Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 5 Ottobre 2021

52

Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta.

Gesù è in cammino verso Gerusalemme. Entra in un villaggio e viene ospitato da una donna di nome Marta.  Maria, la sorella di Marta, si siede ai piedi di Gesù e ascolta la sua parola. Per Maria il mondo si ferma. Non esiste più. Esiste per lei Gesù e la sua Parola. Maria vuole mettere ogni Parola di Gesù nel cuore e per questo non si lascia distrarre da nessun’altra cosa. Gesù parla e lei ascolta. Lei ascolta e Gesù parla.

Marta invece si era lasciata distogliere per i molti servizi. Bisogna fare bella figura con un ospite così eccelso e nulla doveva essere tralasciato, nulla omesso, nulla fatto in modo superficiale. Ad un certo momento si vede oberata dalla mole dei servizi ancora da portare a compimento, si fa avanti e si mette a rimproverare Gesù: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Il ragionamento di Marta è semplice: c’è chi comprende poco e chi comprende molto. C’è chi è intelligente poco e chi è intelligente molto. C’è chi è meno sapiente e chi è più sapiente.  È proprio di chi comprende più, è più intelligente, è più sapiente dire a chi lo è di meno cosa è giusto che faccia e cosa è giusto che non si faccia. Tu, Signore, sai ogni cosa. Sai quanto sono affaccendata, indaffarata, occupata. Perché allora non dici a mia sorella di venire ad aiutarmi? Se non glielo dici allora è segno che non ti importa nulla di me. Di certo non è una buona cosa che io mi affatichi e tu non ti importi di nulla di tutto questo e agisci come se anch’io fossi ai tuoi piedi. Marta è chiusa nel suo mondo, nel mondo dei suoi preparativi. Non vede altro. Non comprende altro. Non si importa di altro. Neanche Gesù in questo istante lei vede come Gesù. Lo vede come uno al quale nulla importa del suo affaticamento. Mia sorella, se glielo dico io, non mi ascolterà di certo. Se invece glielo dici tu, di sicuro verrà ad aiutarmi. Non solo lo rimprovera. Lo rimprovera e lo vuole usare per un suo scopo particolare. Non solo rimprovera, ma anche suggerisce a Gesù cosa è più giusto che Lui faccia.

Gesù con infinito amore, con somma dolcezza le dice: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose”. È questa la storia dell’uomo: un continuo affannarsi e agitarsi per molte cose, che il più delle volte sono inutili. L’inutilità è il “lavoro” della vita dell’uomo. L’affanno è il suo salario. L’agitazione la sua unica mercede. Il mondo è conquistato dagli affanni: affanni delle guerre, affanni dei blocchi militari e politici, affanni del lusso, affanni del peccato, affanni del vizio, affanni di ogni cosa che l’uomo intraprende sulla terra. Affanni del pensiero e delle filosofie, affanni dei sistemi economici e finanziari. Affanni del gioco e del divertimento.  Vanità delle vanità. Tutto è affanno perché quasi tutte le cose che l’uomo fa, le fa da uomo stolto ed insipiente. Gli affanni non portano la vita nella sua verità eterna. L’allontanano da essa. Ecco cosa dice Gesù sempre nel Vangelo secondo Luca sugli affanni: “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo»” (Lc 21,34-36). È vero per l’uomo quanto è compimento della volontà del Padre. È inganno, affanno e agitazione quanto non è nella volontà del Padre.  Come si fa a conoscere la volontà del Padre?

