p. Arturo MCCJ – Commento al Vangelo del 28 Aprile 2020

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Dopo aver smascherato la fede ‘immatura’ di chi lo cercava a destra e sinistra, Gesù inizia uno strano confronto con la folla, i cui toni possono apparire strani sulla sua bocca. Attenzione però: qui è il Gesù glorioso, il Kýrios che parla alla sua chiesa; ovvero, le parole dette da Gesù a quella folla sono state rilette e riedite dall’autore del quarto vangelo, alla luce del vissuto della sua comunità. Ricordiamo che Nella Bibbia, il pane è spesso una metafora con diversi significati, può rappresentare la legge dell’Antico Testamento, oppure gli insegnamenti dei Rabbi, i maestri.  

Il profeta Nehemia, accosta la legge che Dio diede a Mosè, alla manna che il popolo mangiò nel deserto, una manna venuta dal cielo dice il profeta (9,15). Oggi Gesù dichiara che quello di Mosè, il suo insegnamento, era un pane che nutriva solo il corpo e la vita biologica, ma il vero pane, quello che dà la vera vita in ogni senso, viene da Dio. Il pane di Gesù, il suo insegnamento, invece è per sempre, è innanzitutto il dono di se stesso per ognuno di noi, un dono che ci ricarica e ci stimola nella fede, nella gratitudine, nella condivisione con gli altri attorno a noi; nella solidarietà, nell’accoglienza senza interessi personali. Non esiste, cioè, un “Gesù solo per me”, un “Dio a mia misura” per il proprio comodo, per le proprie necessità, come un Genio della lampada da strofinare e tirar fuori all’occorrenza. 

Gesù diventa pane della vita quando ci facciamo dono per gli altri, come Gesù si è fatto dono per noi, a caro prezzo; quando non pensiamo alla nostra esclusiva sicurezza, ma a quella di tutti; quando non viviamo per soddisfare la nostra sola fame, ma anche a quella degli altri che così potranno ricevere Gesù come pane della vita. Per l’evangelista Giovanni, dopo la condivisione dei pani e dei pesci, è questo brano che spiega il senso della Cena del Signore. Gesù è il pane che condividiamo quando celebriamo la Cena del Signore, che è celebrazione della condivisione e parabola di quello che è chiamato ad essere il nostro mondo, la nostra società, la nostra chiesa, noi stessi.

Fonte: Telegram

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