p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 11 Novembre 2020

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La nostra vista e il nostro udito manifestano spesso e volentieri dei difetti e delle incapacità a vedere e ad udire delle quali difficilmente ce ne rendiamo conto. Mi pare che il deficit maggiore sia dato dall’incapacità a riconoscere ciò che veramente ci accade. Dove siamo, dove stiamo andando, come ci stiamo andando, chi incontriamo, che cosa avviene durante il cammino. Alle volte ci sembra di obbedire alla vita mentre in realtà obbediamo solo a certo nostro buon senso interiorizzato chissà quando.

Gesù sta camminando, ci vede e ci sente. Sente il nostro grido e riconosce la nostra condizione lebbrosa. Cammina ma non è né sordo né cieco, come sembriamo noi quando viaggiamo sulle nostre automobili o sui nostri treni. Anche quando camminiamo noi siamo tutti presi dall’appuntamento che abbiamo, dall’impegno che dobbiamo assolvere, dal luogo dove dobbiamo andare per compiere quanto ci siamo proposti, ma sembriamo ciechi e sordi: nessuno vediamo, nulla ascoltiamo. Sembra che ciò che è importante è che noi facciamo i fatti nostri, tutto il resto è banale e passa in secondo piano. Anche se il lebbroso di turno ci urla nelle orecchie non lo sentiamo, anche se il poveraccio di turno al semaforo ci chiede qualcosa noi guardiamo fissi in avanti, non abbiamo la capacità neppure di un sorriso e di un no grazie, soprattutto ora che possiamo nasconderci dietro le mascherine. Noi siamo quelli che hanno ragione perché noi abbiamo e siamo a casa nostra, loro sono fuori legge. Sapessero quante leggi infrangiamo noi ogni giorno nel nostro lavoro e nel nostro darci da fare da buoni maneggioni.

Torniamo a noi, meglio a Lui. Gesù vede i lebbrosi e li sente, ordina loro una cosa che per noi non ha senso: andate dai sacerdoti. I sacerdoti erano gli incaricati di riconoscere l’avvenuta guarigione del lebbroso. Mandare i lebbrosi dai sacerdoti è atto di speranza per un fatto non ancora avvenuto. Il fatto avverrà: durante il cammino verso i sacerdoti. Mentre camminano verso i sacerdoti tutti si accorgono di essere stati mondati, purificati, guariti. Tutti hanno ascoltato Gesù, tutti si sono messi in cammino, tutti sono stati mondati. Tutti si sono fidati della parola senza avere alcun riscontro, in povertà assoluta.

Uno solo diventa discepolo del Signore, “visto che era stato guarito”. Questo uno solo, questo samaritano, vede, come vedono tutti gli altri, ma ne trae le conseguenze e torna al Salvatore. Mentre torna glorifica Dio: ben sappiamo che la gloria di Dio è l’uomo vivente, cioè questo samaritano lebbroso mondato. Tornato cade sul volto davanti a Gesù, lo adora, cioè lo bacia: ora può perché mondato, ora ne è capace perché ha ritrovato se stesso, ha riconquistato la sua dignità di gloria del Signore Dio.

Non vi può essere che un solo gesto, di fronte a questo vedere e tornare e adorare, quello di fare eucaristia. Il ringraziamento è proprio questo: fare memoria delle grandi cose che il Signore compie in noi e in mezzo a noi. Dopo avere ascoltato la parola, vedere quanto la Parola compie nel trasformarci nel corpo di Cristo, fare comunione nel ringraziamento, nel fare memoriale. È accoglienza del dono di salvezza che ci viene da Dio: vede se stesso guarito e si rivolge di nuovo a Gesù, glorificando Dio nell’adorazione e nell’eucaristia fatta per strada, mentre si cammina.

Gli altri? Gli altri sono troppo religiosi per disobbedire alla Legge, per questo sono incapaci di eucaristia, di accogliere la grazia, di riconoscere la salvezza. L’unico uomo di fede è il non credente al quale verrà chiesto conto dei nove religiosi non credenti verso i quali il non credente pieno di fede sarà mandato in missione, come sana conseguenza di un memoriale eucaristico celebrato lungo la via.

Gli altri nove vanno verso Gerusalemme per compiere la Legge che poi li condannerà di nuovo al primo errore. Resteranno sempre immondi, avvolti dal lievito dei farisei. Solo il samaritano che entra nell’economia del dono abbandonando l’idropisia della conquista, incontra Gesù e fa eucaristia. Questa è fede: “alzati e va’, la tua fede ti ha salvato!”. Ci ritroviamo a riconoscere che gli ultimi sono i primi. Queste stesse parole Gesù le rivolge alla peccatrice in casa di Simone il fariseo; le rivolge per strada all’emorroissa guarita dopo che lo ha toccato; le rivolgerà al cieco nato che grida a Lui e a Zaccheo nella cui casa la salvezza oggi è entrata.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM