p. Arturo MCCJ – Commento al Vangelo del 19 Maggio 2020

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Il testo di oggi non può lasciarci che con un certo senso di amaro in bocca. Proprio mentre Gesù infatti si sta lasciando con i suoi discepoli, sottolinea che nessuno sembra preoccupato con il destino che gli aspetta dicendo ‘nessuno di voi mi domanda dove vai’. Forse non comprendiamo che anche per i discepoli il distacco dalla vita vissuta con Gesù comporta sofferenza, e spesso il dolore ci ammutolisce, ci lascia senza fiato.

Di fronte a questa situazione, Gesù però non si lascia abbattere e non vuole lasciare nemmeno i suoi discepoli nella tristezza. Gesù, ieri, aveva detto che la sua assenza non si farà sentire pesante, anzi il consolatore che lui aveva promesso sarà loro vicini. Oggi, in particolare, appare un altro termine. Il termine usato è la parola Paraclito. Si tratta di un termine del linguaggio giuridico: il verbo παρακαλέω significava letteralmente “chiamare vicino”, ed il participio passato aveva come equivalente latino l’ad-vocatus, cioè “avvocato”, inteso come “difensore” o “soccorritore”, per estensione “consolatore”.

Il contesto in cui si usa questo termine nei testi profani è quello del processo, e indica “colui che sta al lato dell’accusato” per difenderlo. Ricordiamo sempre che i vangeli nascono in un contesto specifico, e quello di questa comunità è quello di persone che non solo hanno fede ma sono chiamati davanti ai tribunali per difendersi contro le accuse di una religione blasfema, anti-impero nella pratica, e così via. Gesù non li abbandona se non solo fisicamente. Basta invocarlo, chiamarlo se e la sua presenza si farà viva. Potremmo chiedere di più al Signore?

p. Arturo MCCJ

Fonte: Telegram

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