interessa ciò che offusca realmente l’immagine e la somiglianza con Dio.

Gesù si lascia toccare dalla donna impura, tocca la bimba morta, entra in relazione col lebbroso che doveva stare alla larga di tutti, semplicemente perché ciò che ci uccide è l’impurità delle nostre relazioni con la vita e con l’altro. Gesù non è neppure interessato ad annullare i comandamenti e la legge, Lui desidera fare una azione di cura dell’umanità riportando il nostro sguardo e la nostra attenzione sul perché e sull’affinchè. Un perché e un affinchè che danno senso al nostro agire e che liberano il nostro cuore da una schiavitù legislativa che annulla il senso della legge stessa.

Ciò che ci rende insani, ciò che ci rende impuri, ciò che ci uccide non è né la malattia, né gli animali che non ci possono contaminare da fuori. Possiamo continuare ad analizzare il vissuto per cogliere ciò che è meglio mangiare, ciò che è meglio evitare, ciò che ci fa morire come vogliamo, ma non è questo il centro della questione. Continuare a mettere al centro della nostra attenzione tutto ciò è roba da gente che vive di Legge, di gente che disumanizza la vita, di gente che non ha cura vera della persona, di gente che fa morire dentro anche se continua a guardarsi l’ombelico dalla mattina alla sera.

Non riuscire a cogliere la bellezza di questo vangelo non ci deve scandalizzare ma non ci deve neppure portare ad annullarne la carica umanizzante. È normale che noi non capiamo queste parole perché è normale che la nostra attenzione dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina sia rivolta da tutt’altra parte. La provocazione è un invito a guardare in modo diverso il nostro vivere mettendo al centro della nostra attenzione ciò che veramente è centrale e che noi rischiamo di relegare al secondario, cominciando a prenderci cura di ciò che realmente ci rende persone. Prenderci cura dell’essenziale, anzichè relegarlo in un angolo, ci libera dalle continue paure false che vengono provocate in noi da dentro e da fuori di noi. Ma il problema non è fuori, non è che altri ci intimoriscano, il problema è che noi ci lasciamo intimorire e facciamo diventare centrale questa paura che centrale non è. Ha un suo perché e una sua importanza, ma non è questo il problema della nostra esistenza. Non abbiamo paura: neppure i discepoli riuscivano a comprendere questa parola e molto della nostra vita di fede come comunità cristiana è vissuta lontana da questa centralità, è vissuta ponendo al centro ciò che centrale non è.

Noi siamo resi “impuri”, vale a dire sfigurati, da ciò che abbiamo dentro di noi, nel segreto del nostro cuore. Sono i nostri pensieri malvagi che ci uccidono e ci disumanizzano. Custodiamo con cura questi pensieri malvagi, normalmente. Ci giriamo intorno, li giriamo e li rigiriamo dentro di noi, li guardiamo da ogni lato e li usiamo per essere confermati nella nostra malvagità e nei nostri pregiudizi. Da ultimo li espelliamo da noi alla ricerca del nemico di turno, fosse anche l’ultima influenza cinese o l’ultimo profugo che arriva sulle nostre coste, e quel nemico bersagliamo di tutto il male che abbiamo coccolato in noi, nei nostri pensieri che poco a poco hanno invaso il nostro cuore e la nostra pancia.  Così le nostre crisi anziché essere vissute e affrontate vanno alla ricerca del responsabile di turno, perpetuandole e ingigantendole. Sono i puri di cuore che vedranno Dio, per Gesù. Guardare senza ombre e distorsioni, chiamando ombra ciò che è ombra e non motivo di vita, è la cosa più bella e più umana che possiamo fare. Così, con cuore puro e mente libera, diventiamo familiari con l’umanità, così vedendo il fratello, qualsiasi esso sia, noi vediamo Dio, come ci ricorda sant’Agostino.

Fonte

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI


Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 7, 14-23   In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.  E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».   Parola del Signore