Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 6 Ottobre 2021

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Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione.

Nella preghiera Gesù si mette in comunione con il Padre, al quale chiede che gli manifesti tutta la sua volontà. Se vogliamo un esempio per comprendere bene ciò che Gesù faceva quando si recava presso il Padre, pensiamo per un istante a ciò che ha fatto Maria, la sorella di Marta. Maria si è seduta ai piedi di Gesù per ascoltare la sua Parola. Gesù si sedeva quasi ogni notte ai piedi del Padre per ascoltare il suo cuore. È questa la preghiera di Gesù: ascolto del cuore del Padre. I suoi discepoli vedono Gesù che prega. Il suo esempio li trascina. Anche loro vogliono pregare e pregare bene. Anche loro vogliono pregare come prega Gesù. Giovanni aveva insegnato ai suoi discepoli come si prega. Perché non chiedere la stessa cosa a Gesù? È la forza dell’esempio di Gesù che fa fare ai suoi discepoli questa richiesta: “Maestro, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. È stupenda metodologia di insegnamento: suscitare la domanda vedendo il nostro esempio.

Dall’esempio sorgeranno sempre delle domande alle quali si deve rispondere con dolcezza, rispetto, con una retta coscienza. Questo è l’Insegnamento dell’Apostolo Pietro: “E chi potrà farvi del male, se sarete ferventi nel bene? Se poi doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non sgomentatevi per paura di loro e non turbatevi, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo” (1Pt 3,13-16).

Gesù insegna ai suoi discepoli una preghiera semplice: Dio deve essere invocato con il nome di Padre. Dio è vero nostro Padre. È il Padre che ci ha fatti suoi figli di adozione nel battesimo. Qual è la più grande gioia di un figlio? Che il nome del Padre suo sia santificato. Che il Padre suo venga riconosciuto nella santità del suo nome da ogni uomo. Questo però può avvenire in un solo modo: che prima di tutto il nome del Padre suo sia santificato dal proprio figlio di adozione. Il figlio di adozione deve avere a cuore un solo desiderio: che lui sia nel mondo la visibilità di come si santifica il nome del Padre suo. Quale altro grande desiderio deve avere nel cuore ogni figlio di adozione? Che il regno del Padre suo si estenda su tutta la terra. Anche questo secondo desiderio si può compiere se lui stesso diviene visibilità presso ogni uomo del regno che è venuto in lui, perché lui è divenuto vero figlio del regno. Questo desiderio deve trasformarsi in preghiera. La verità di Dio e del figlio di Dio si fa nostro desiderio. Il nostro desiderio si trasforma in preghiera. Il desiderio secondo verità fa la preghiera vera. Il desiderio falso fa la falsa preghiera. Il non desiderio o il falso desiderio fa della preghiera una pura recitazione.

L’uomo è anche nutrimento. Vive se si nutre. Se non si nutre muore. Il figlio chiede al Padre che gli dia ogni giorno il pane quotidiano, il pane di questo giorno. Oggi per oggi. Domani per domani. Il presente per il presente. Il futuro per il futuro. Il pane di questo giorno oggi non si chiede solo per noi. Si chiede per tutti. La preghiera del figlio di Dio è sempre un desiderio universale: per sé e per gli altri, per ogni uomo. Se la preghiera non è universale, di sicuro ancora non può dirsi preghiera perfetta. Si deve avere fiducia nella preghiera. Il Padre è sempre rivolto verso i bisogni dei suoi figli. Il Padre ascolta sempre il cuore di chi lo invoca.  La fiducia, che poi è vera fede, è l’anima della preghiera.

Ogni uomo è peccatore dinanzi a Dio. Siamo peccatori verso Dio, siamo peccatori verso i fratelli e i fratelli sono peccatori nei nostri confronti. Il perdono deve essere in cielo e sulla terra. Dio perdona a noi perché noi perdoniamo ad ogni nostro debitore. Dio cancella i nostri debiti perché noi cancelliamo quelli dei nostri debitori. Il perdono di Dio è condizionato al nostro perdono. Se noi perdoniamo, Dio ci perdona. Se noi non perdoniamo, Dio non ci perdona. Dio perdona al figlio che perdona ai suoi fratelli. Se il figlio non perdona ai fratelli neanche il Padre perdonerà a lui.

