Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 9 Novembre 2021

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DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

La Pasqua era la festa più solenne nel popolo del Signore. Essa portava a Gerusalemme una grandissima affluenza di popolo. Chi era nelle capacità di affrontare il viaggio, si metteva in cammino e raggiungeva la città santa. Vi è sostanziale differenza tra la Pasqua dei Giudei e la Pasqua cristiana. La Pasqua dei Giudei era memoriale della liberazione dalla schiavitù d’Egitto. La Pasqua dei cristiani celebra la Passione, Morte, Gloriosa Risurrezione di Gesù dai morti. Celebra la vittoria sul peccato e sulla morte. È dono della vittoria di Cristo Gesù ad ogni uomo che crede in Lui e si lascia battezzare. Nella Pasqua dei Giudei l’agnello che nutriva e liberava dalla morte era un animale. Nella Pasqua cristiana l’Agnello è Cristo. Si mangia la sua carne per vivere per Lui, in Lui, con Lui. Si beve il suo sangue che è la Nuova Alleanza. La Pasqua dei Giudei era solo figura della vera Pasqua che è Cristo Gesù, che si vive in Cristo Gesù. Oggi la stoltezza cristiana è arrivata fino ad abolire Cristo dalla nostra religione. Cristo è la sola vera religione, perché Cristo è la sola vita della religione.

È missione dei profeti purificare il culto. Dire al popolo del Signore qual è il vero culto. Tutti i profeti lo hanno fatto. Il culto vero per il Signore è solo obbedienza alla sua voce, alla sua Legge, alla sua Parola. Il culto è fedeltà all’alleanza stipulata. Purificando il culto, Gesù compie un’opera profetica. Si annunzia e si rivela, si manifesta e si presenta fin da subito al suo popolo come vero profeta del Dio vivente. Nel Vangelo secondo Giovanni è questa la prima manifestazione pubblica di Gesù. Non si presenta come Messia, ma come profeta del Dio vivente. È il profeta che come sua opera purifica il culto del suo Signore. Il vero culto è obbedienza alla Parola.

Gesù non si limita alle parole come hanno fatto i profeti che lo hanno preceduto. Lui passa alle azioni: “Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi”. La casa del Signore non è né ovile né stalla. Poi “gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi”: il tempio non è una succursale dei banchieri e neanche una banca dove si cambia il denaro. Il tempio è il tempio e deve rimanere solo tempio del Padre. Quando si profana la sacralità del tempio, anche la santità di Dio è profanata. Tutto deve iniziare dal rispetto della sacralità della casa del Signore. Se la casa di Dio viene profanata, anche il culto risulta profanato. È un culto peccaminoso. Il culto è vano quando non produce alcun effetto o beneficio nell’anima e nello spirito, perché non è accompagnato da alcuna volontà di conversione. Il culto è peccaminoso quando lo si celebra in modo sacrilego e irriguardoso. Il culto ha un solo fine: attingere dalla santità del nostro Dio ogni grazia per essere santi come Lui è santo, ogni misericordia per essere misericordiosi come Lui è misericordioso, santo come Lui è santo.

Anche i venditori di colombe sono mandati via: “E ai venditori di colombe disse: ‘Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!’”. Il tempio è casa di preghiera. Ogni altra cosa deve rimanere fuori. I discepoli si ricordarono delle parole del Salmo. Lo zelo per la casa divora il giusto perseguitato. Il Giusto perseguitato è il Messia, secondo le profezie. Lo zelo che consuma è del giusto che ha consacrato, che vuole consacrare la sua vita a Dio in una obbedienza piena alla sua Legge, conosciuta secondo verità e secondo verità anche vissuta. È tutto nella profezia e tutto nei Salmi. Oggi Gesù non è a Gerusalemme per rivelarsi come Messia. Questa rivelazione la darà alla fine della sua missione. Ora tutto il popolo dei Giudei deve sapere che un vero profeta è sulla terra.

