Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 9 Maggio 2021

128

Perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga

VI DOMENICA DI PASQUA 9 MAGGIO (Gv 15,9-17)

Qual è il frutto che i discepoli dovranno portare? Ecco cosa ci rivela l’Apostolo Paolo nella Lettera ai Romani: “Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi pe r chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo! Anzitutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi, perché della vostra fede si parla nel mondo intero. Mi è testimone Dio, al quale rendo culto nel mio spirito annunciando il vangelo del Figlio suo, come io continuamente faccia memoria di voi, chiedendo sempre nelle mie preghiere che, in qualche modo, un giorno, per volontà di Dio, io abbia l’opportunità di venire da voi. Desidero infatti ardentemente vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale, perché ne siate fortificati, o meglio, per essere in mezzo a voi confortato mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io. Non voglio che ignoriate, fratelli, che più volte mi sono proposto di venire fino a voi – ma finora ne sono stato impedito – per raccogliere qualche frutto anche tra voi, come tra le altre nazioni. Sono in debito verso i Greci come verso i barbari, verso i sapienti come verso gli ignoranti: sono quindi pronto, per quanto sta in me, ad annunciare il Vangelo anche a voi che siete a Roma” (Rm 1,1-15). “A colui che ha il potere di confermarvi nel mio Vangelo, che annuncia Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni, ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti, per ordine dell’eterno Dio, annunciato a tutte le genti perché giungano all’obbedienza della fede, a Dio, che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli. Amen” (Rm 16,25-27). Il frutto che gli Apostoli dovranno portare consiste nel fare discepoli di Cristo Gesù tutte le genti per la predicazione, l’annunzio, l’insegnamento, la testimonianza del Vangelo che avviene per mezzo del loro ministero. Se l’Apostolo non porta all’obbedienza alla fede le genti, lui non produce frutti e se non produce frutti attesta che non vive legato a Cristo Signore così come il tralcio è legato alla vera vita. È un tralcio separato dalla vite. Vite e tralcio sempre devono essere una cosa sola. La vita produce per mezzo dei tralci. I tralci attingono la loro forza vitale dalla vite. Nella separazione non ci sono frutti.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

È verità. La vite senza i suoi tralci non produce alcun frutto. Ma neanche i tralci senza la vite produrranno frutti. Vite e tralci sono una cosa sola. Così è per Cristo e per gli Apostoli. Ma anche per gli Apostoli e ogni altro discepolo di Gesù Signore. Come Cristo e gli Apostoli sono una sola cosa. Così anche gli Apostoli e ogni altro discepolo di Gesù devono essere una cosa sola. Il legame non deve essere però artificiale, ma vitale. Come il tralcio spunta dalla vite così gli Apostoli devono spuntare da Cristo. Così anche ogni altro discepolo deve spuntare dagli Apostoli. È verità immodificabile.

Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci una sola vite in Cristo e negli Apostoli.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

Articolo precedenteCommento al Vengelo del 9 Maggio 2021 – Monaci Benedettini Silvestrini
Articolo successivoCommento al Vangelo del 9 Maggio 2021 – Don Francesco Cristofaro