Anzi, nella preghiera di Gesù, noi presentiamo noi stessi al Padre come modello di perdono. Il Padre deve perdonare a noi, perché noi ai suoi occhi siamo già modello, esempio di come si perdona. Presentando noi stessi come modello di perdono, il Padre non può non perdonarci.  Infine siamo deboli, sempre pronti a peccare. Solo il Padre ci può donare la forza di non peccare. Al Padre si chiede che non ci abbandoni alla tentazione. Se lui non ci abbandona alla tentazione, se lui ci darà la forza, noi vinceremo ogni tentazione e non peccheremo mai più. È Dio la nostra forza. È Dio il nostro tutto. È Dio la nostra Provvidenza. È Dio la nostra vittoria sul peccato. Il figlio trasforma la verità di Dio e dell’uomo in forte desiderio e il forte desiderio lo fa divenire sua preghiera quotidiana. 

LEGGIAMO IL TESTO DI Lc 11,1-4

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione».

Bisogna sempre pensare la preghiera secondo l’immagine che ci ha lasciato Maria, la sorella di Marta, seduta ai piedi di Gesù. La preghiera è prima di tutto ascolto della volontà di Dio. Ci si allontana dal mondo e dalle sue cose, ci si siede ai piedi di Dio e lo si ascolta. Lui parla e noi lo ascoltiamo. Così faceva Gesù quasi ogni notte. Si recava in luoghi deserti, solitari e lì si poneva ai piedi del Padre suo e lo ascoltava per tutta la notte. Mentre ascoltava il Padre, con il Padre dialoga anche e a Lui chiedeva ogni cosa. La preghiera è dialogo, scambio. È parlarsi a vicenda. È manifestarsi a vicenda la volontà. Il Padre manifesta la volontà al Figlio. Il Figlio manifesta la volontà al Padre. Al Padre manifesta tutta la sua vita, la sua umanità, la sua fragilità, le difficoltà, i pericoli. Tutto si manifesta al Padre. Mentre tutto si manifesta, tutto anche si chiede. Si chiede ciò che serve per la santità dell’anima, dello spirito, del corpo, per noi e per gli altri. Ecco la preghiera del discepolo di Gesù. Essa è un dialogo ininterrotto con il Padre al quale si chiede di poter rimanere sempre nella sua volontà. A Lui che è fonte della santità e della grazia si chiede ogni santità e ogni grazia per compiere il suo volere.

La preghiera del discepolo di Gesù non può essere saltuaria, occasionale, fatta quando si è nel bisogno. La preghiera del cristiano deve essere ininterrotta, perpetua, perenne. Il cristiano deve stare sempre in stato di preghiera. Il cristiano è un orante, come Cristo Gesù è un orante. Gesù era orante sulla terra. È ora orante nel Cielo. Ininterrottamente oggi dall’eternità intercede per noi, perché possiamo adorare il Padre sempre in spirito e verità. La preghiera deve invadere il cielo allo stesso modo che l’acqua di un uragano invade la terra e la sommerge. L’orante non si deve mai arrendere nel pregare. Per lui la preghiera deve essere più che una battaglia. Essa deve terminare con la vittoria, cioè con l’esaudimento da parte del Signore. Finché la preghiera non sia stata esaudita non deve essere smessa. L’esaudimento deve essere la fine della nostra preghiera. Poi inizia la preghiera di benedizione, di ringraziamento, di lode. Si loda il Signore per averci esaudito con lode senza interruzione. Un cristiano è la sua preghiera. Chi prega poco è poco cristiano. Chi prega molto è molto cristiano. Ma pregare non è recitare delle formule. Pregare è stare alla presenza di Dio. Porsi ai suoi piedi con lo spirito e con l’anima, anche quando il corpo è impegnato nelle cose della terra. Possiamo paragonare la preghiera al tubo che dal serbatoio della benzina porta al motore. Se il tubo si interrompe. Il motore è senza forza esplosiva e si ferma. Così è il cristiano. Se interrompe la preghiera, la sua forza vitale nell’amore, nella fede, nella speranza di arresta e la sua vita spirituale si ferma. Madre di Dio, Donna dalla preghiera ininterrotta, aiutaci nella preghiera. Amen.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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