Mons. Costantino Di Bruno – Commento alle letture del 6 Ottobre 2019

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Il commento alle letture del 6 Ottobre 2019 a cura di  Mons. Costantino Di Bruno, Sacerdote Diocesano dell’Arcidiocesi di Catanzaro–Squillace (CZ).

Stringiti le vesti ai fianchi e servimi

Ab 1,2-3; 2,2-4; Sal 94; 2 Tm 1,6-8.13-14; Lc 17,5-10

Nella Scrittura Santa la fede è prima di ogni altra cosa, obbedienza alla Parola del Signore. Si ascolta una Parola, si vive secondo la Parola ascoltata, si agisce secondo il comando posto in esso. Fede è anche accogliere la Parola di Dio come purissima verità e fondare la nostra esistenza su di essa. Mentre gli uomini scelti da Dio devono obbedire al comando storico dato loro dal Signore, tutti gli altri devono obbedire ai Comandamenti, alla Legge, agli Statuti del Signore che sono per tutti uguali. Abramo obbedì al Signore, lasciò la sua terra, si diresse verso la terra di Canaan. Abramo credette alla Parola del Signore che gli prometteva un figlio. La fede è obbedienza, ma anche speranza. Abramo ha creduto anche quando il Signore gli ha chiesto il figlio in olocausto. In questo caso la fede diviene carità purissima per il suo Dio.

Il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gen 12,1-3). Dopo tali fatti, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede». Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle»; e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia (Gen 15,1-6). Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato (Gen 22,1-3).

La fede è relazione perfetta con il Signore nell’obbedienza, nella verità, nell’amore. Per fede si obbedisce. Per fede si spera. Per fede si ama. Ma tutto dipende dall’ascolto della Parola. Se non c’è ascolto, non c’è obbedienza, non esiste attesa di un qualche compimento, non regna la carità. Dove non c’è l’ascolto della Parola, fede, speranza, carità sono morte. Speranza e carità esistono però in Dio, il quale ha giurato una Parola di speranza sul fondamento del suo amore eterno. Nell’uomo però fede e speranza mai potranno regnare. Infatti senza l’ascolto vi è la perdizione eterna. È questo oggi il male che sta distruggendo la vita cristiana. Si è separata la religione dalla Parola, la fede dall’obbedienza, la speranza dalla promessa di Dio, la carità dalla sua verità eterna e immutabile. O si rimette la Parola di Dio nel cuore della relazione del cristiano con il suo Dio e Signore, oppure idolatria e immoralità consumeranno la terra. Cosa è l’idolatria? L’adorazione di un Dio senza verità. Cosa è l’immoralità? Il comportamento dell’uomo senza la verità del Comandamento o della Legge di Dio.

Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Cosa chiede Gesù ai suoi discepoli? Che obbediscano ad ogni Parola che viene loro rivolta dal loro Dio e Signore. Si obbedisce alla Parola, si vive di fede, carità, speranza. Si è servi inutili, perché a noi è chiesta solo l’obbedienza alla Parola, ogni altra cosa la farà il Signore. Tutto Lui opera per mezzo di chi ha fede in Lui e obbedisce alla Parola.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che i cristiani obbediscano ad ogni Parola di Gesù.

Fonte@MonsDiBruno