Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 7 Dicembre 2021

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MARTEDÌ 07 DICEMBRE – II SETTIMANA DI AVVENTO [C]

Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.

La prima regola del regno è farsi piccoli. È prendere l’ultimo posto, che è il posto di chi vuole essere più grande. L’ultimo posto dovrà essere anche quando da Dio si è collocati in alto. Fisicamente si è al primo posto. Spiritualmente si deve rimanere all’ultimo. La seconda regola del regno dei cieli è il rispetto delle giovani vite. Esse non vanno scandalizzate. Ad esse non va impedita la crescita come vero regno di Dio. Esse vanno aiutate, sostenute, confortate, sorrette, formate. La terza regola del regno è riportare nel regno quanti si sono allontanati da esso. Si possono avere momenti di crisi, delusione, amarezza, sconforto. Ma questi devono restare momenti. Poi si deve nuovamente ritornare nel regno.

Perché l’altro ritorni è necessario il nostro aiuto, una nostra parola di incoraggiamento, sostegno, perdono, riconciliazione, invito. Occorre la nostra sollecitudine nell’andare, nel cercare, nel trovare, nel riportare. Ma chi può fare questo? Chi vive come vero regno. Chi nel regno cresce da vero regno. Chi svolge con amore la missione che gli è stata affidata. Chi non è lui regno dei cieli, vero regno, mai potrà cercare quanti si sono smarriti.  Porta e conduce nel regno chi è vero regno. Chi è falso regno ha bisogno lui di essere ricondotto nel regno. Da falso regno si porta nel falso regno. Da vero regno si conduce nel vero regno. Si porta e si conduce dove si è noi. Chi è vero regno va a cercare chi è uscito dal regno. Non sempre riuscirà a trovare chi dal regno è uscito. Se lo trova, si rallegrerà per esso più che per le novantanove pecore che non si erano smarrite. Questo è vero amore.

Chi è regno di Dio deve per amore cercare chi non è regno di Dio o chi è uscito dal regno di Dio. È obbligo di purissimo amore, di perfetta carità. La carità del cristiano proprio in questo consiste: nel portare nel regno chi non è regno. Gesù però ci mette in guardia. Nessuno può uscire dal regno pensando che domani vi potrà tornare. Quando si esce, ci si potrebbe perdere per sempre. Per questo è legge di carità verso se stessi rimanere sempre nel regno. La carità dei fratelli non sempre potrà supplire alla nostra stoltezza e insipienza. Anche la più grande carità e misericordia degli altri verso di noi potrebbero risultare vane. Per questo chi è nel regno deve in eterno rimanere in esso.

È questa la volontà del Padre: che nessuno si perda, che tutti giungano alla conoscenza della verità, che tutti perseverino nella sua Parola per tutti i giorni della loro vita. Dio non vuole che neanche uno di questi piccoli si perda. Questa è la volontà di Dio. Il Padre deve essere però aiutato da chi è già regno di Dio. Come lo si aiuta? Prima di tutto mettendo noi ogni impegno a rimanere vero regno di Dio. Poi facendoci missionari del regno per condurre nel regno. Il missionario non solo deve chiamare chi non è regno. Deve anche chiamare chi era già regno, ma poi ha lasciato il suo posto nel gregge di Cristo Signore, uscendo dal suo ovile. Anche quanti sono usciti devono essere ricondotti.

Leggiamo il testo di Mt 18,12-14

Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.

Ogni pecora che il Padre ci dona, va curata sul modello di Cristo Gesù: “Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.  Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio»” (Gv 10,11-18).

Ogni pecora che il Padre ci dona va cercata sul modello dell’Apostolo Paolo: “Annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.

Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto come Giudeo per i Giudei, per guadagnare i Giudei. Per coloro che sono sotto la Legge – pur non essendo io sotto la Legge – mi sono fatto come uno che è sotto la Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la Legge. Per coloro che non hanno Legge – pur non essendo io senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo – mi sono fatto come uno che è senza Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono senza Legge. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io” (1Cor 9,16-23).

Il modello sia del come curare le pecore sia del come cercarle, vissuto prima da Cristo Gesù e sul suo esempio dall’Apostolo Paolo è quello che ci ha rivelato il Padre nostro celeste: “Perché così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Le farò uscire dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d’Israele, nelle valli e in tutti i luoghi abitati della regione. Le condurrò in ottime pasture e il loro pascolo sarà sui monti alti d’Israele; là si adageranno su fertili pascoli e pasceranno in abbondanza sui monti d’Israele. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.

A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri. Non vi basta pascolare in buone pasture, volete calpestare con i piedi il resto della vostra pastura; non vi basta bere acqua chiara, volete intorbidire con i piedi quella che resta. Le mie pecore devono brucare ciò che i vostri piedi hanno calpestato e bere ciò che i vostri piedi hanno intorbidito. Perciò così dice il Signore Dio a loro riguardo: Ecco, io giudicherò fra pecora grassa e pecora magra. Poiché voi avete urtato con il fianco e con le spalle e cozzato con le corna contro le più deboli fino a cacciarle e disperderle, io salverò le mie pecore e non saranno più oggetto di preda: farò giustizia fra pecora e pecora. Susciterò per loro un pastore che le pascerà, il mio servo Davide. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore. Io, il Signore, sarò il loro Dio, e il mio servo Davide sarà principe in mezzo a loro: io, il Signore, ho parlato. Stringerò con loro un’alleanza di pace e farò sparire dal paese le bestie nocive. Abiteranno tranquilli anche nel deserto e riposeranno nelle selve” (Ez 34,11-25).  Se il Pastore deve cercare le pecore anche le pecore devono lasciarsi trovare dal Pastore. È questa oggi la piaga che regna nel gregge di Cristo Signore: il Pastore è dato da Dio, ma il Pastore per le pecore non è Pastore. Lui è Pastore, ma non per le pecore. Se il Pastore non è Pastore per le pecore, l’opera del Pastore è vissuta vanamente. La Madre di Gesù, del Pastore il Bello, il Santo, il Perfetto, l’Universale Pastore, ci aiuti. Vogliamo che il Pastore datoci da Dio sia nostro vero Pastore. Amen.

 

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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