p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 10 Luglio 2020

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“Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso”, ci annuncia san Paolo nella prima lettera ai Corinzi (2, 2). Lui che era convinto che “la parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio” (1Cor 1, 18).

Di fronte a tanta sapienza mi ribello, mi ribello dentro. Come si fa a credere a tanta stoltezza sapiente? Sappiamo bene che non è reale, non è vera e, soprattutto, non è realizzabile. Se infatti fosse realizzabile sarebbe vincente secondo i criteri di questo mondo, cosa che non è e non vuole e non può essere.

La risposta al male col male ci rende lupi che non è proprio l’essere “prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”. Noi confondiamo quello che siamo con quello che dovremmo essere e per far combaciare le due realtà facciamo confusione. Non si tratta infatti di diventare lupi, ma di essere gente scaltra che comprende la realtà dei fatti decidendo con scaltrezza di trovare la via per rispondere al male col bene, non facendoci irretire dalla vittoria apparente del male. È vittoria apparente se la vediamo come ricerca del bene dell’umanità, se la smettiamo, cioè, di vederla come vincente contro l’altro e quindi mortale per l’umanità. O noi, infatti, combattiamo col bene il male, oppure combattiamo il malvagio col male: la differenza sapienziale sta tutta qui.

O accettiamo di entrare nel mistero del Maestro oppure vi rimaniamo fuori. Detto in altri termini: o riconosciamo che la nostra paura di soffrire e di morire è vincente in noi e ci conduce a chiuderci in noi stessi e a difenderci facendo il male a noi e agli altri, oppure accettiamo la rivoluzione che ci porta a vedere il male anziché il malvagio e a rispondere al male col bene, certi di sconfiggerlo per il bene del malvagio e dell’umanità sempre meno, in tal modo, sommersa dalla malvagità.

Quando capiremo che il male non è soffrire e morire e neppure essere uccisi, ma far soffrire e morire, allora, forse, qualche cosa cominceremo a capire.

Siamo alle solite: la Croce è la chiave di volta della storia. Il simbolo della morte e della condanna romana è divenuta la realtà del dono e della salvezza, della crescita del bene e della decrescita del male. È la croce la chiave per accedere al mistero di Dio e del mondo. È sulla croce che l’Agnello di Dio chiarisce l’enigma della storia, altro che quello della Sfinge. L’enigma è il seguente: il bene vince perdendo e il male perde vincendo; la violenza è vinta dalla non-violenza di chi la porta su di sé.

Rispondiamo al male col bene o al male col male? Quanto cammino di libertà ritroviamo in questa dinamica vitale di bene che ci viene dal Cristo Crocifisso?

Quando riusciremo a non farci irretire dalle difficoltà e dalle persecuzioni riuscendo a scorgere nella natura di queste caratteristiche i costi del bene scelto e perseguito? Quando riusciremo a vedere nel perdere la vittoria del bene? Quando intravvederemo in questi la distruzione del male? Quando vedremo nel suo uscire allo scoperto e nell’innalzare la risposta malvagia la sua stessa fine? Quando vedremo tutto questo nel Cristo crocifisso?

Smetteremo allora di perseguire gli idoli del mondo, della società e ricercheremo il Dio della Vita, Il Padre di ogni stilla di benedizione che discende dal cielo su di noi, proprio ora!


AUTORE: p. Giovanni Nicoli 
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