Mons. Costantino Di Bruno – Commento alle letture del 2 Agosto 2019

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Il commento alle letture del 2 Agosto 2019 a cura di  Mons. Costantino Di Bruno, Sacerdote Diocesano dell’Arcidiocesi di Catanzaro–Squillace (CZ).

Non è costui il figlio del falegname?

Lev 23,1.4-11.25-26.27.34b-37; Sal 80; Mt 13,54-58

Davide, il grande re d’Israele, era così umile da non essere ritenuto degno di presentarsi dinanzi a Samuele, che cercava una persona da consacrare al Signore come capo del suo popolo. Il Signore lo aveva scelto ed è stato Lui, il Signore, a rifiutare gli altri sei figli di Iesse. Alla fine anche il profeta di Dio restò meravigliato. Tu, Signore, mi mandi a consacrare a te un re nella casa di Iesse, ma poi scarti tutti i suoi figli. Perché prima mi mandi e poi non ne scegli alcuno? Samuele rivolge una domanda al padre: “Sono davanti a me tutti i tuoi figli?” Il padre gli risponde che manca il più giovane. Ma di quello non se ne può fare nulla. È un umile pastore di greggi. Passa la giornata a suonare lo zufolo dietro pecore e capre. Che se ne fa di lui il Signore? Questa è la vera grandezza del re del popolo di Dio. Ma Samuele non ascoltò il padre. Gli ordinò che lo mandasse a chiamare. In verità proprio il Signore lo aveva scelto.

Il Signore disse a Samuele: «Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l’ho ripudiato perché non regni su Israele? Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele rispose: «Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà». Il Signore soggiunse: «Prenderai con te una giovenca e dirai: “Sono venuto per sacrificare al Signore”. Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti farò conoscere quello che dovrai fare e ungerai per me colui che io ti dirò». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: «È pacifica la tua venuta?». Rispose: «È pacifica. Sono venuto per sacrificare al Signore. Santificatevi, poi venite con me al sacrificio». Fece santificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio. Quando furono entrati, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». Iesse chiamò Abinadàb e lo presentò a Samuele, ma questi disse: «Nemmeno costui il Signore ha scelto». Iesse fece passare Sammà e quegli disse: «Nemmeno costui il Signore ha scelto». Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi. Samuele si alzò e andò a Rama (1Sam 16,1-13).

Vi è infinita differenza tra Gesù e Davide. Gesù non è solo figlio di Giuseppe – per generazione secondo la carne neanche è figlio di Giuseppe, perché figlio per adozione o per generazione spirituale dal suo cuore –, è prima di tutto il Figlio Eterno del Padre, il suo Unigenito, il suo Verbo. In secondo luogo perché la carne possa compiere le opere di Dio sempre dovrà essere assunta da Dio e da Lui colmata di grazia, verità, luce, fortezza, Spirito Santo. È questa è regola universale, immodificabile. Questa verità è essenza della fede di tutti i figli di Abramo. Essi devono sapere che è Dio che fa grande, perché è Lui che manda il suo Spirito con il quale si compie ogni opera.

Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Gli abitanti di Nazaret vivono una fede assai lacunosa, carente di molte verità già rivelate. Anche Mosè, il più grande uomo di Dio, prima di Giovanni il Battista, è stato interamente fatto da Dio. Lui prestava solo il suo fiato al Signore. A nulla serve una fede senza verità. Poiché le verità della fede sono molteplici, esse tutte dovranno abitare nel cuore. Senza la verità piena, la fede è incapace di vero discernimento.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che nessuna verità rivelata manchi alla nostra fede.

Fonte@MonsDiBruno

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