Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 7 Aprile 2022

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GIOVEDÌ 07 APRILE – QUINTA SETTIMANA DI QUARESIMA [C]

«Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola.

Oggi spesso si sentono gli uomini, anche cristiani con posti assai elevati, appellarsi a Cristo Gesù attribuendo a Lui i loro pensieri satanici e diabolici, tendenti a giustificare ogni immoralità e ogni idolatria e ogni rinnegamento della verità sia di Dio che della natura umana. Però mai fanno riferimento al Vangelo e in modo particolare al Discorso della Montagna o ad altra Parola fatta risuonare dallo Spirito Santo per mezzo dei suoi Santi Apostoli. Osserviamo invece cosa dice Gesù agli scribi e ai farisei: Lui non fa riferimento ad una volontà nascosta e segreta del Padre suo, così come molti di questi uomini di Chiesa oggi fanno. Lui fa esplicito riferimento alla Parola scritta dal Padre per Lui. Lui osserva, vive, mette in pratica tutto quanto è stato scritto per Lui. Scritto dal Padre, scritto e affidato al rotolo del Libro. Leggiamo il Salmo: “Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto, non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato. Allora ho detto: «Ecco, io vengo. Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio, questo io desidero; la tua legge è nel mio intimo». Ho annunciato la tua giustizia nella grande assemblea; vedi: non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai. Non ho nascosto la tua giustizia dentro il mio cuore, la tua verità e la tua salvezza ho proclamato. Non ho celato il tuo amore e la tua fedeltà alla grande assemblea (Sal 40,7-11). Gesù ha ricevuto la missione e il comando dal Padre suo di dare compimento con la sua vita e la sua Parola a tutta la Legge, i Profeti, i Salmi. Ciò che è scritto lui deve trasformarlo in sua vita. Deve anche insegnarlo al mondo intero perché diventi vita di ogni uomo.

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Quanto Gesù ha ricevuto dal Padre come comando da vivere – portare a compimento nella sua vita – Gesù lo ha trasmesso ai suoi Apostoli. Anche loro devono vivere ogni sua Parola e insegnare a quanti sono divenuti suoi discepoli ad osservare quanto Lui ha comandato loro: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli” (Mt 5,17-19). “Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»” (Mt 28,16-20). Partire dalla propria volontà e citare Cristo Gesù come fondamento sul quale il nostro pensiero trova giustificazione, è solo opera diabolica e infernale. Questa metodologia è dei figli del diavolo, non certo dei figli di Dio. La giusta e sana metodologia dei figli di Dio è imitare l’esempio di Cristo Gesù. Lui è venuto per dare compimento alla Parola scritta. Noi siamo mandati nel mondo per dare compimento alla Parola scritta. Quando togliamo dalla nostra vista la Parola scritta, il Cristo Gesù al quale facciamo riferimento non è il Cristo di Dio è il nostro falso Cristo che ci siamo fabbricati noi. E noi sappiamo cosa accade quando ci fabbrichiamo il nostro Cristo: “Mosè vide che il popolo non aveva più freno, perché Aronne gli aveva tolto ogni freno, così da farne oggetto di derisione per i loro avversari” (Es 32,25). Quando ci fabbrichiamo il nostro falso Cristo, siamo noi senza più freni morali, in più giustifichiamo in nome del nostro falso Cristo ogni immoralità. Falso Cristo, falsa moralità, falsa umanità da edificare.

LEGGIAMO IL TESTO DI Gv 8,51-59

Come Gesù fonda la sua verità sulla Parola del Padre suo che Lui porta a compimento con la sua vita e la sua Parola, così anche ogni discepolo di Gesù – viva esso nelle alte sfere e negli infimi tuguri di questo mondo – è obbligato a giustificare la verità della sua vita e delle sue parole sulla Parola scritta. Ora nessuno di questi alti uomini che giustificano l’immoralità attribuendola ad una presunta volontà di Cristo Gesù, parte dalla sua Parola. Cristo Gesù e Parola scritta sono una cosa sola. Vangelo scritto e Spirito sono una cosa sola. Ci illumini la Madre di Dio.

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