p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo del giorno, 24 Aprile 2020

584

La Parola nel tempo della distanza

 PASSAVA E RESTAVA, IN OGNI MANO

Gv 6,1-15
C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci…

Ma che cos’è per tanta gente?
Assoluta sproporzione tra i problemi del mondo e ciò che il singolo può fare. Eppure quel ragazzo ha capito, nessuno gli chiede nulla e lui ha già messo tutto a disposizione. L’inizio di soluzione della fame del mondo ha nome condivisione, spezzare il mio pane perché diventi il nostro pane.

Come avvengano certi miracoli non lo sapremo mai. Ci sono e basta. Ci sono, quando a vincere è la legge della generosità. Poco pane condiviso tra tutti è misteriosamente sufficiente; molto pane tenuto stretto per me fa nascere miseria e fame.
E Gesù, non appena gli riferiscono lo slancio di quel ragazzo, dà avvio alla festa: Fateli sedere! Adesso sì che è possibile affrontare il problema. “Nel mondo c’è pane sufficiente per la fame di tutti, ma insufficiente per l’avidità di pochi” (Gandhi).

Il Vangelo neppure parla di moltiplicazione ma di distribuzione, di un pane che non finisce. E mentre lo distribuivano, il pane non veniva a mancare; E MENTRE PASSAVA DI MANO IN MANO, RESTAVA IN OGNI MANO.

Gesù prese i pani, rese grazie, li diede.
Tre verbi benedetti: ringraziare per ciò che hai, prenderne e donare. Noi non siamo i padroni delle cose. Se ci consideriamo tali, profaniamo le cose: l’aria, l’acqua, la terra, il pane, niente è davvero nostro: è dono, regalo che viene da prima di noi e va oltre noi.
E mentre ci attraversa, chiede cura e attenzione, come il pane del miracolo (“raccogliete i pezzi avanzati perché nulla vada perduto…”), le cose hanno una sacralità, c’è una santità perfino nella materia, perfino nelle briciole della materia: niente deve andare perduto.
Che diritto hanno i cinquemila di avere pane e pesce?
Nessuno. L’unico loro diritto è la fame.

Sono a posto? Quegli uomini e donne, migliaia, sono tutti a posto moralmente, sono buoni, sono degni?

Domanda che nasce dal nostro cuore fariseo, ma che non tocca Gesù: il suo primo sguardo non si posa mai sul peccato delle persone, ma sempre sul bisogno da placare, sempre sulla sofferenza da alleviare, sulla solitudine da stringere in un abbraccio.

Fonte