p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 1 Marzo 2020

96

​​

Un prete, l’altra sera, alla radio, diceva che quanto sta avvenendo, il coronavirus, è un castigo della “madonna” perché siamo cattivi. Qualcuno l’ha riportato a tavola e io sono uscito con una affermazione dura ma, secondo me, vera: questa, non è mia madre!

Quanti preti danno benedizioni perché la gente guarisca o perché si riesca a bloccare il virus o qualsiasi altra disavventura della vita. Siamo schiavi di una religione che Gesù è venuto ad abolire e che noi continuiamo a fare risorgere. Ogni giorno. Una religione disumana semplicemente perché uccide la libertà dell’uomo. È come se il Creatore avesse tolto la libertà ad Adamo ed Eva perché non si lasciassero tentare dal Maligno nell’Eden. Avrebbe dovuto fare quello, secondo la nostra religione, altrochè lasciarli liberi di sbagliare. E Gesù vuole abolire questa religione semplicemente perché ci rende disumani. Noi no, noi ogni giorno la facciamo risuscitare facendo di tutto perché Dio sia dalla nostra parte contro qualche fratello di turno. Tutto questo nasce da una convinzione: noi siamo i buoni e gli altri i cattivi. Dio è buono solo se ci salva dal male, se ci libera dai nemici, se ci fa vincere sugli altri. Questo è il vero virus che infetta le nostre vite e uccide la nostra umanità, perché uccide Dio Padre/Madre ritenendolo un genitore di poco conto, pronto solo a prendersela coi propri figli, fino a castigarli con una malattia, pur di dimostrare che noi abbiamo torto.

Non è vero che Dio è morto nei campi di sterminio: lì è morto l’uomo. Non è vero che Dio muore sui barconi che attraversano il Mediterraneo, lì muore la nostra umanità immolata ad una religione idolatra anche se abbiamo il rosario in mano.

Gesù, si incarna, si fa uomo, sente la fame, vive la tentazione, vorrebbe vincere la fame facendo pane con le pietre, vorrebbe far fuori i potenti che asserviscono gli uomini alla propria malattia di potenza, ma non lo fa.

Gesù, nelle tentazioni e in tutta la sua esistenza, fino sulla croce, non fa altro che uccidere Dio, questo Dio che è meglio scrivere con la “d” minuscola, perché altro non è che un idolo scaturito dalla nostra fantasia.

Noi siamo malati di soluzioni, di belle figure, di sconfiggere il male, di realizzazione, di un corpo sano: noi vorremmo un dio che ci risolva la vita.

Gesù, nelle tentazioni, inizia ad uccidere dio, quel dio che fa morire il nostro cuore. Non ne vuole sapere di un dio che con potenza sconfigge il male magari con la forza, forza bruta che rade al suolo intere nazioni per dimostrare che noi abbiamo ragione, mentre invece è solo ragione del più forte. Gesù uccide la volontà del padre becera e divisoria. Il Divisore, il Diavolo, vuole divisione e noi, col nostro dio, creiamo ancora più divisione, fra i buoni e i cattivi, puntando a dito il fratello come incarnazione del male. E non ci accorgiamo che siamo noi ad incarnare il male.

Gesù delude l’uomo e non trasforma i sassi in pane. Gesù delude l’uomo perché non usa il potere e la forza a fin di bene. Gesù uccide dio e chiede anche a noi ogni giorno di ucciderlo. Dobbiamo uccidere il dio che serve se vogliamo credere nell’inutilità del Padre. Uccidere dio è far vivere l’uomo, renderlo umano e vero. Uccidere dio significa fallire secondo il mondo, è essere inutili e perdenti, è essere dunque liberi e umani. Dio muore in nome dell’umana libertà e della libera umanità. Basta col dio potente e miracoloso, quel dio cattivo che ha bisogno della madonna perché si converta ad essere buono e faccia il bene per i suoi figli: mi si attorcigliano le budella a pensare quanta predicazione su questo dio inutile, falso e disumano abbiamo fatto. Non mi interessa un dio dialetticamente bravo e convincente, schierato con gli uomini, di solito bianchi e potenti, che riempie i miei bisogni ma è senza pietà verso il bimbo che muore di fame perché povero. Gesù prova ogni giorno ad uccidere il mio dio: questa sembra essere la grande scommessa dell’incarnazione.

Nel deserto, nella fame, nella sventura, nel silenzio di Dio c’è spazio per lo Spirito di amore che aleggia sulle acque della nostra vita. Silenzio del Padre, silenzio del Figlio, breve brezza leggera dello Spirito. Gesù tace e lascia che l’idolo della paura prenda piede perché possa emergere di nuovo la nostra libertà, unica via per umanizzarci. Non mi interessa un dio che mi salva dalla morte. Sarebbe un dio che non mi vuole a casa sua dove sono chiamato ad andare a vivere con Lui. Non mi interessa un dio facile che mi risolva i problemi moltiplicando miracoli, omicida della nostra umanità. La nostra tentazione è chiara: far risorgere oggi questo dio che non è padre e non è madre, che non è Maria e non è Gesù. Questa immagine di dio Gesù vuole colpire non cedendo alle tentazioni diaboliche del deserto. Sa bene che uccidere questo dio significa scatenare le ire di Caifa e la vendetta di Erode e il menefreghismo di Pilato. lo sa che questo è donare la propria vita che porta alla croce: ma non molla e dice no al Maligno tentatore nel deserto. Uccidere dio è deludere l’uomo disumanizzato invitandolo sulla via della umanizzazione, che è libertà di essere figli dello stesso padre. L’uccisione di questo dio mi rimette in cammino, leggero, verso il Padre. Camminare lasciando le certezze, vivendo il dono del silenzio anche di Dio. Basta con l’immagine consolatoria di dio. Basta col dio che noi vogliamo, quel dio che scende dalla croce per dimostrare che è dio rifiutando il dono di amore della propria vita per noi. Basta col dio che non mi fa fallire e mi permette di salvarmi la faccia. Voglio il Dio Padre che amo fino alla morte per potere entrare nel suo abbraccio di Madre. Questo Dio di Gesù che presidia il deserto morendo sconfitto perché l’uomo possa essere liberato dalle religioni schiave del divino potente rinascendo a sua immagine e somiglianza, libero di essere bene pur tentato dal Maligno Divisore che usa dio per ammaliarci e ingannarci.

Fonte


Articolo precedenteGesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 1 Marzo 2020
Articolo successivoCommento al Vangelo di domenica 1 Marzo 2020 – don Erio Castellucci