Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 8 Febbraio 2021

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E quanti lo toccavano venivano salvati

LUNEDÌ 8 FEBBRAIO (Mc 6,53-56)

Nella Scrittura Antica sono narrati molti prodigi avvenuti per contatto. Il primo si compie subito dopo aver attraversato il Mar Rosso a piedi asciutti: “Mosè fece partire Israele dal Mar Rosso ed essi avanzarono verso il deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto senza trovare acqua. Arrivarono a Mara, ma non potevano bere le acque di Mara, perché erano amare. Per questo furono chiamate Mara. Allora il popolo mormorò contro Mosè: «Che cosa berremo?». Egli invocò il Signore, il quale gli indicò un legno. Lo gettò nell’acqua e l’acqua divenne dolce. In quel luogo il Signore impose al popolo una legge e un diritto; in quel luogo lo mise alla prova. Disse: «Se tu darai ascolto alla voce del Signore, tuo Dio, e farai ciò che è retto ai suoi occhi, se tu presterai orecchio ai suoi ordini e osserverai tutte le sue leggi, io non t’infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitto agli Egiziani, perché io sono il Signore, colui che ti guarisce!»” (Es 15,22-26). Un secondo prodigio si compie nel deserto. La rupe dona l’acqua dopo essere stata colpita da Mosè con il suo bastone: “Mosè e Aronne radunarono l’assemblea davanti alla roccia e Mosè disse loro: «Ascoltate, o ribelli: vi faremo noi forse uscire acqua da questa roccia?». Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il bastone due volte e ne uscì acqua in abbondanza; ne bevvero la comunità e il bestiame. Ma il Signore disse a Mosè e ad Aronne: «Poiché non avete creduto in me, in modo che manifestassi la mia santità agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete quest’assemblea nella terra che io le do». Queste sono le acque di Merìba, dove gli Israeliti litigarono con il Signore e dove egli si dimostrò santo in mezzo a loro” (Num 20,6-13). La mancanza di fede costò a Mosè il non ingresso nella Terra Promessa. Non ha manifestato all’istante la gloria del Signore.

Su comando del profeta, le acque del Giordano guariscono dalla lebbra Naamàn il Siro: “Quando Eliseo, uomo di Dio, seppe che il re d’Israele si era stracciate le vesti, mandò a dire al re: «Perché ti sei stracciato le vesti? Quell’uomo venga da me e saprà che c’è un profeta in Israele». Naamàn arrivò con i suoi cavalli e con il suo carro e si fermò alla porta della casa di Eliseo. Eliseo gli mandò un messaggero per dirgli: «Va’, bàgnati sette volte nel Giordano: il tuo corpo ti ritornerà sano e sarai purificato». Naamàn si sdegnò e se ne andò dicendo: «Ecco, io pensavo: “Certo, verrà fuori e, stando in piedi, invocherà il nome del Signore, suo Dio, agiterà la sua mano verso la parte malata e toglierà la lebbra”. Forse l’Abanà e il Parpar, fiumi di Damasco, non sono migliori di tutte le acque d’Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per purificarmi?». Si voltò e se ne partì adirato. Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dissero: «Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una gran cosa, non l’avresti forse eseguita? Tanto più ora che ti ha detto: “Bàgnati e sarai purificato”». Egli allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola dell’uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato” (Cfr. 2Re 5,1-14). In verità il miracolo non è il frutto del contatto ma della fede nella Parola di Dio e in quella del profeta.

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Gesù è più che fuoco, più che acqua. Chi tocca il fuoco si brucia. Chi tocca l’acqua si bagna. Chi tocca Gesù con fede viene guarito da ogni male. Non è il contatto che guarisce, ma la fede in Cristo Gesù, confessato come vero uomo di Dio. Non vi è nulla di magico in ciò che accade. Chi tocca Gesù con fede guarisce, chi non lo tocca con fede rimane nella sua infermità. Avviene come per il serpente di rame innalzato nel deserto. Chi lo guardava con fede, guariva. Gli altri morivano. La guarigione è frutto della vera fede in Cristo Gesù. Certo ancora non possiamo parlare di fede piena e perfetta. E tuttavia si tratta di vera fede. Gesù è persona che viene da Dio.

Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci che tocchiamo Gesù con vera fede.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.