p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 11 Settembre 2019

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Con queste parole, con queste beatitudini, Gesù vuole portarci alla vetta della vita. Dopo le varie guarigioni, vuole guarire il nostro cuore e la nostra mente. Oggi Lui compie questa parola, che noi ascoltiamo. Oggi siamo battezzati di nuovo nel segno della Buona Notizia. Basta coi dieci comandamenti, che hanno una loro importanza e bellezza, ma hanno sempre un cuore malato. È il cuore della conquista e dell’avere che uccide noi prima, gli altri poi, il creato di conseguenza. La Parola che Gesù ci dona ha il potere di liberare l’uomo dentro, di liberarlo fuori, di dargli una vita feconda. Una vita non più sotto la lebbra, ipotecata dalla morte; ci dona piedi per camminare verso la casa del Padre e ci dona il desiderio di fare festa. Così possiamo trovare la casa, lo Sposo, così ci apre la mano inaridita per potere accogliere la vita del Padre.

Questa pagina è il manifesto del Regno di Dio che non ci dice cosa dobbiamo fare ma come siamo chiamati ad essere. È un invito ad aprire gli occhi, un invito che giunge a noi ciechi accecati e accecanti. Ci invita a vedere la Luce e la realtà alla Luce del Padre: unico modo di cogliere la realtà vera e totale al di là dei nostri deliri e delle nostre allucinazioni.

Noi ascoltando e accogliendo queste parole, tocchiamo Gesù e guariamo alla radice i nostri mali. Gesù è venuto a portare amore e vita che vincono egoismo e morte, rifiutandosi di diventare egoismo e morte per averla vinta alla nostra maniera mortifera. L’invito di Gesù non è invito a prendere ma a lasciare. Noi che vorremmo prendere tutto e sempre di più, noi malati di dominio e di ragione sugli altri, noi che vogliamo e pensiamo di essere superiori agli altri diversamente non esistiamo, ebbene noi Gesù ci ama donando tutto se stesso e non prendendo nulla, scegliendo semplicemente di servire in umiltà.

Lui è beato perché povero donante quello che è, aperto alla linfa vitale che gli viene dal Padre. Lui è beato perché vive la fame come apertura al Pane di vita che è Lui, dono a noi del Padre. Lui piange coi poveri del mondo invitandoli ad aprirsi al dono della vita del Padre, quella vita che ci riempie di gioia e di ilarità, insieme non più da soli. Essere derisi perché viventi nel Padre è la cosa più bella che siamo chiamati a vivere e a gustare. Ciò che importa non sono i successi, ciò che importa non sono i guadagni, ciò che importa è vivere la vita vera aperta al dono del Padre e aperta a divenire dono con gratuità, vale a dire donando senza accorgercene, senza rivalsa, senza attesa di ricompense.

Il nostro desiderio ammalato del bello e del buono legato al possedere cose, al dominare persone, all’avere in tasca Dio magari col rosario in mano, è chiamato da Gesù alla guarigione nelle beatitudini, sapienza di vita del Padre. Il nostro desiderio malato è distruttivo di noi stessi in primis, poi degli altri perché avveleniamo le nostre relazioni con la distruttività del nostro desiderio malato di bellezza apparente; infinite distruggiamo la creazione perché tutto deve essere asservito all’economia, al guadagno ad ogni costo non per vivere ma per immolare la nostra vita al Moloch che non dà vita ma distrugge vita con l’illusione dell’essere vita e vitale. Così i comandamenti per noi sono strumenti per convincere Dio della nostra bravura distruttiva, per poterlo tenere per il collarino dalla nostra parte, di noi che siamo i bravi, perché lo teniamo buono.

Così la morte, la guerra, la distruzione, la violenza diventano motivi stolti di vita, uccidendo la sapienza che ci dice che la fame di amore, di dono, di solidarietà, di vita che il Padre dona a noi è cosa campata in aria.

Fidiamoci: i desideri di Dio Padre sono desideri di vita che sbocciano e crescono in noi quando siamo poveri di meriti umani e religiosi. Così vuoti e piangenti, affamati di amore, saremo capaci di accogliere il dono del Padre divenendo dono del Padre per i fratelli: e saremo beati, felici!

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

Qui puoi continuare a leggere altri commenti al Vangelo del giorno.

Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6, 20-26


In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Parola del Signore

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