p. Arturo MCCJ – Commento al Vangelo del 12 Luglio 2020

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Se c’è un modo per capire come Gesù insegnasse e trasmettesse ai suoi conterranei esperienza di Dio, questo lo troviamo nell’uso delle māšāl non  mascelle. Māšāl significa parabola ma quando noi facciamo riferimento a questo termine non possiamo fare a meno di pensare a delle storielle.

In verità le “storielle” di Gesù sono molto di più che semplici racconti, sono veri e propri percorsi che vogliono condurre l’ascoltatore a trovare in sé quella risposta esistenziale e spirituale che è insita nei cuori di ognuno di noi. Con la parabola di oggi, conosciuta come la parabola del seminatore, inizia il cosiddetto “discorso sul Regno” che l’evangelista Matteo costruisce riportando 7 parabole.  Solo per fare un momento di chiarezza, Matteo non parla di regno di Dio ma di regno dei Cieli non per parlarci della vita dopo la morte ma perché, essendo lui giudeo e giudaica la comunità a cui scrive, il nome di Dio rimane impronunciabile,  quindi opta per la parola che lo sostituiva appunto i cieli.

Il bello del testo di oggi è che, come non succede in altre parabole, in esso  troviamo una spiegazione e quindi io potrei semplicemente chiudere qui l’omelia e lasciare che ognuno si legga con attenzione la spiegazione data dall’evangelista Matteo.  SCHERZAVO, io vi voglio sorprendervi, anche perché di fatto si dice che la parabola in sé è stata spiegata dalla comunità di Matteo che ha sentito l’esigenza di aiutare gli ascoltatori a comprendere il discorso di Gesù e di radicarizzarlo nella loro realtà. 

Chissà, nella sua forma originale , Gesù, raccontando questa parabola,  sembra voler raccontare l’agire di Dio nella storia dell’umanitàmettendo l’attenzione sulla gratuità di Dio nel diffondere la sua parola senza alcun invito alla produttività umana perché tutto è grazia, tutto viene da Dio.  Forse Gesù voleva anche aggiungere  la difficoltà che trovò nell’annunciare una visione di Dio completamente diversa da quella ufficiale. L’attenzione comunque è prevalentemente sul seminatore, ossia Dio padre. 

Matteo invece sembra focalizzarsi non tanto sul il seminatore o sul seme (come fa Luca) ma sulla recezione dell’annuncio da parte degli ascoltatori. La domanda che sorge dalla spiegazione matteana sembra essere proprio questa: tu quale terreno sei? È una bella domanda, non credete?  

Matteo ricorda alla sua comunità che la disinformazione, l’inconsistenza identitaria, l’adesione all’idolo del denaro e della fama, sono tutti ostacoli che impediscono di ascoltare veramente  e fruttuosamente Dio che ci parla.  

Dunque, a noi che ogni domenica ascoltiamo la Parola e accogliamo la sua semina nel nostro cuore, non resta che vigilare e stare attenti perché questa ‘storiella’ è  per noi, e non per altri.  

Buona domenica, P. Arturo.


Fonte: Telegram

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