Ci si mette in ascolto di Gesù. Gesù è il Rivelatore della volontà del Padre, della sua verità, del suo amore. Si conosce ciò che il Padre vuole e lo si compie. Marta è stata conquistata dalla vanità del mondo e delle cose. Maria invece ha deciso di sfuggire a questo affanno, di non lasciarsi tentare da esso. Cosa fa? Si siede ai piedi di Gesù e lo ascolta. Non si tratta allora di vedere in Marta la vita attiva e in Maria la vita contemplativa. Questa prospettiva è solo di persone assai lontane dalla sapienza evangelica. Gesù è insieme l’uomo dell’azione e della contemplazione. Non è però l’uomo dell’affanno. Marta è la donna degli affanni. Maria vuole sfuggire ad ogni affanno. Gesù invita anche Marta a sedersi un po’ ai suoi piedi. Avrebbe insegnato anche a lei come si sfuggono gli affanni. Solo la Parola di Dio ci libera. La Parola di Dio va ascoltata, meditata, letta, riletta, contemplata. Alla Parola di Dio è giusto che si dia il giusto tempo. Senza tempo donato alla Parola di Dio, la nostra vita mai potrà sfuggire agli affanni. Possono essere anche ottime le cose che facciamo. Sono però tutte inutili. Negli affanni si lavora per il niente. Si insegue il vento. Ci si affanna e ci si agita per il niente, per il nulla, per ciò che non serve, per ciò che non giova. La vita attiva deve essere sempre governata dalla contemplazione, dall’ascolto, della perfetta conoscenza della volontà di Dio. Gesù non separa la vita attiva dalla vita contemplativa. Egli vuole che la vita attiva sia contemplativa e la vita contemplativa divenga attiva. Questa unità può essere vissuta in un solo modo: se ci si siede ai suoi piedi e si ascolta la Volontà del Padre suo.  

LEGGIAMO IL TESTO DI Lc 10,38-42

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Marta non è la vita attiva. Maria non è la vita contemplativa. Il Vangelo non conosce una duplice via. Per il Vangelo la via attiva deve essere contemplativa e la via contemplativa deve essere attiva. Gesù insegna a Marta una grande verità: come si fa a servire Gesù se non si conosce come Gesù vuole essere servito? Come si fa a servire Dio se non si ascolta come Dio vuole essere servito? Prima si ascolta, poi si prega, infine si compie quanto ascoltato con la forza che abbiamo ottenuta dalla preghiera. Il fare per il fare non serve al Signore. Al Signore serve il fare che è purissima obbedienza. Mai dobbiamo cadere nell’errore del profeta Michea: “«Con che cosa mi presenterò al Signore, mi prostrerò al Dio altissimo? Mi presenterò a lui con olocausti, con vitelli di un anno? Gradirà il Signore migliaia di montoni e torrenti di olio a miriadi? Gli offrirò forse il mio primogenito per la mia colpa, il frutto delle mie viscere per il mio peccato?». Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la bontà, camminare umilmente con il tuo Dio” (Mi 6,6-8). Il Signore di una cosa si compiace: che facciamo la sua volontà, che ascoltiamo la sua voce, che camminiamo seguendo le sue Leggi, i suoi Statuti, i suoi Comandamento.

Gesù ci insegna che dobbiamo mettere il giusto ordine nelle cose e nelle relazioni. Se la vita deve essere obbedienza, per obbedire bisogna ascoltare. Se non si ascolta mai si potrà obbedire. Se la vita è amore, per amare bisogna sapere in che cosa l’altro vuole essere amato. Se non si ascolta mai potremo amare secondo verità e giustizia. Maria ascolta e può amare secondo verità Gesù. Marta non ascolta e mai potrà amare Gesù in pienezza di santità. Chi obbedisce non fa cose inutili. Chi non obbedisce riempie di inutilità tutta intera la sua vita. Ecco la verità che va messa nel cuore: Il Signore ha rivelato tutta la sua volontà. Noi sappiamo cosa Lui vuole da noi. Dobbiamo solo conoscere ogni sua Parola e per questo dobbiamo essere assidui ascoltatori di quanti parlano a noi nel nome di Cristo Gesù. Poi dobbiamo chiedere alla Spirito Santo che infonda nei nostro cuore tutto se stesso come Spirito di Sapienza, Intelligenza, Consiglio, Fortezza, Conoscenza, Pietà e Timore del Signore, perché possiamo trasformare in nostra vita ogni Parola a noi data. Maria ascolta, conosce, sa, può obbedire al Signore. Puoi fare della sua vita una perenne obbedienza. Marta invece lavora dal suo cuore e dalla sua volontà. La differenza è grande. La Madre di Gesù ci ottenga la virtù dell’ascolto.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

Articolo precedenteCommento al Vengelo del 5 Ottobre 2021 – Monaci Benedettini Silvestrini
Articolo successivoPaolo Curtaz – Commento al Vangelo del 5 Ottobre 2021