LEGGIAMO IL TESTO DI Gv 2,13-22

Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà.  Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Ora intervengono i Giudei. Si presentano a Gesù con una richiesta strana: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?”. Il profeta non è mandato per dare segni. Non è la sua missione. Il profeta è mandato per ricordare la vera Parola di Dio, il vero culto, la vera alleanza, la vera fede, la vera carità, la vera misericordia, la vera giustizia, la vera pace. Tutto questo lo farà ricordando chi è il vero Dio. Il profeta dice una parola ed essa si compie sempre, nel presente e nel futuro, nel tempo e nell’eternità. La sua parola si compie perché Parola di Dio. Il profeta dice una Parola in nome di Dio, questa Parola si compie. Se non si compie non è Parola di Dio. Il profeta ha parlato in suo nome. Non nel nome del suo Signore e Dio.

Gesù il segno lo dona, anche se non è obbligato a darlo. Rispose loro Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Chi deve distruggere il tempio sono i Giudei. Chi deve farlo risorgere è Gesù. Prese alla lettera, le parole di Gesù sono impossibili da realizzarsi, non in relazione a quanto Lui dovrà fare – far risorgere il tempio distrutto dai Giudei –: l’impossibilità è nella distruzione del tempio, ritenuto la loro cosa più santa. Una verità però è evidente. Il segno si potrà compiere solo se i Giudei distruggeranno il tempio. Se essi non lo distruggeranno, Gesù non lo potrà fare risorgere. Il segno è dato, ma tutto dipende dai Giudei.

I Giudei ribaltano la storia. Anziché dire che essi non lo possono distruggere, dicono che Gesù non può farlo risorgere. Gli dissero allora i Giudei: “Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?”.  Il ragionamento logico, in relazione alle parole di Gesù, sarebbe stato: “Noi non lo possiamo distruggere. Dacci un altro segno”. La loro mente è così confusa da non sapere neanche argomentare. Gesù conosce le risposte dell’uomo prima che esse siano pensate e proferite. Per Gesù importante in questo momento è ridurre a silenzio la loro voce. Il segno che Lui è vero profeta è stato donato. Il silenzio è stato ottenuto. Ora Lui può svolgere la sua missione con serenità, anche perché celebrata la festa della Pasqua, lascerà Gerusalemme e la Giudea, terreno a lui molto ostile, e si ritornerà nella Galilea, luogo dove è relativamente più facile operare.

Il corpo di Gesù è il vero tempio del Padre e dello Spirito Santo. “Ma egli parlava del tempio del suo corpo”: il segno diviene purissima verità. Infatti i Giudei distruggono il tempio di Cristo e Cristo lo fa risorgere dopo tre giorni. Non è stato Cristo Gesù che ha distrutto il suo tempio. Non è stata neanche la morte naturale ad abbatterlo. È stata la morte violenta, per crocifissione, voluta dai Giudei a distruggere il tempio di Dio che è il corpo di Gesù. I Giudei lo hanno ucciso per mano di Pilato e dei suoi soldati. Gesù il terzo giorno non solo lo ha richiamato in vita, per la sua divina onnipotenza, lo ha trasformato in corpo di luce. Corpo glorioso, spirituale, immortale, incorruttibile. La risurrezione dona verità a Cristo e ad ogni sua Parola, ogni segno da Lui operato, ogni promessa fatta. La risurrezione è il sigillo, l’Amen del Padre, la garanzia suprema, ultima, che Gesù è il Messia e il Salvatore. La risurrezione dona la pienezza di verità anche ad ogni Parola di Dio annunziata, profetizzata, proferita, giurata nell’Antico Testamento. Legge, Profeti, Salmi ricevono il sigillo di autenticità divina dalla risurrezione. La Madre di Dio ci aiuti. Vogliamo purificare il nostro tempio da ogni macchia di peccato e di vizio.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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