p. Arturo MCCJ – Commento al Vangelo del 24 Maggio 2020

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Ogni volta che ci avviciniamo a questa festa non posso fare a meno di pensare a un missile che parte o a Superman. A voi l’ascensione non fa quest’effetto? La cosa poi più strana della festa di oggi, è che la liturgia ha scelto un vangelo, quello di Matteo, che l’ascensione non la menzione nemmeno, ve n’eravate accorti? …

In verità Matteo non è l’unico evangelista a non parlare dell’ascensione, il secondo e Giovanni che ne fa solamente un breve accenno. Oltretutto Giovanni, al contrario degli altri evangelisti, pone il dono dello spirito come anche l’entrata nella gloria, ossia l’ascensione, nello stesso giorno in cui Gesù è morto. Ma qual è il senso biblico della parola ascensione? Secondo una concezione universale, riconosciuta anche nella Bibbia, Dio abita in un luogo superiore e l’uomo per incontrarlo deve elevarsi, salire.  Parlare dell’ascensione significa affermare che Gesù è finalmente e definitivamente nella presenza del Padre. La sua vita terrena si è conclusa, il suo corpo, alla presenza degli apostoli, si unisce fisicamente al Padre, per non comparire più sulla Terra fino alla sua Seconda venuta (Parusìa) per il Giudizio finale.

Un altro aspetto importante , è che Gesù non è asceso, la traduzione non rende l’idea, ma viene portato in Cielo dal Padre.
La domanda che sorge ora è: perché allora certi evangelisti hanno sentito la necessità di sottolineare questo punto? Perché nella storia delle religioni, anche la nostra, non sono mai scomparse quelle persone che si attribuiscono di avere apparizioni e quindi legami e messaggi particolari che, alla fronte degli stolti, gli attribuiscono conoscenze sovrannaturali. In diverse comunità cristiane del primo secolo, come sentiamo anche e alcune lettere del nuovo testamento, si sente la necessità di mettere un punto finale a questi tipi di manifestazioni sottolineando, con l’evento dell’ascensione, che Gesù apparirà solamente nella parusìa, e non prima e che la sua presenza ora è come il vento invisibile , forte, efficace che avviene attraverso lo spirito Santo. …

Ma Matteo oggi non ci parla di questo: il finale di Matteo, a detta di molti studiosi, è una specie di sintesi del suo Vangelo, è il momento in cui i discepoli lo riconoscono finalmente come il Signore, e per questo si prostrano: come avevano fatto le donne al sepolcro (Mt 28,9). Presso gli Orientali, prostrarsi significa mettersi in ginocchio davanti a qualcuno, con la fronte a terra. Nel NT è l’omaggio, l’obbedienza e talora la supplica, espressi dall’inginocchiarsi o prosternarsi davanti a qualcuno considerato superiore. Tanto che il Vangelo riprende il libro della profezia di Daniele (Dan 7,14) dove ascoltiamo:
“A lui (al figlio dell’uomo) fu dato il potere (edothê exousia) gloria e regno; tutti i popoli (pánta tà éthne) nazioni e lingue lo servivano; il suo potere (exousia) è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto”.

I discepoli hanno terminato la loro formazione, e fortunatamente, ci dice Matteo hanno capito chi deve stare al centro delle loro vite, chi è veramente SUPERIORE. Eppure noi ci prostriamo davanti a tante altre cose: Il Calcio, la Moda, Il denaro….a queste cose molti di noi si piegano ciecamente, modellando la loro volontà e le loro schiene. Matteo non ci parla dell’ascensione al Cielo di Gesù, anche perchè per lui Gesù è l’Emmanuele, il Dio che sta con noi sempre. C’è un rischio però, quello di sostituirlo facilmente con cose che non ci rendono liberi ma dipendenti. Allora ti pongo una domanda seria: Che posto ha Gesù e il suo Vangelo nella tua vita???? Buona domenica e non dimenticate quello che Matteo ci ricorda alla fine del suo Vangelo, Gesù ci è sempre vicino!!!

p. Arturo MCCJ


Fonte: Telegram

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