Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 4 Luglio 2021

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«Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Dinanzi al mistero di Gesù, che è più alto dei cieli dei cieli e che supera l’estensione dello stesso universo, o ci si pone con grande umiltà, oppure mai nulla comprenderemo di Lui. C’è una verità che chiede di essere posta sul candelabro perché illumini tutti coloro che sono nella casa del mondo: Cristo Gesù è il Dono del Padre. Il Padre è il Signore del cielo e della terra. Il Padre ha posto tutto se stesso e lo Spirito Santo nel cuore di Cristo Gesù ed ha elevato il cuore di Cristo come unica e sola sorgente della redenzione, della salvezza, della giustificazione, della verità e della carità, della speranza e della vita eterna.

E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio (Gv 3,14-18).

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11,25-30).

L’amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio (Cfr. 1Cor 5,14-21).

Grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, e dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della terra si batteranno il petto. Sì, Amen! Dice il Signore Dio: Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!

Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù. Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Èfeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa». Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro. I capelli del suo capo erano candidi, simili a lana candida come neve. I suoi occhi erano come fiamma di fuoco. I piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente, purificato nel crogiuolo. La sua voce era simile al fragore di grandi acque. Teneva nella sua destra sette stelle e dalla bocca usciva una spada affilata, a doppio taglio, e il suo volto era come il sole quando splende in tutta la sua forza. Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi» (Cfr. Ap 1,4-20).

Quando Cristo Gesù si separa dal Padre, il suo mistero crolla così come è crollata la statua dalla testa d’oro e dai piedi d’argilla, secondo quanto viene narrato nel Libro del profeta Daniele. Li però la statua cade perché una pietra, non mossa da mani d’uomo, precipita dal monte. Il mistero di Cristo Gesù che è più che statua purissima di oro fino, è da noi calato negli altiforni del pensiero degli uomini ed viene liquefatto. A causa di questa separazione del mistero di Cristo dal mistero del Padre e dello Spirito Santo, non lo abbiamo noi oggi liquefatto? Ma liquefacendo il mistero di Cristo anche il mistero del Padre e dello Spirito Santo abbiamo liquefatto.  Liquefatto il mistero del Padre, l’uomo è rimasto senza più mistero. Se ne sta facendo di lui o una scimmia evoluta o una macchina senza alcuna coscienza morale, da rottamare nei forni dell’eutanasia non appena essa inizia a non più essere al sommo delle sue naturali capacità. Abbiamo fatto oggi un uomo senza mistero, ma un uomo senza mistero è anche un uomo senza vera speranza. Qual è oggi la speranza dell’uomo? Raggiungere più grandi vanità e futilità di ogni genere. Sempre chi distrugge il mistero di Cristo distruggerà il mistero dell’uomo. Chi vuole un uomo vero deve dare a quest’uomo il Cristo vero, il Cristo del Padre.

LEGGIAMO IL TESTO DI Mc 6,1-6

Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

La Scrittura Santa è una sola verità: tutti gli uomini di Dio sono fatti dal Signore. Abramo è fatto dal Signore. Anche Giacobbe è fatto dal Signore. Mosè è stato fatto dal Signore. Era un pastore di greggi. Anche Davide è stato fatto dal Signore. Tutti i profeti sono stati fatti dal Signore. Questa verità accompagna tutta la storia dell’Antico Testamento. Quelli di Nazaret non credono in Cristo Gesù perché conoscono le sue origini umane. Ma gli uomini di Dio non sono di Dio per le loro origini umane, sono di Dio per le loro origini divine. Ora Gesù in quanto a origine divina ha una origine diversa da tutte le altre origini. Gesù è il Figlio Unigenito del Padre, il suo Verbo Eterno che si è fatto carne. Questa la sua origine eterna. Poi c’è l’origine divina sulla terra e questa origine è avvenuta il giorno dopo il suo battesimo nel fiume Giordano. Il Padre lo consacra suo Messia e manda su di Lui la pienezza dello Spirito Santo. Oggi noi – ed è questo il nostro grande peccato – stiamo privando Gesù di questa sua duplice origine divina: quella dell’eternità e quella della terra. Ne stiamo facendo un uomo come ogni altro uomo. La Madre nostra celeste ci aiuti a detestare questo nostro orrendo misfatto perché possiamo confessare Cristo secondo purezza di verità e di giustizia. Amen.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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