p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 10 Marzo 2019

198

Gesù Cristo ci parla di Dio con la pratica della sua umanità. Dio è umanizzato nell’uomo grazie al Cristo incarnato. Dio si umanizza e vuole dare un messaggio di umanizzazione della vita e dunque della fede.

Le tentazioni non sono cosa fuori dalla storia, le tentazioni sono incarnazione, sono quotidianità, sono passaggio quotidiano per una umanizzazione della nostra esistenza, scommessa sempre aperta e mai vinta in modo definitivo.

Il bisogno di prendere il potere, il volere essere mezzo e strumento per un segno divino che costringa tutti a credere, la ricerca per trovare una via che non debba passare per la croce per ottenere il Regno, sono le nostre tentazioni di ogni giorno. Le tentazioni hanno una storicizzazione ben precisa che è il fare tutto a fin di bene, non perché è bene.

Ricercare il potere a fin di bene è la prima aberrazione storica del bene, dentro e fuori la chiesa. Questa ricerca di fare a fin di bene è cosa contraria alla solidarietà coi fratelli: questa è disobbedienza al Padre. Sarebbe bene che nel nostro discernimento quotidiano ritornassimo a verificare quanto pecchiamo a fin di bene. Quanto pecchiamo nelle nostre pseudo riforme congregazionali o diocesane. Il peccato è fare tutto non per la vita, per umanizzare questa vita, per storicizzare la nostra fede, ma per riacquistare posizioni, essere in tanti, contarsi.

Tante volte per amor di Cristo facciamo scelte contrarie alle sue. Questa scelta di vita è cosa che avvolge tutta la vita, non solo un momento di essa. Le tentazioni sono cose umane e quotidiane. Senza le tentazioni noi ci disumanizzeremmo: non saremmo più liberi. La concupiscenza è cosa umanizzante, negare la stessa è disumanizzare la nostra esistenza e incorrere nella scomunica. La tentazione, la lotta è cosa storica che percorrere tutta l’esistenza di Cristo, fino alla croce.

“Tu non scendesti dalla croce quando, per schernirti e per deriderti, ti gridavano: scendi dalla croce e allora crederemo che sei tu! Tu non scendesti perchè ancora una volta non volesti rendere schiavo l’uomo con un miracolo e bramavi la fede libera” (Dostoevskij, I fratelli Karamazov).

Le tentazioni, come avvenimenti storici e quotidiani, non avvenuti una volta per sempre, evidenziano i due modi di essere figli di Dio: uno diabolico e uno umano. Quello diabolico si concretizza nel volere possedere sé, gli altri e Dio, mettendo le mani sulla propria e altrui vita. Il modo umano e umanizzante vive nel ricevere tutto come dono del Padre per potere donare come Lui, mettendo la propria vita nelle mani degli altri.

Il sistema diabolico del fare tutto a fin di bene crea un sistema di relazioni di violenza e di morte; il sistema umanizzante, cioè cristiano, crea un sistema di relazioni di amore e di vita.

L’uomo si umanizza a partire dalla morte. La morte è l’unica certezza, l’uomo è l’essere che sa che deve morire. Per conoscere se stessi dobbiamo prendere sul serio la nostra morte anche se, disumanizzati come siamo, viviamo come se fossimo immortali, non crediamo alla nostra morte. È la tentazione del crederci onnipotenti ed eterni.

Ci umanizziamo perché siamo gente che parla, che non cede alla tentazione delle pietre. Disumanizzazione è l’utilizzo della parola per manipolare, per avere consensi, per chiudere la relazione vera: convogliare consensi per cose non umane è disumano. Vi è un’etica della comunicazione che apre al rapporto a partire dall’ascolto. L’uomo è l’essere che costruisce una comunità in quanto essere che parla e che sa che deve morire. L’uomo è colui che abita il mondo insieme con altri.

Le tentazioni costituiscono il tessuto del quotidiano umano e cristiano. Sono accompagnate da un segno positivo perché dicono che siamo nel mondo pur non essendo del mondo.

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

Vangelo del giorno:

Lc 4, 1-13
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.